Sex and the city (de Roma). 1

Callipygian Venus. Fair use

English original

Gli antichi Greci e Romani nutrivano un atteggiamento del tutto diverso nei confronti del sesso. Basta guardare queste statue – stupende nel loro erotismo – per cogliere in modo intuitivo una sensualità sincera che è agli antipodi dei costumi occidentali di oggi.

La bellezza e la naturale perfezione di questi corpi ci comunicano l’idea che il sesso non fosse percepito come osceno o licenzioso, bensì come una delle gioie della vita – un’idea molto semplice, direbbe l’intelligente studente greco conosciuto di recente, così come molto semplice, essenziale (e bellissimo) può essere un tempio greco. Il suo tormentone è neglio nell’originale:

It is so simple:
as simple (and beautiful)
as a Greek temple
.

Di qui un godimento del sesso estremanente naturale, anche se con modalità non concepibili a noi contemporanei, soprattutto se consideriamo che tali statue erano in qualche modo legate a riti e alla religione.

Qui sopra possiamo ammirare la Venus Kallipygos, o Venere dalle belle natiche. Sotto la statua di un satiro (che un’amica ha scelto tra un set di mie proposte assicurandomi, non priva di entusiasmo: “Dai, è un corpo veramente erotico!” Ho dovuto inchinarmi di fronte al suo superiore discernimento).

Satyr (or Satiro, in Italian)

Venere era la Dea dell’Amore (in ogni senso) mentre un satiro, secondo la Wikipedia inglese (un buon punto di partenza per una ricerca ma niente di più) “è una creatura dionisiaca amante del vino, delle donne e dei ragazzi e disponibile a qualsiasi tipo di esperienza sensuale”.

Esistevano anche i satiri fanciulli (il che ci sembra veramente terribile) i quali prendevano parte ai riti religiosi di Bacco-Dioniso, che prevedevano spesso anche pratiche orgiastiche.

ψ

A questo punto sono sicuro che qualsiasi lettore non potrà che convenire su un punto: le abitudini sessuali greco-romane erano VERAMENTE diverse. Non può esservi ombra di dubbio. Esse erano COMPLETAMENTE diverse.

lupaottimigut1.jpg

Se potessimo dimenticare di trovarci di fronte a statue classiche e le vedessimo solo con i sensi (voglio dire semplicemente, fuori dal loro contesto) ci apparirebbero sicuramente pornografiche.

Secondo la Wikipedia inglese “il concetto di pornografia così come viene vissuto oggi non esisteva fino all’avvento dell’epoca vittoriana.

Quando vaste opere di scavo vennero compiute a Pompei nel decennio 1860 molte opere dell’arte erotica romana vennero alla luce, il che scioccò gli inglesi vittoriani che si consideravano gli eredi spirituali dell’Impero Romano. Non sapevano più come fare con opere che mostravano in modo così esplicito e naturale la sessualità e dunque si adoperarono per nasconderle … gli oggetti che potevano essere spostati furono dunque chiusi a chiave nell’area segreta del Museo Nazionale di Napoli”.

Sessualità romana scioccante

Pan & goat Roman sex

Pan copula con una capra. Click to enlarge and for credits (Wikimedia)

Non sono d’accordo con la Wikipedia inglese sul come e sul quando sia nato il moderno concetto di pornografia, poiché la ricostruzione mi sembra troppo incentrata su una visione unicamente anglosassone, immemore di quanto la storia possa essere antica.

Posso sbagliarmi, posso aver ragione, ma chissenefrega, quel che conta è che qui ci troviamo di fronte a una situazione di grande comicità. Mi sembra di vederli, questi puritani vittoriani, presunti eredi della Romanità (e per certi aspetti lo erano, almeno a mio parere), i quali un bel giorno, pieni di imbarazzo e orrore, si resero conto di quanto fossero pervertiti i Romani (almeno a loro parere) mentre insieme ai napoletani disseppellivano statue e dipinti erotici.

Mi figuro i loro volti pallidi, scossi. Soprattutto mi diverto un sacco a vederli mentre in fretta e con vergogna danno una mano ai napoletani a nascondere l’orribile verità.

I napoletani ridacchiavano forse un poco anche loro alle spalle degli inglesi, certamente assai meno turbati di fronte a tali “esplicite manifestazioni di sessualità” (prova a indovinare il perché, caro – e silenziosissimo – lettore italiano …)

Gara a chi ha il sedere più bello

Aphrodite of the Beautiful Buttocks. Fair use

Ma torniamo agli antichi. Questa Afrodite dalle belle natiche si toglie il peplo e si guarda le spalle per valutarsi i fianchi perfetti e il sedere. Il motivo è molto semplice (ma erotico, lo confessiamo).

La cosa ebbe infatti origine da una gara tra due bellissime sorelle, per cui la statua, certamente dedicata a Venere-Afrodite, potrebbe in effetti realisticamente rappresentare sia la vincitrice che il suo culo. Voglio dire – ed è mero interesse storico, intendiamoci – che esiste qualche possibilità di contemplare qui un deretano greco vero (e non idealizzato, come era il costume dell’arte ellenica).

Il modo della fanciulla di apprezzarsi il sedere era certamente più evidente a quell’epoca, poiché gran parte delle statue classiche erano dipinte a colori vivaci, per cui la direzione dello sguardo era probabilmente più palese (le pupille erano dipinte e così via.)

Il culto di Venere-Afrodite dalle belle natiche nacque forse nella greca Siracusa (Sicilia) poiché è lì che le belle sorelle nacquero e vissero.

E’ inutile dire, ancora, come sarebbe oggi inconcepibile creare un culto, un santuario solo per un paio di bei glutei femminili (leggete nella Wikipedia inglese la storia peculiare delle due sorelle).

Esquiline Venus, in all her voluptuousness

Venere Esquilina, in tutta la sua voluttuosità. Statua trovata nel 1874 all’Esquilino (Piazza Dante, Roma) dal parco degli Horti Lamiani. Musei Capitolini. Click for credits

Venere era la dea della bellezza, della fertilità e dell’amore (anche carnale).

La Venere romana era nata non a caso attorno a Lavinio poiché laggiù il grande antenato di Roma Enea (per inciso figlio di Venere) forse sbarcò e visse. Per cui, tecnicamente, i Romani erano figli di Venere (oltre che di Marte, Dio della Guerra): che folle miscuglio, non vi pare?

A questo pensiamo a volte mentre passeggiamo tra il Colosseo, alla destra, e il Tempio di Venere e Roma, alla sinistra, in direzione della metro “Colosseo”; cioè tra i  simboli conturbanti della Vita e della Morte. Quanto erano complessi i Romani.

L’Afrodite greca era invece nata a Cipro (casualmente l’isola dello studente greco appena conosciuto, ma non crediamo ai segni come invece fa lo scrittore brasiliano Coelho).

Le giovani coppie si recavano vicino ai templi di Venere per pomiciare e fare all’amore. La gioventù era probabilmente riguardosa e discreta, ma ciò che è interessante è che il loro amore era come esaltato, santificato dalla vicinanza della Dea, qualcosa ancora una volta inimmaginabile nella società di oggi. Pensate allo scenario di frotte di teenager che si assembrano vicino a una chiesa cattolica o anglicana, in primavera, o in qualsiasi stagione dell’anno. Pomiciano e fanno sesso sotto le mura alla grande, con il parroco che li benedice.

Vénus de l'Esquilin or Venus Esquilina

Ancora la Venere Esquilina. Alcuni studiosi pensano che la modella usata per scolpire questa Venere sia stata Cleopatra in persona. Immagine Flickr. Click for credits

Anche solo un’idea del genere può offendere veri cristiani. Naturalmente chiedo loro perdono, sul serio, però per favore anche voi religiosi fate un po’ ‘no sforzo. Non siamo qui per offendere o per fare di questo blog un sito porno (che ci renderebbe più ricchi ma non necessariamente più felici). Siamo qui per parlare delle radici occidentali le quali, nella sfera sessuale, si dà il caso fossero diverse dalle nostre, ci piaccia o meno.

E’ sbagliato? E’ giusto? Difficile a dirsi. Noi preferiamo la visione antica dell’amore, ma questa è solo la nostra opinione. Il sesso è bellezza, amore e sesso sono indistinguibili, sono una gioia della vita non necessariamente legata alla riproduzione, come troppi papi (e preti) hanno cercato di inculcarci.

Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain

Rivoluzione soffocante?

Ok, si potrebbe dire. Se queste sono le nostre radici occidentali dei nostri comportamenti sessuali, che cavolo allora è successo? Perché c’è stata ‘sta rivoluzione soffocante che ha reso una delle gioie più belle della vita qualcosa di cui vergognarsi?

Perché solo un paio di generazioni fa i ragazzini e le ragazzine erano divisi a scuola e dovunque? E’ colpa dei preti? Degli intellettuali cattolici? E’ colpa degli inglesi vittoriani?

Forse in India sì, dove è stato creato il primo grande libro sull’amore e sui rapporti sessuali (tutti pensano solo alle posizioni, invece è terribilmente bello, terribilmente poetico, il Kamasutra, oltre che altamente scientifico). Voglio dire, in India forse i vittoriani inglesi avranno avuto pure qualche influenza (dannosa?) in questo settore, al punto che oggi le donne indiane nemmeno si mettono il costume da bagno al mare. Non posso però parlare dell’India non essendo indiano.

Per l’Occidente invece sono certo che la risposta – su quel che diavolo sia successo – vada ricercata a partire dall’epoca in cui l’Impero Romano divenne Impero Romano cristiano, cioè da Costantino in poi, quindi a partire dal IV secolo dopo Cristo. Anche se per onestà va detto che, per reazione agli eccessi precedenti in quel periodo di transizione sia pagani che cristiani erano già un pochino più … morigerati (anche se dalla morigeratezza alla totale repressione … qualche monaco arrivò a ‘castrarsi’ per non cadere in tentazione … andiamo!)

Un’ultima cosa. Vi sono ancora residui, oggi, di una simile e più libera visione sessuale? Noi lo crediamo, ma non riveleremo il seguito di questo serial dedicato al sesso di Roma.

ψ

Nell’attesa 1) guardiamoci questa bella immagine dei Dioscuri Castore e Polluce, copia romana dell’originale del grande Prassitele (anch’essa approvata, non senza un certo entusiasmo, dalla nostra consigliera romana. 2) Leggiamo infine la splendida preghiera a Venere di Lucrezio.

Lucrezio è un grandissimo poeta romano. Grazie ai suoi versi, se sarete in grado di apprezzarli (andando oltre i limiti di una traduzione datata) vivrete forse l’esperienza unica della macchina del tempo. Potrete cioè cogliere cosa un antico romano sentisse a proposito di Venere. E’ anche questa la forza dei classici. Essere una possente macchina del tempo, per penetrare misteri arcani eppure vicini, più vicini di quel che pensiamo, o miei pigrissimi – e peraltro carissimi – lettori italiani.

Dioskouroi. Madrid. Praxiteles (Roman copy) fair use

Alma figlia di Giove, inclita madre
Del gran germe d’Enea, Venere bella,
Degli uomini piacere e degli dèi:
Tu che sotto i girevoli e lucenti
Segni del cielo il mar profondo e tutta
D’animai d’ogni specie orni la terra,
Che per sè fôra un vasto orror solingo:
Te dea fuggono i venti: al primo arrivo
Tuo svaniscon le nubi: a te germoglia
Erbe e fiori odorosi il suolo industre:
Tu rassereni i giorni foschi, e rendi
Con dolce sguardo il mar chiaro e tranquillo,
E splender fai di maggior lume il cielo.

Qualor deposto il freddo ispido manto
L’anno ringiovanisce, e la soave
Aura feconda di Favonio spira,
Tosto tra fronde e fronde i vaghi augelli,
Feriti il cor da’ tuoi pungenti dardi,
Cantan festosi il tuo ritorno, o diva;
Liete scorron saltando i grassi paschi
Le fiere e gonfi di nuov’acque i fiumi
Varcano a nuoto e i rapidi torrenti:

Tal da’ teneri tuoi vezzi lascivi
Dolcemente allettato ogni animale
Desïoso ti segue ovunque il guidi.
Insomma tu per mari e monti e fiumi,
Pe’ boschi ombrosi e per gli aperti campi,
Di piacevole amore i petti accendi,
E così fai che si conservi ‘l mondo.

Or; se tu sol della natura il freno
Reggi a tua voglia, e senza te non vede
Del dì la luce desïata e bella
Nè lieta e amabil fassi alcuna cosa;
Te, dea, te bramo per compagna all’opra,
In cui di scriver tento in nuovi carmi
Di natura i segreti e le cagioni
Al gran Memmo Gemello a te sì caro
In ogni tempo e d’ogni laude ornato.

Tu dunque, o diva, ogni mio detto aspergi
D’eterna grazia; e fa’ cessare intanto
E per mare e per terra il fiero Marte,
Tu che sola puoi farlo. Egli sovente
D’amorosa ferita il cuor trafitto
Umil si posa nel divin tuo grembo.

Or; mentr’ei pasce il desïoso sguardo
Di tua beltà ch’ogni beltade avanza,
E che l’anima sua da te sol pende;
Deh porgi a lui, vezzosa dea, deh porgi
A lui soavi preghi, e fa’ ch’ei renda
Al popol suo la desïata pace.

Traduzione di Alessandro Marchetti (1717).
Fonte e intera traduzione.
Man of Roma

ψ

Altri post della serie:

Sex and the city (de Roma). 2
Sex and the city (de Roma). 3
Sex and the city (de Roma). 4
Sex and the city (de Roma). Conclusione?

Published on October 14, 2007 at 8:08 pm  Comments (4)  

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4 CommentsLeave a comment

  1. Piacevole, interessante. Smorza però i giudizi eccessivi, tutto nella storia ha una giustificazione. Gli inglesi vittoriani furono quelli che crearono un impero NON basato su idelogie ma su spinte commerciali.
    Massimo da Viterbo. Roma, Monteverdevecchio.

  2. @Massimo
    E’ vero, hai ragione. I Vittoriani avevano prevalentemente interessi commerciali ma bisogna dire che non erano puri automi di commercio. Avevano pur sempre una mentalità, una cultura, come tutti gli esseri umani. Ed era una cultura, nel settore dell’amore, sessuofoba. Lo riconoscono loro stessi, dappertutto. Naturalmente i Vittoriani non ci sono più. A Londra i costumi sono certamente un po’ più liberi che a Roma (non di molto, penso ai giovani romani, straliberi rispetto a noi). Ma siccome le grandi civiltà in fondo lasciano sempre residui, molte frasi dette da un romano de Roma farebbero ancora trasalire e imbarazzerebbero gli inglesi. Il tratto “crasso” dei Romani è impresentabile in UK (e non solo là).
    “Niente sesso siamo inglesi” in fondo, pur nell’estrema libertà, ha per me ancora un senso. Basta pensare alla vicenda del povero Clinton (l’America essendo figlia dei puritani inglesi…). Il Mediterraneo ancora ride, e assieme ad esso tutti i popoli più antichi (l’Irak, l’Iran ecc.).

    Povero Clinton, quanto ha pagato A LIVELLO MONDIALE i residui pre-Vittoriani).

    Te credo che poi ha avuto problemi di cuore.

    SEI IL PRIMO ITALIANO DEL MIO BLOG, MASSIMO. BENVENUTO!!!

  3. Ciao, bello il tuo studio! Sul serio! E sono daccordo su molte cose. Ma una sola domanda… Vittoriani, cattolici, moralisti o chi per esso, che tutto abbia un senso? Ti abbraccio. Venere docet. Leo

  4. @Leo

    Beh, che tutto abbia un senso? Non so se ho capito il tuo commento, ma se vuoi dire che in fondo la repressione sessuale che è seguita all’epoca greco-romana ha una qualche ragione … probabilmente credo sia quella di contenere delle spinte, quelle amorose e sessuali, potenzialmente distruttive, perché, come dice il filosofo spagnolo Savater, “piacciono troppo”. Motivo per cui ogni società tende a regolarle, a incanalarle. Il fatto però del Cristianesimo, di contenere tali spinte vedendole come cosa sporca, ha incasinato le cose, creando conflitti, dolore. Non solo colpa del cristianesimo, che poi ha anche tanti lati belli. C’è lo zampino anche di alcune tradizioni pre-cristiane come l’orfismo ecc. Ma qui il discorso si allargherebbe troppo.

    Ciao Leo, e grazie.


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