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Category Archives: Love

Recovering from the brink: a tale of the two-body problem

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Man of Roma:

Men's depression occurring whn they lose their job

“Identity loss: One in seven men who lose their job will suffer six months’ depression”. Source (Daily Mail)

Does a woman’s success damage a male partner’s ego?
[You may also like this article by the Washington Post]

Originally posted on Tenure, She Wrote:

Today’s Guest Post was contributed by Family First Research Professor.

Our story is familiar. My husband and I completed our postdocs and went on the job market together. We carefully identified universities with opportunities for us both, applied, and waited.

I had the good fortune to be recruited and choose between offers for assistant professorships at R1 universities. My husband didn’t get a single interview. I started on tenure track, while my husband applied for unemployment. The process triggered minor panic attacks for me. My husband became crippled by severe depression.

Over the past year, I have faced two challenges as a new assistant professor: building up my lab and supporting my husband’s recovery. Somehow, the latter makes the race to tenure seem like a piece of cake, or at least substantially less important.

As with any severe disease, depression upset all aspects of our lives. At the office, I…

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The gentle nature of friendship

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Man of Roma:

Alma Tadema 001_Small

Invocation, before a mind journey

To my belovéd Anglo Saxon friends,
And to Chaerie dearest Faerie,
Queene of the Greatest Isle, Américà.

O Goddess, Thou, so heauenly and so bright!

Shed pls thy faire beams into our feeble eyne,
And raise, our thoughts being humble and too vile,
The argument of our afflicted style.

M. P. L. M.

Originally posted on Notes from Around the Block:

Chip at the Wheel

by cheri

I remember visiting my grandparent’s home in Oakland in the late 50’s. On the wall of their kitchen nook was a framed cross-stitched message in blue which read, ” To Have a Friend, Be One.”

What an order! As the years passed, I glanced at that little frame, usually in a hurry.

This week friends named Sharon, Doug, Mary, Donna, Pam, and Linda have been on my mind. Zuby, Gary, Sara, and Ben. Christy, Joyce, and Anna. Richard, Don, Bill, and Susie. Kayti, Jennifer, and Vicki.

The souls I am privileged to call friends are  loyal, diverse, intellectually curious, and most importantly (for me), authentic. Some of my friends I don’t see often. They have been patient with me throughout the years and were you to call for their evaluation of my attention to the edict in the cross-stitch, they would say that I have always been too busy. Too…

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Dionisiaco e Apollineo. Lettera a un compagno di scuola. Croce Roma Gramsci (e gli antichi)

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[The songs below are from our school-days; sotto, alcune canzoni degli anni ’60]

ψ

Caro ****,

ti scrivo da un piccolo caffè da cui si intravede il Colosseo, tappando sullo smartphone. Qualche goccia d’acqua cade.

Outdoor cafe. Via dei Fori Imperiali. Colosseo

Outdoor cafe. Via dei Fori Imperiali, Colosseo

Pure tu se gajardo a more’ (che poi eri biondo), sennò te cassavo (come il mio povero papà ecc).

Bella scuola di vita, le difficoltà (sono ripetitivo).

ψ

Pensa che Benedetto Croce (Pescasseroli, 1866 – Napoli 1952) ….

[citato sempre da quella vecchia prof di filosofia coi senoni che se glieli fissavamo (specie tu, il più bello della scuola:  quando ti interrogava era turbata, era evidente) lei ti / ci dava un bel voto … ]

… Croce, dicevo, della haute abruzzese, perse 17enne i genitori e la sorella sola che aveva, morti il 28 luglio 1883 nel terremoto di Casamicciola nell’isola d’Ischia dove i Croce si trovavano in vacanza … la casa, sdraiata dal terremoto, lasciò quest’adolescente con le ossa rotte che lo credevano morto anche lui, e invece era vivo, per miracolo.

Sciroccato, il 17enne fu portato a riprendersi in campagna in una villa vicino a Salerno, di proprietà della facoltosa famiglia ormai sterminata.

Non ricordo bene – quello che dico di Croce è frutto della mente vagante -, ma ho l’immagine di lui che se ne sta forse anni sdraiato su una panchina sotto gli alberi, preso dal dolore e dall’angoscia.

Poi andò a vivere in un bel palazzo forse a Roma, dallo zio Silvio Spaventa (che diffuse Hegel in Italia ecc.)

ψ

Passò il tempo.

Il dolore rimaneva ma la casa di Spaventa a Roma era un via vai di intellettuali. Croce però non stava forse ancora bene. Provò con l’università, giurisprudenza, dove apprese un po’ di marxismo da Labriola, ma credo fallì, non volle laurearsi.

 

Si stabilì pertanto a Napoli, ricco e solo, comprando la casa di G.B. Vico (altro filosofo sempre citato dalla prof mentre, una carezza a noi qua, una là, incedeva per l’aula (1967?) con le mani dietro infilate sotto il cappottone, per cui – le zinne protuberanti e le mani sollevate dietro – sembrava (e forse era, nell’intimo del suo cuore, una gallina, poveretta).

Finalmente Benedetto un bel giorno, toltisi i rospi dal cuore, cominciò a riparlare con la gente, frequentò, uscì, rientrò.

Napoli era vivace, meravigliosa. La casa di Vico si trovava forse nei quartieri spagnoli e mi piace immaginarla con il giardino interno – tipo casa romana che era volta dentro e non fuori perché i tempi antichi erano pericolosi: e forse pure al tempo del giovane i quartieri spagnoli erano tosti, come lo sono oggi, ma lui era un signore intoccabile.

E allora Benedetto si mise a scrivere scrivere pensare inviare ricevere lettere.

Forse i servitori a dì:

“Che cazzo scrive sto tonto”.

Beh, non sapevano che era diventato Benedetto Croce, il più olimpico e armonioso dei filosofi di qui, la cui prosa e pensiero danno pace, incantano (e istruiscono, potentemente).

Pensatore non accademico

Non accademico, con contatti sempre più estesi, il suo pensiero pian piano si irrobustì e per gradi divenne il più grande pensatore italiano della prima metà del 900, filosofo di influenza abbastanza mondiale (scrisse per es la voce ‘Estetica’ della Britannica (poi pubblicata in italiano come Aesthetica in nuce; inglesi, americani francesi lo amavano; gli italiani pure; lui ha sempre però preferito la Kultur tedesca, e quella italiana, alla culture francese: vedi qui). Per Croce vedi anche qui.

[En passant, il suo allievo Antonio Gramsci – sardo, legato anche alla Francia e mentor spirituale di chi scrive – fu la stessa cosa: intellettuale cioè mondiale massimo nostro – più di Croce – nella 2a metà del 900 e ben oltre.

Le sue opere scritte negli anni ’30 furono rese note dal finto amico Togliatti nell’immediato dopoguerra e fermentano ancora oggi 2014 e vanno oltre.

Gramsci paradossalmente è esploso dopo la caduta del muro, quando si è detto:

Il comunismo è morto, A. Gramsci sarà pure un comunista ma in realtà è un liberale, come Croce, ed è utilissimo per gli strumenti di antropologia che offre.

Capire la destra e la sinistra anglo-sassoni

Per esempio A.G. è stato utilizzato (per capire)

a. la destra reaganiana, i neocons e i Tea Parties (destra religiosa e protestante – ora cambia: si volge a tutti, è più secolare, meno bianca, sennò scompare).

Come sarà andata? Magari per combattere questo comunista sempre più noto (opere integralmente tradotte in innumerevoli lingue) i repubblicani USA hanno giocato con G come avrebbe potuto fare la Chiesa con Giordano Bruno facendo la machiavellica (invece l’ha fatto fuori).

Cioè la destra USA ha scoperto suo malgrado che l’anti-Cristo Gramsci gli era entrato nel sangue;

b. la destra thatcheriana per capire e combattere l’egemonia culturale della sinistra nei rispettivi paesi

c. USA e UK insieme per – gli USA – leccarsi le ferite del Vietnam, e (both) per imporre la deregulation come pratica e ideologia economica del liberismo anglo-sassone

“Diamo al diavolo quel che è del diavolo: this Gramsci is a genius!”…

… ha forse detto un predicatore del sud USA (area Bible belt). Non mi ricordo chi era (I will check all this article) ma dà un’idea di quello che è successo nelle culture wars.

I digress, my friend.

Apollineo e dionisiaco:
Quale è meglio?

Vediamo meglio come Croce si risollevò, alla luce della sapienza dei millenni.

  1. Croce immagino si sollevò l’anima scegliendo la via apollinea (Orfeo  –>Pitagora—> Platone —>Hegel): liberarsi cioè dai travagli dell’anima attraverso la conoscenza-scienza (sofìa: wisdom: conoscenza sapienziale: intrisa di matematica & e musica: uno sballo mentale senza droga).
  2. L’altra via, quella dionisiaca, decantata da Nietzsche (che ha rovinato i tedeschi e l’Europa con essi) id est purificare i travagli dell’anima attraverso vino e sesso, misticismo privo di ragione, droghe ecc., densa di tragicità (legata probabilmente alla nascita della tragedia greca) ha anche il suo fascino e può avere i suoi vantaggi, non lo nego.

Ma alla lunga ti distrugge: i Romani, popolo saggio (non folle come i Greci) proibirono Bacco Dioniso – Senatus consultum de Bacchanalibusche dilagò comunque con la vittoria romana su Cartagine: i giovani reclamavano il piacere, il lusso dei greci.

Dioniso-Bacco è il più rappresentato degli dei: mosaici statue dipinti graffiti ecc. Uno sballo mistico non solo col vino e sesso di gruppo ma includente cose che oggi fanno un poco ribrezzo ma soprattutto lasciano stupefatti se consideriamo che si trattava di riti sacri: gli antichi erano veramente diversi da noi: più rigidi – rigidissimi – e più aperti, allo stesso tempo.

E Croce e la Prof?

Tornando a B. Croce, forse anche lui, prima di scegliere la via della Filo-Sofia, si congiunse alla Prof allora giovanissima, che magari (senza magari) era una gran fresca pugliaccona.

A me sembrava brutta, dai.

Una donna veramente bella la vedi anche da anziana, come tua madre, donna sublime e forte. Forse la prof aveva la bellezza del somaro, che è meglio comunque di niente … ;-)

Autocensura …

… i vasi raccoglitori delle donne, del resto, essendo 3: numero non per caso importante nella numerologia pitagorico platonica cristiana tomista dantesca hegeliana: il triangolo, la regola aurea … censura…, le terzine, le tre cantiche, la trinità cristiana pitagorica platonica, il trio Venere Urania – spirituale – Venere carnale o demotica e Amore.

Dunque … prima di purificarsi con σοφία … autocensura … la prof e poi Sofia, la prof e poi Sofia, infine solo Sofia, Venere spirituale di Plato e non più la Venere carnale.

O la Madonna, amore meraviglioso e sognante, solo spirituale: ha addirittura concepito vergine (vedi questa bella canzone dei bei tempi nostri, di Charles Aznavour).

O la donna angelicata del dolce Stil Novo di Dante: Beatrice. Gli occhi di Beatrice descritti centinaia di volte in modo diverso nella Commedia sono la cosa più bella e dolce di questo capolavoro.

Inoltre, molte divinità antiche erano vergini, Diana, Minerva ecc ecc (qui espandi), ma Giunone no, amava molto, pur essendo gelosa di Giove, e aveva tanti amori unendosi a umani non umani.

Dal suo seno superabbondante – bellezza giunonica, si dice ancora – è nata la via Lattea, immagine poeticissima.

Dalla via Lattea noi proveniamo e poi ritorneremo. Vedi il Sogno di Scipione di Cicero.

Poesia amore sesso negli antichi vanno insieme in modo sublime: mi piace da morire il mondo antico.

[se vai qui e qui  esplori la knowledge base che sottende a tutta la e-mail]

ψ

Sto per smettere, ma prima …

Dobbiamo dedicarci all’apollineo (Ἀπόλλων), non al dionisiaco (Διόνυσος), il che implica un’etica, l’amore dedicato, non itinerante, per la nostra donna, l’amore disinteressato per i figli di sangue e non ecc., la conoscenza come gioco e passione visione scienza.

MA, siccome semel in anno licet in-savire [forse, oggi, bis, ter, quater in anno] un pizzico di dionisiaco ci può pure sta’, ma non più di tanto.

Tuo Jonny

Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain

Dormire con te

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Man of Roma:

Carlo Galli

La creatività dei giovani è meravigliosa, perché meravigliosa è la vita quando sgorga nel suo primo fulgore.

Attorno a Carlo Galli si è radunato un folto guppo di giovani (d’età o di spirito), e tutti assieme cantano, coralmente, la vita e l’amore.

Volete un esempio?

ψ

Della poesia che segue scrive Gattolona Pasticciona:

“[Poesia] bella e suggestiva, mi chiedo come fai a gestire questo impegnativo blog, dal momento che ricevi centinaia di apprezzamenti, ai quali tu con dolcezza e gentilezza rispondi, e a lavorare nel contempo. O fare il blogger è la tua occupazione primaria? Nel caso tu avessi un’altra occupazione, direi che avresti sbagliato mestiere: sei nato poeta e cantastorie, fantasista e artista di strada, lettore delle anime e cupido del nostro secolo. Nasceranno molti bambini leggendo le tue dolcezze…”

Nasceranno molti bambini leggendo le tue dolcezze …

Originally posted on Carlo Galli:

Sei entrata in questo letto

per elemosinare amore,

trovare un po’ di conforto

tra due braccia sconosciute.

Piccola creatura, cosa ti ha fatto il mondo?

E adesso che il sole è sorto

e ti vedo ancora qui,

avvinghiata a me,

immobile nel sonno,

spero tu stia sognando

come lo sto facendo io…

…dopo questo risveglio.

Carlo Galli

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Sex and the city (of Rome) – or (of Albion?). Season II. 2

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Stonehenge

[Draft, incomprehensible perhaps, havin’ just fun writing ]

 

Massimo: “Master, am I ready now?”

Giorgio: “Not yet”

Massimo [read about him when much younger Giorgio ‘discovered’ him (διδάσκαλος btw always hid his capabilities by looking naive: one among many tricks he had / has. Or was / is he really naive?] :

“One thing διδάσκαλε. Why have you skipped the ‘secret of the secrets post’? Will you mean that readers can rest also on Saturday?”

Giorgio, an inscrutable look in his eyes: “This is not important. Do you know who I really am μαθητής?”

In Britannia, oceani insula
cui Albion nomen est …

Manius like a numen from another universe was piercing the scene through the mist of his mind. Much to his surprise he became capable of ‘sensing’ the pupil (μαθητής) giving his Master (διδάσκαλος, Didaskalos) an ancient look that made Britannicus of the Papirii – seasoned soldier of Rome – shudder.

He could also perceive Massimo kneeling on one knee and uttering, gravely:

“O ancient-wisdom philosopher, o supreme mathematician & guide of my troubled life. I am so confused διδάσκαλε. It suddenly turned that …. (he looked kind of embarrassed now) it turned that I was unbeatable, Master, yesterday morning, on the A.S. Roma‘s soccer field. What the hell is going on διδάσκαλε? Doesn’t that reveal I a-m ready???”

 

Massimo being strong willed was no match at all for Giorgio, who ignored him, unemotional, expressionless.

It looked as if he had forgotten his pupil, absorbed as he was in his constant daily writing on his notebooks (he had a full collection of them …)

 A soldier quakes

In another time, another place a strong and iron-willed soldier lost his sight and began to quake as if possessed by demons [καὶ λέγουσιν Δαιμόνιον ἔχει …] His head was exploding.

With an immense effort – due to the brutal training typical of any Roman army of any time – helped just a little bit by his three timid-but-perfectly-fit slaves (they were strictly forbidden to help: a black man, two female slave musicians) – the soldier of Rome succeeded di stendersi a terra, aspettare che il dolore finisse e poi lentamente, sollevando la testa verso la luna piena, recitare debolmente, ma fermamente, la seguente preghiera, che lo portò alla calma … all’amore divino …

Full moon rising from the ocean. Click for credits

Full moon rising from the ocean. Click for credits

 

Tu Luna,
luce feminea conlustrans cuncta terrarum,
iam nunc extremis subsiste,
et pausam pacem, Regina, tribue.

You Moon,
Who with your female light illuminate all lands,
Please help me in this time of adversity
And grant me, Queen, dulcis peace, and rest.

 

Ancora dolore e poi di nuovo calma e un senso di amore nuovamente a pervaderlo, che però in questa fase buia durava in effetti poco e quindi pregava spesso e ancora più spesso beveva (l’orrenda, densa birra dei barbari anglosassoni).

La vita era schifosa e bella, allegra e triste, lancinante e vibrante. E poi arrivavano quelle visioni, come in una nebbia, che oltre ad ossessionarlo gli facevano letteralmente scoppiare l’encefalo.

Dopo che Cinzia, l’unico vero amore della sua vita (Manius dei Papirii era monogamo, costume forse succhiato dalla poccia materna – parola etrusca – cioè dalla madre, nativa di Roma, madre romana dall’Urbs del mondo intero), da quando cioè Cinzia, beh, il dolore era stato talmente forte che – come Orazio, Virgilio Catullo (i sacri autori) e come soprattutto Cesare, il padre di tutto e facitore della potenza romana – da quando in sostanza Cinzia preferì un semplice retore a un filosofo pitagorico (lui) Manius si era dato agli amori facili con schiave e schiavi.

Altro precetto, oltre la tendenza alla monogamia, di sua madre – donna forte e santa che si concedeva pochi vizi (qualche droga bizantina, qualche massaggio persiano alle terme) – era che la ‘familia’ andava meglio se il paterfamilias era come – e qui giù con espressione ineffabile e Rasna – era come dire un tronco (raffinato termine dal double entendre, altra espressione, questa, dal patois gallico). Un tronco, cioè il pater, che teneva solo la casa eretta in piedi dando gioia a lei (double entendre) e a tutta la maison.

E l’amata sposa, virtuosa e traendo dal tronco forza, ci costruiva – si ripeté per farsi coraggio pensando a Iside – ci costruiva attorno la casa, come aveva fatto Ulisse, un Ulisse femmina (o androgino ermafrodito: concetto complesso esoterico, dai risvolti misticamente vibranti).

Infine, cherry on the pie (stava imparando l’anglosassone?) e altro precetto e aforisma (ne sentirete parecchi) di quella santa donna, tipicamente romano nella sua praticità e eticità al contempo, era che gli schiavi qualunque fosse il loro sesso dovevano innamorarsi del Pater (anzi “andavano acquistati – diceva la donna mentre pregava i Lari – proprio con questa tendenza nel loro Geist (Aenglish?), tendenza d’amore servile ma amore non the less verso il capo sommo e sacerdote supremo familiare.

“Tutto sarebbe andato meglio, better still (Aenglisc ancora dannazione!), veramente meglio” gli aveva ripetuto più volte in un latino quasi ciceroniano (era poliglotta Mutti, parlava una decina di lingue usate in giro per l’impero ivi compresi 3 dialetti gallici appresi ad Augusta Taurinorum prima del divorzio con il provinciale montanaro (suo padre, ma di prische virtù che a Roma, diciamolo pure – pensò Manius – si cercavano con la torcetta).

Precetto, diceva la dolce bella madre ricamando sonoramente sull’idea (aveva la passione della lira e della poesia, e a Torino aveva appreso l’arpa celtica da una schiava gallica con cui amava celebrare, assieme ad altre donne, il culto santo della Dea Bona: Bona, diciamolo, nozione sacra e veramente misterica (oltre che romana) per cui una donna bella a Roma era detta Bona), precetto poi che assicurava (se ne era accorto anche a Roma con il nuovo Pater di sua madre) che le casa funzionasse liscia come l’olio spalmato sul corpo bello, possente e attraente dei gladiatori.

 

ψ

Questo Manius pensava pregando di nuovo in ginocchio la Juno della madre.

Poi scuoteva la testa e pensava:

Ma che ‘familia’ è la mia ormai? Vivo qui, intrappolato in una torre, giocattolo di questi lerci tedeschi di cui si sente il puzzo già a quattro milia passum (e che disprezzo dal profondo dell’inner Geist.)

Perché non lo uccidevano per Bacco? Ne avrebbe portato almeno una ventina con sé nell’Ade (Manius era addestrato come il pitagorico Milone) ma almeno poi avrebbe finito la sua vita fallita e svilita per gemere tra le ombre sotterranee (ancora più infelice, non importa … ma – si chiese angosciato – c’era solo l’Ade o qualcos’altro? Scacciò il pensiero con rabbia, il Magister non lo voleva ricordare poiché anche Cinzia era stata sua allieva e nel giardino della bella domus subalpina di *** si erano dati il primo, dolcissimo, profondo, bacio d’amore.”

Scese dal piano di avvistamento all’aria aperta a quelli inferiori, protetti da occhi indiscreti.

Perfetti, nel corpo e nello spirito

I suoi schiavi erano perfetti, nel corpo e nello spirito, allenati da lui come lui a sua volta era stato allenato (e iniziato) dal Magister, provinciale forse ma di una certa fama ad Augusta Taurinorum, dove viveva ancora suo padre risposatosi con una ricca vedova, di razza celtico ligure (il padre) – un romano provinciale d’altri tempi che gli aveva trasmesso valori d’altri tempi, discendete di quei galli togati del Nord ovest, al confine con la Gallia Grande e un tempo comata (ma ora totalmente romanizzata che però si ostinava scioccamente ad adorare non si sa cosa di mistico in quel bel vulcano del massiccio centrale, il Puy de Dôme, nel territorio degli Arverni, il popolo del valoroso Vercingetorix.

ψ

Depressso, Manius Lentulus chiamato Britannicus scese i rozzi gradini con spiritualmente spossata lentezza.

Voleva una notte d’amore con uno dei servi. Gli altri due sarebbero rimasti in piedi in funzione cubicolare, attorno cioè al giaciglio (se serviva qualche bevanda, un massaggio, se serviva protezione da un attacco improvviso, giaciglio (spartano) dove il paterfamilias – con potere di vita e morte come ai bei tempi della Roma bella sacra santa – cavalcava (o veniva cavalcato, cives ormai allo sbando e senza dignitas), cavalcava, e veniva cavalcato, per tutta le santae ore della notte. Stava lasciandosi andare, lo sapeva, ma non certo gli faceva difetto il vigore, di razza romanao pura, da parte Mutti, e montanara taurina (più tosta, i romani de Roma inesorabilmente decadevano) da parte di Pater.

Ne vigore mancava ai suoi servi, atleti perfetti, come lui …

Manius era in realtà – pensò (ma qualcuno osservandolo inosservabile non era d’accordo) una nullità. Privo ormai della Venus urania si dava come logica conseguenza, quasi teorema spirituale, alla Venus carnalis.

Essere amato teneramente, rifletté con tristezza, era meglio di niente.

Anche se va da sé che non poteva amare degli animali parlanti, ma averne affetto come per un pet o puer, oh questo sì, oh veramente sì, lui lo poteva, eccome se lo poteva, perché era questa la sua familia, non un gran che – i suoi compagni di scuola, pensò, un riso amaro sulle labbra, avrebbero sghignazzato frasi scurrili (compagni in realtà sublimi, ma il sublime e lo scurrile non si fondevano forse in unità superiore, neo platonicamente?)

Platonicamente ma alla romana si intende (questa cosa dello scurrile e del sublime).

Sebbene in crisi profonda Manius Papirius Lentulus era ancora un soldato: amava la cultura greca ma solo se filtrata dall’urbs.

“Perché – l’encefalo esplodendogli, e si trovava misteriosamente, e fisicamente, di fronte ad un uditorio di Augusta – l’atto sublime dell’osanna – disse calcando la voce, la gente lo guardava attonita – alle pompae triumphales dei bei tempi, verso quei condottieri  vincitori osannati e elevati quasi a dio su terra,  andava controbilanciato, per arrivare alla mediocritas – qui la voce si fece sghignazzo possente mistico –  con i l-a-z-z-i della soldatesca!!”

Il pubblico sobrio della città di Torino era esterrefatto.

ψ

Sublime e scurrile, ripeté debolmente.

Giunto nella stanza principale prese la mano di uno dei suoi schiavi.

Il buio del locale appena illuminato da una torcia non fece distinguere se la mano presa con tenerezza (la stessa che provava per i i cani e gli esseri inferiori della natura) fosse di pelle bianca o nera ….

ψ

 

 

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Silvestri, Berlusconi and the Emperor Tiberius

“As long as I live they too will live inside me and battle, positively and fruitfully, giving me strength.” Dialectics (3)

"Maddening, beautiful, magical, horrible, painful, wonderful, joyous thing": Love

“Maddening, beautiful, magical, horrible, painful, wonderful, joyous thing”: Love. And its ‘fruits’? Click for credits and to enlarge

 

Furious Love’s Children

We have talked about two (human) trees dialectically intertwined in furious love.

Will English philosopher (and Sci-Fi writer) Olaf Stapledon from Seacombe possibly shed light on other species’ (or aliens’) love?

Or Hegel ? Or Darwin?
[tough, I know, though tougher than it seems: pls go on reader]

ψ

In the meanwhile we’ll continue with this ‘maddening love’ thing yet from the view-point of its ‘fruits’.

Children.

What happens to the fruits of struggling lovers?

No output here (am I right?) though maddening non the less

No output here (am I right?) though ‘maddening’ none the less. Click for credits

To Anju (Nomad) & to Reema,
Bengali Sisters

We all have (or have had) parents therefore all readers /writers are ‘children’, figli.

Now, my dear Indian bloggers being the first ones to baptize the Man of Roma I hence feel affection to all of them:

[Ashish the GeekWrestler, the first commentator ever of this blog; Poonam Sharma; Ishmeet; Nita J. Kulkarni; Devinder; Amith; Chandrahas; Falcon;  Destination Infinity; Anshul, Usha; Shefali.. the list is not complete damn. It will be]

ψ

Two Bengali sisters are though important here from a certain angle.

Mario: “Don’t get it. Bengali Indians and NOT all Indians?”
Manius:Sir Rabindranath Tagore is Bengali: a genius polymath shedding light, in his sublime way, on harmonious Love, among the rest. Giovanni btw knows only two Bengali bloggers.”

Exactly.

This post is in fact dedicated to Anju and Reema

[whose parents being ‘harmonious’ were though man and woman, ie different]

Let us start.

Nikos Kazantzakis’
Twin Currents of Blood

nikos kazantzakis

Nikos Kazantzakis, a modern Greek genius. Click for attribution and additional infos

How do children from ‘struggling’ loves react?

In his spiritual autobiography (Report to Greco) Greek Nikos Kazantzakis from Crete (Νίκος Καζαντζάκης, 1883 – 1957) mentions several times this crucial relationship that shaped his life (and work.)

Two quotes.

1. “The influence of this [….] hoax – Kazantzakis writes -, of this delusion (if it is a delusion) that twin currents of blood, Greek from my mother and Arab from my father, run in my veins, has been positive and fruitful, giving me strength, joy and wealth. My struggle to make a synthesis of these two antagonistic impulses has lent purpose and unity to my life.”

2.Both of my parents circulate in my blood, the one fierce, hard, and morose, the other tender, kind, and saintly.

I have carried them all my days; neither has died. As long as I live they too will live inside me and battle in their antithetical ways to govern my thoughts and actions.”

“My lifelong effort is to reconcile them so that one may give me their strength, the other their tenderness to make the discord between them, which breaks out incessantly within me, turn to harmony inside their son’s heart.”

 ψ

Reconcile them … eg the discord which breaks out incessantly turning to harmony. How can one not adore Kazantzakis (also for making dialectics clearer, I hope?)

রবীন্দ্রনাথ ঠাকুর

Tagore

Sir Rabindranath Tagore, Rabīndranātha Thākura, রবীন্দ্রনাথ ঠাকুর. Public domain. Click for source. Majestic and sweet

Now, look at this man, at this polymath.

Who is better than him as for harmony, struggle reconciliation – aka σύνθεσις?

[Another help for fathoming Hegelian dialectic, I do hope]

 

Piercing the Darkness of Time

Here come clips related to Tagore and the Bengali culture.

The above clip, found here, is bit westernized and mixes up Tagore‘s poems Unending Love and My Song.

A few more words on Tagore:

“Tagore (রবীন্দ্রনাথ ঠাকুর) was possibly the greatest writer in modern Indian literature, “Bengali poet, novelist, educator, who won the Nobel Prize for Literature in 1913. Tagore was awarded the knighthood in 1915, but he surrendered it in 1919 as a protest against the Massacre of Amritsar, where British troops killed some 400 Indian demonstrators protesting colonial laws.”

[quote credits]

ψ

 

Still have to write down a note with bibliography etc.

India's emblem

 

Previous installments:

Love Never Did Run Smooth. Dialectics (1)

WTM?!? …. Dialectics (2)

Love Never Did Run Smooth. Dialectics (1)

HUGUES

“The path of true love never did run smooth” by Talbot Hughes, English Painter (1869–1942). Many paintings from the Victorian era referred to literary quotes, like this one, whose title is from Shakespeare’s A Midsummer Night’s Dream, I, 1, 134

“Mai al mondo fu piano e senza ostacoli il sentiero dell’Amore”

[Shakespeare-Talbot Hughes, in Italian]

ψ

Uomo e donna, complementarietà discordante, sopravvivono meglio in perenne dissonanza.

[Magister-διδάσκαλος; see his ikon, if not his face, below]

Olaf Stapledon.
“Like two close trees whose trunks …”

“ONE night when I had tasted bitterness I went out on to the hill … Overhead, obscurity. I distinguished our own house, our islet in the tumultuous and bitter currents of the world. There, for a decade and a half, we two, so different in quality, had grown in and in to one another, for mutual support and nourishment, in intricate symbiosis […]

True, of course, that as a long-married couple we fitted rather neatly, like two close trees whose trunks have grown upwards together as a single shaft, mutually distorting, but mutually supporting. Coldly I now assessed her as merely a useful, but often infuriating adjunct to my personal life. We were on the whole sensible companions. We left one another a certain freedom, and so we were able to endure our proximity.”

[Olaf Stapledon, Star Maker, Ch. I, The Earth]

ψ

αἴνιγμα (riddle)

How do Darwin and Hegel
Enter into the Equation?

An old sage. Image is not mine but copyrighted. I have bought it

ψ

Note, to be read when despondent :-)

ψ

Tough material (for the writer as well as the reader.)

 

If it’s any consolation: even though thanks to my work with Magister, 40 years ago, I was able to absorb (in only a few months) tiny bits of the essence of Plato, Croce, Gramsci – in other words, various sides of the weird dialectics possibly invented 24 centuries ago in Athens (we’ll need to skip Indian dialectics here) …

… despite I mean this past history of sudden germination – I ran up against “Hegel’s block.”

Georg Wilhelm Friedrich Hegel‘s dialectics proved too hard to me. Well – just the name is hard.

My Mentor kept telling me Hegel was no inferior to Plato and Aristotle. Magister being Magister, I was frustrated.

ψ

In later years I absorbed Hegel a bit by reading some Gramsci and Croce, although I sensed that Hegel’s deep core, plus the capacity (far more important) to have fun reading this Master’s works – I never quite fathomed.

A New διδάσκαλος

Now one year ago it turned (in only a few months, again!) that reading Hegel though still hard was suddenly exhilarating …

Moreover, Hegel plus evolution – eg biological science plus philosophy – were unexpectedly, rocket-like, jostling me around in outer space (from my puffy armchair, I mean) towards infinite cosmos, or κόσμος τὸ πᾶν, should one prefer.

What had happened? Another Μέντωρ-διδάσκαλος had shown himself?

ψ

Well, yes.

A shy, decent (and brilliantly creative) English philosopher from the Wirral Peninsula:

Olaf Stapledon (1886 – 1950)

Olaf Stapledon (1886 – 1950)

Copyrighted image of Olaf Stapledon. Fair use. Click for source file

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