Memorie di Calcagni. Luigi Calcagni e il cane Toto (13)

Luigi Calcagni, uno dei fratelli minori di Carlo, nel 1909. Fare click per la dimensione originale

13° brano delle memorie di Carlo Calcagni, romano autentico nato quasi un secolo e mezzo fa. I brani di C. Calcagni postati finora possono essere letti nell’originale o in inglese.

Preambolo

Carlo Calcagni non ebbe figli, ma solo suo fratello Gigi, per esempio, ne ha avuti ben nove, 6 femmine e 3 maschi, per cui mi chiedevo: possibile che non ci sia nessun discendente che scovi queste memorie sul web?

Alla fine infatti sono spuntate Lorena Baroncini, Manuela e Maura Calcagni che mi hanno contattato. Una bellissima sorpresa!

Sono discendenti di Luigi (detto Gigi) Calcagni, uno dei fratelli minori di Carlo, per cui ho pensato di dedicare un post a Gigi così come viene descritto nelle memorie di Carlo Calcagni (è venuto fuori anche Christian Floquet, discendente dei Negroni e dei Calcagni, persona simpaticissima di cui parlerò in un altro post).

Gigi era il più alto, 1.82, che per quei tempi – inizi 900 – era parecchio, per cui fece il granatiere.

Era andato “volontario – scrive Carlo – per anticipazione di leva a 17 anni e faceva la carriera dalla gavetta perché non aveva titoli di studio avendo abbandonato le scuole proprio per farsi militare”.

Gigi era quello che accompagnava il padre Nino nelle passeggiate:

“Quando mio padre cercava compagnia per le sue lunghe passeggiate in campagna – scrive Carlo – il maggiore entusiasta era mio fratello Luigi, giovanissimo allora, ma già grande o meglio già lungo assai. Egli seguiva mio padre come un cane per ore e ore, poi tornava stanco e affamato da non si dire”.

Sposò una certa Margherita.

 “Margherita pure per altezza supera la media femminile … e i figli sono venuti tutti colossali. Bella famiglia di cui le grandi sono come Valchirie, e il maschio primo un gran bel giovane … tutti grandi e grossi sono costati a Gigi un patrimonio per dargli da mangiare, per calzarli e per vestirli. Risorse pochine: sicché lavoro per lui grandissimo ed estenuante.”

Era fortissimo e compagno di nuotate nel Tevere.

“E combatté con il cane Toto nella Grande Guerra nel II Granatieri, corpo che si è distinto in varie battaglie.”

Per poter procedere bisogna questo punto parlare di Toto, il cane di casa Calcagni. D’ora in poi lascio la parola a Carlo.

Toto e Gigi, commilitoni

Toto, il gran Toto, l’impagabile Toto … il nostro cane, anzi per essere precisi il mio cane … un fox di purissima razza, tutto bianco e con la testa macchiata … un cane che si voltava la gente a guardarlo, un cane che il marchese Calabrini, scudiero del re, venne a cercare fino a casa mia per averlo e per portarlo al canile del re: me lo avrebbe pagato qualunque prezzo.

Dalla finestra di casa, mia sorella Maria, l’amica più cara di Toto, gridò indignatissima e risentita:

“Toto non si vende, che vogliamo rifare la storia di Giuseppe venduto dai fratelli?”

Calabrini, lo ricordo come adesso, se ne andò via tra ammirato e stupito, confuso e assai perplesso.

Mio fratello Luigi proseguiva nella sua carriera di sottoufficiale dei granatieri, veniva ogni giorno a casa e poi risaliva al suo quartiere a S. Croce in Gerusalemme.

Egli aveva già fatto una guerra, quella di Libia da cui era tornato sano e salvo nonostante si fosse trovato a battute calde assai come per esempio a Sidi Said e Bir Tobras.

Ponte Sisto come è oggi. Cliccare per la foto originale

Entrando a casa di ritorno dalla guerra guardò con compiacenza la casetta nostra, quella di Ponte Sisto [vedi sopra], e disse con intenzione “Ah, abbiamo il gas” (grande novità per la casa nostra dove c’era stato sempre il petrolio e poco petrolio). E poi seduto a tavola dinanzi a una buona bistecca (di cavallo, ma lui non lo sapeva) si mise a mangiare di buona lena. Ad un certo momento nel tagliare la carne questa sfuggì alla presa della forchetta: allora lui riprendendola destramente, col suo vocione fece il verso del carrettiere che cerca di fermare il cavallo: “Leh …”.

Un poema! Egli aveva subito intuito come e perché a casa nostra ci potesse essere tanto lusso di carne. Un po’ l’umorismo di mio padre ma più serio, più contenuto e soprattutto assai meno frequente.

Toto parte volontario

Poi venne la Grande Guerra con la partenza di mio fratello Luigi come maresciallo di carriera insieme con Toto volontario.

Questo volontariato di Toto andò così.

Gigi mi disse un giorno:

“Mi dai Toto che lo porto in guerra con me? Mi sarà di compagnia e porterò con me un pezzo di casa e di voi”.

Noi si era perplessi e tra il sì e il no si arrivò al giorno della partenza effettiva dalla stazione Tuscolana.

Noi tutti, mamma, Maria ecc. e Toto si andò a fare i saluti di rito. Era una lunga tradotta militare interminabile piena di granatieri, tutto il II reggimento. Gigi andava su e giù lungo il treno per vedere se tutto era in ordine per comunicare e fare eseguire ordini e disposizioni. E Toto senza che noi si richiamasse o che fosse richiamato da Gigi faceva la spola da lui a noi agitatissimo.

Quando fu proprio il momento della partenza e il treno quasi si era mosso, Toto di scatto salta nel vagone dove era Gigi e immediatamente si affaccia al finestrino per salutarci.

Toto era partito come volontario di guerra.

Un Fox Terrier. Immagine della Wikipedia

Si è portato bene assai ed ha accompagnato sempre Gigi in tutte le spedizioni anche in quelle assai arrischiate … Gigi se lo portava sotto il cappotto a cavallo del mulo e Toto allora non fiatava: sapeva benissimo fare il cane militare … naturalmente tutte queste prodezze avevano guadagnato a Toto le simpatie di tutti i granatieri …

Quando Gigi venne una volta in licenza arrivò nel colmo della notte. Sentimmo il fischio di famiglia e balzammo tutti dal letto per aprirgli il portone di strada e la porta di casa. Toto era con lui e lì feste e abbracci ai due commilitoni. Poi naturalmente si andò a letto e Toto tutto trionfante riprese il suo posto sul letto ai miei piedi come per abitudine inveterata. Buona notte, buon riposo, si spengono i lumi.

Ad un certo momento Gigi, avendo bisogno di un pezzo di sigaro per la pipa, spensieratamente entrò in camera mia. Toto immediatamente gli diede addosso perché in quel momento non fungeva più da commilitone ma da guardiano del suo padrone più vero e maggiore. Mi ricordo che Gigi disse a Toto i più amari insulti che cane abbia mai ricevuto dal padrone.

ψ

A guerra finita Gigi tornò a casa, si congedò, prese la giubilazione e passò in servizio civile presso il Ministero delle Finanze. Poi passò al Banco Roma e poi ottenne un posto presso il governatorato della città del Vaticano.

ψ

Traduzione in inglese
Published on October 5, 2011 at 2:23 pm  Leave a Comment  

The URI to TrackBack this entry is: https://manofroma.wordpress.com/memorie-di-calcagni-luigi-calcagni-e-il-cane-toto-13/trackback/

RSS feed for comments on this post.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 123 other followers

%d bloggers like this: