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Category Archives: Bacchus

Dionisiaco e Apollineo. Lettera a un compagno di scuola. Croce Roma Gramsci (e gli antichi)

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[The songs below are from our school-days; sotto, alcune canzoni degli anni ’60]

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Caro ****,

ti scrivo da un piccolo caffè da cui si intravede il Colosseo, tappando sullo smartphone. Qualche goccia d’acqua cade.

Outdoor cafe. Via dei Fori Imperiali. Colosseo

Outdoor cafe. Via dei Fori Imperiali, Colosseo

Pure tu se gajardo a more’ (che poi eri biondo), sennò te cassavo (come il mio povero papà ecc).

Bella scuola di vita, le difficoltà (sono ripetitivo).

ψ

Pensa che Benedetto Croce (Pescasseroli, 1866 – Napoli 1952) ….

[citato sempre da quella vecchia prof di filosofia coi senoni che se glieli fissavamo (specie tu, il più bello della scuola:  quando ti interrogava era turbata, era evidente) lei ti / ci dava un bel voto … ]

… Croce, dicevo, della haute abruzzese, perse 17enne i genitori e la sorella sola che aveva, morti il 28 luglio 1883 nel terremoto di Casamicciola nell’isola d’Ischia dove i Croce si trovavano in vacanza … la casa, sdraiata dal terremoto, lasciò quest’adolescente con le ossa rotte che lo credevano morto anche lui, e invece era vivo, per miracolo.

Sciroccato, il 17enne fu portato a riprendersi in campagna in una villa vicino a Salerno, di proprietà della facoltosa famiglia ormai sterminata.

Non ricordo bene – quello che dico di Croce è frutto della mente vagante -, ma ho l’immagine di lui che se ne sta forse anni sdraiato su una panchina sotto gli alberi, preso dal dolore e dall’angoscia.

Poi andò a vivere in un bel palazzo forse a Roma, dallo zio Silvio Spaventa (che diffuse Hegel in Italia ecc.)

ψ

Passò il tempo.

Il dolore rimaneva ma la casa di Spaventa a Roma era un via vai di intellettuali. Croce però non stava forse ancora bene. Provò con l’università, giurisprudenza, dove apprese un po’ di marxismo da Labriola, ma credo fallì, non volle laurearsi.

 

Si stabilì pertanto a Napoli, ricco e solo, comprando la casa di G.B. Vico (altro filosofo sempre citato dalla prof mentre, una carezza a noi qua, una là, incedeva per l’aula (1967?) con le mani dietro infilate sotto il cappottone, per cui – le zinne protuberanti e le mani sollevate dietro – sembrava (e forse era, nell’intimo del suo cuore, una gallina, poveretta).

Finalmente Benedetto un bel giorno, toltisi i rospi dal cuore, cominciò a riparlare con la gente, frequentò, uscì, rientrò.

Napoli era vivace, meravigliosa. La casa di Vico si trovava forse nei quartieri spagnoli e mi piace immaginarla con il giardino interno – tipo casa romana che era volta dentro e non fuori perché i tempi antichi erano pericolosi: e forse pure al tempo del giovane i quartieri spagnoli erano tosti, come lo sono oggi, ma lui era un signore intoccabile.

E allora Benedetto si mise a scrivere scrivere pensare inviare ricevere lettere.

Forse i servitori a dì:

“Che cazzo scrive sto tonto”.

Beh, non sapevano che era diventato Benedetto Croce, il più olimpico e armonioso dei filosofi di qui, la cui prosa e pensiero danno pace, incantano (e istruiscono, potentemente).

Pensatore non accademico

Non accademico, con contatti sempre più estesi, il suo pensiero pian piano si irrobustì e per gradi divenne il più grande pensatore italiano della prima metà del 900, filosofo di influenza abbastanza mondiale (scrisse per es la voce ‘Estetica’ della Britannica (poi pubblicata in italiano come Aesthetica in nuce; inglesi, americani francesi lo amavano; gli italiani pure; lui ha sempre però preferito la Kultur tedesca, e quella italiana, alla culture francese: vedi qui). Per Croce vedi anche qui.

[En passant, il suo allievo Antonio Gramsci – sardo, legato anche alla Francia e mentor spirituale di chi scrive – fu la stessa cosa: intellettuale cioè mondiale massimo nostro – più di Croce – nella 2a metà del 900 e ben oltre.

Le sue opere scritte negli anni ’30 furono rese note dal finto amico Togliatti nell’immediato dopoguerra e fermentano ancora oggi 2014 e vanno oltre.

Gramsci paradossalmente è esploso dopo la caduta del muro, quando si è detto:

Il comunismo è morto, A. Gramsci sarà pure un comunista ma in realtà è un liberale, come Croce, ed è utilissimo per gli strumenti di antropologia che offre.

Capire la destra e la sinistra anglo-sassoni

Per esempio A.G. è stato utilizzato (per capire)

a. la destra reaganiana, i neocons e i Tea Parties (destra religiosa e protestante – ora cambia: si volge a tutti, è più secolare, meno bianca, sennò scompare).

Come sarà andata? Magari per combattere questo comunista sempre più noto (opere integralmente tradotte in innumerevoli lingue) i repubblicani USA hanno giocato con G come avrebbe potuto fare la Chiesa con Giordano Bruno facendo la machiavellica (invece l’ha fatto fuori).

Cioè la destra USA ha scoperto suo malgrado che l’anti-Cristo Gramsci gli era entrato nel sangue;

b. la destra thatcheriana per capire e combattere l’egemonia culturale della sinistra nei rispettivi paesi

c. USA e UK insieme per – gli USA – leccarsi le ferite del Vietnam, e (both) per imporre la deregulation come pratica e ideologia economica del liberismo anglo-sassone

“Diamo al diavolo quel che è del diavolo: this Gramsci is a genius!”…

… ha forse detto un predicatore del sud USA (area Bible belt). Non mi ricordo chi era (I will check all this article) ma dà un’idea di quello che è successo nelle culture wars.

I digress, my friend.

Apollineo e dionisiaco:
Quale è meglio?

Vediamo meglio come Croce si risollevò, alla luce della sapienza dei millenni.

  1. Croce immagino si sollevò l’anima scegliendo la via apollinea (Orfeo  –>Pitagora—> Platone —>Hegel): liberarsi cioè dai travagli dell’anima attraverso la conoscenza-scienza (sofìa: wisdom: conoscenza sapienziale: intrisa di matematica & e musica: uno sballo mentale senza droga).
  2. L’altra via, quella dionisiaca, decantata da Nietzsche (che ha rovinato i tedeschi e l’Europa con essi) id est purificare i travagli dell’anima attraverso vino e sesso, misticismo privo di ragione, droghe ecc., densa di tragicità (legata probabilmente alla nascita della tragedia greca) ha anche il suo fascino e può avere i suoi vantaggi, non lo nego.

Ma alla lunga ti distrugge: i Romani, popolo saggio (non folle come i Greci) proibirono Bacco Dioniso – Senatus consultum de Bacchanalibusche dilagò comunque con la vittoria romana su Cartagine: i giovani reclamavano il piacere, il lusso dei greci.

Dioniso-Bacco è il più rappresentato degli dei: mosaici statue dipinti graffiti ecc. Uno sballo mistico non solo col vino e sesso di gruppo ma includente cose che oggi fanno un poco ribrezzo ma soprattutto lasciano stupefatti se consideriamo che si trattava di riti sacri: gli antichi erano veramente diversi da noi: più rigidi – rigidissimi – e più aperti, allo stesso tempo.

E Croce e la Prof?

Tornando a B. Croce, forse anche lui, prima di scegliere la via della Filo-Sofia, si congiunse alla Prof allora giovanissima, che magari (senza magari) era una gran fresca pugliaccona.

A me sembrava brutta, dai.

Una donna veramente bella la vedi anche da anziana, come tua madre, donna sublime e forte. Forse la prof aveva la bellezza del somaro, che è meglio comunque di niente … ;-)

Autocensura …

… i vasi raccoglitori delle donne, del resto, essendo 3: numero non per caso importante nella numerologia pitagorico platonica cristiana tomista dantesca hegeliana: il triangolo, la regola aurea … censura…, le terzine, le tre cantiche, la trinità cristiana pitagorica platonica, il trio Venere Urania – spirituale – Venere carnale o demotica e Amore.

Dunque … prima di purificarsi con σοφία … autocensura … la prof e poi Sofia, la prof e poi Sofia, infine solo Sofia, Venere spirituale di Plato e non più la Venere carnale.

O la Madonna, amore meraviglioso e sognante, solo spirituale: ha addirittura concepito vergine (vedi questa bella canzone dei bei tempi nostri, di Charles Aznavour).

O la donna angelicata del dolce Stil Novo di Dante: Beatrice. Gli occhi di Beatrice descritti centinaia di volte in modo diverso nella Commedia sono la cosa più bella e dolce di questo capolavoro.

Inoltre, molte divinità antiche erano vergini, Diana, Minerva ecc ecc (qui espandi), ma Giunone no, amava molto, pur essendo gelosa di Giove, e aveva tanti amori unendosi a umani non umani.

Dal suo seno superabbondante – bellezza giunonica, si dice ancora – è nata la via Lattea, immagine poeticissima.

Dalla via Lattea noi proveniamo e poi ritorneremo. Vedi il Sogno di Scipione di Cicero.

Poesia amore sesso negli antichi vanno insieme in modo sublime: mi piace da morire il mondo antico.

[se vai qui e qui  esplori la knowledge base che sottende a tutta la e-mail]

ψ

Sto per smettere, ma prima …

Dobbiamo dedicarci all’apollineo (Ἀπόλλων), non al dionisiaco (Διόνυσος), il che implica un’etica, l’amore dedicato, non itinerante, per la nostra donna, l’amore disinteressato per i figli di sangue e non ecc., la conoscenza come gioco e passione visione scienza.

MA, siccome semel in anno licet in-savire [forse, oggi, bis, ter, quater in anno] un pizzico di dionisiaco ci può pure sta’, ma non più di tanto.

Tuo Jonny

Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain

Alla faccia della Grande Bellezza (e in onore der Depardieu de Torpignattara), un pezzo di pianoforte romano-tosto (e per niente decadente)

Via Torpignattara, anni '50. Veduta del mercato e dell'incrocio con Via Casilina

“Via Torpignattara, anni ’50. Veduta del mercato e dell’incrocio con Via Casilina. Sullo sfondo Piazza della Marranella con l’abbeveratoio dei cavalli”. Cliccare per i credits, per altre immagini e accedere a un bel sito sul quartiere

Listen to this:
(by MoR, wait a few seconds)

ψ

Lello, er romanaccio Depardieu (always with us in spirit?) says:

“Un po’ contemporanea, ‘sta litania.”

Mario:

“What is this sh** …”

Experimenting (with
the Romanesco dialect)

[To the English-speaking: This post being partly written in the Romanesco dialect Google translations might be unpredictable]

[Al lettore italiano: parlare il romanesco, ok, ma scriverlo – e studiarlo come lingua – è un’altra cosa. 1° sperimento]

‘Nnamo (let’s start.)

Il Depardieu del Casilino

Gérard Depardieu al Film Festival di Brlino del 2010

Gérard Depardieu au Film Festival de Berlin (2010.)  Click for credits

Incontro Lello a un bar di Torpignattara. Sta ordinando una Ceres.

ψ

Ogni tanto ci capito, a Torpignattara, perché se hai fortuna incontri i romani veri – magari non del tempo di Tito (come gli ebrei del rione S. Angelo) – ma veri in ogni caso, di 7 generazioni.

ψ

Corpulento, sui 40 anni, i braccioni tatuati che se t’agguantano ti stritolano, Lello ha i tratti marcati e sarebbe il perfetto Gérard Depardieu del Casilino se fosse un po’ più gallico e un po’ meno scuro nei capelli e negli occhi.

Saltuariamente – al Pantheon, a piazza Navona, al centro, in definitiva – Lello compare e scompare come un fantasma suonando percussioni esotiche assieme a un contrabbassista emaciato, a un sassofonista colla panza tonda, e a un chitarrista eccezionale – il cappello calato e gli occhi quasi nascosti dalle rughe – che pare sia di Birmingham

[Lello dice che è di Birmingham e io gli credo]

Sorseggia la Ceres, guardandosi lentamente attorno. E’ il suo mondo, il suo ambiente.

Lello è un capo.

A ‘sto punto, dico, la ordino pure io, sta Danese perché è così particolare sto Lello che voglio che mi si sciolga la lingua (che me s’è come ingufita coll’età).

Sorrentino ce sta affa’ neri

La Grande Bellezza

Toni Servillo as Jep Gambardella in ‘La Grande Bellezza’ by Paolo Sorrentino

Dico:

“Lello, a fijo de ‘na mignotta, vviè cqua!”

Si avvicina. Sempre pronto allo scambio umano, in realtà parla pochissimo. Annuisce.

“Ahó, possin’ammazzatte – dico – co’ sta Grande Bellezza Sorrentino ce sta affa’ neri. Tutto il mondo parla di metafora: metafora qua, metafora là… mo’ pure gli Americani sur Nu York Times …”

Lello è impassibile. Un minuto, forse due.

Poi guardandosi le unghie, ‘na finissima ironia nello sguardo, comincia un bofonchio che cresce man mano e si fa cavernoso.

Capisco solo le ultime tre parole:

“[…] […] […] M-e-t-a-f-o-r-a de che”.

Una voce dall’antro. A sentirla di notte al buio. Depardieu mi fa impazzì.

Gran bucio de c… profumato

la grande bellezza

Cerco di provocarlo (sono teso, ho bisogno di fa’ casino).

Provo – un’imitazione ok – a crescere piano piano pure io per poi dargli dentro dopo 20 esatte parole:

“Beh, metafora dell’Italia – dico ‘n sordina, preciso -, d’un paese destinato al declino, con Roma – girata bellissima, per carità (sennò perché il titolo), – che poi in verità è ‘na pattumiera, è solo ‘na cloaca pure un po’ fine ma inzomma, lo vogliamo dire CAZZO, è come ‘N GRAN BEL BUCIO DE CULO TUTTO PROFUMATO – so’ cavernosissimo – co’ tanto de mignotte, ruffiani, pretacci (e nani!!) CHE CE CAMMINAMO TUTTI S-O-P-R-A !!!!”

[Ok, non sarò Augusto o Lello ecc, ma il romanesco lo mastico, mia nonna era di via Garibaldi]

The Great Beauty by

Altra pausa. Si beve. Il calore de ste Ceres comincia a impregnacce.

Lello, lo vedo, è un poco ‘allertato’.

Poi, una lievissima sfumatura di complicità (divertita?), Lello dice:

“Tutti sopra ‘sto bucio de culo”

“Tutti sopra ‘sto bucio de culo. Confermo” (mi guardo le unghie pure io)

“Che poi è profumato”
[non capisco se mi piglia per il culo; Lello è tosto, niente da dire]

“Che è profumato, riconfermo”.

C’è  qualcosa che non va. Però, provocato, sbotto come Augosto (quello a piazza de’ Renzi 15, che si incazzava continuamente – un’arrabbiatura bonaria – e Sandro il figlio – l’ho visto piccolo – è spiccicato).

“Ma dimmi un po’, a Lello, a te te piace? Vojo dì, a te te piace che Sorrentinos mostri ste zozzerie al mondo??”

Credo d’averlo beccato ‘n pieno. Errore. Ridiventa una statua.

Che soggetto, minchia, e potrebbe esse mio figlio …  :?

ψ

A ripensarci, ora che scrivo, mi salta in quel boccino (la testa) il solito carme:

[no in buzzurro ora [così tedeschi e anglosassoni erano chiamati a Roma; poi, dopo il 70, è stata la volta dei poveri piemontesi), ma carme nella lingua delle madri che la sera passeggiavano , passegg … lasciamo perdere]

Gigante immobile e paonazzo
(e sanguigno, diciamolo, come sto pezzo di …. Bacco).

ψ

Lello, dalle infinite risorse, trasfigura, la pelle gli si chiazza, l’occhio sinistro mosso da un lieve tremito.

Allora t’ho colpito, stronzo – penso. Ma … ti sarai ‘ncazzato?

Via di Tor Pignattara anni '40 circa

Via di Tor Pignattara anni ’40 circa. Courtesy di Silvestro Gentile. Cliccare per i credits

Seconda Ceres. Lo seguo a ruota. Comincia, si direbbe, a approfondirsi una certa atmosfera che è solo de ‘ste parti … discorso lungo, da non fare ora.

[Anche perché credo che ‘n ce porti a un cazzo]

Mario, homo novus
(e pallonaro)

Mario m’accompagna un bel giorno a Torpignattara.

E’ il classico chiacchierone fanfarone – niente a che vedere con gli Augusti, i Lelli -, al punto che la tragica diffusione a Roma di questo ‘tipo psicologico’ è uno dei motivi per cui molti italiani sparlano della Capitale.

Al bar, Mario mi parla di calcio, della sua vecchia Lancia vintage, delle ultime 10 partite (10!) di 4 squadre diverse. Non ci capisco molto.

Poi arriva Lello, e Mario commenta:

“Ma quello sta sempre zitto. Me sembra n’imbecille”.

[Ok, Lello-Depardieu è tranquillo – Mario non capisce un cavolo – ma già co gli occhi ti dice mille cose. Gli occhi di Mario, invece, esprimono il vuoto. Assoluto).

Dico:

“Imbecille? Errore grave, Mario mio, perché Lello, a te, te   s-e   m-a-g-n-a“.

Nonostante calchi la voce Mario se ne fotte e scrolla le spalle (co gli occhi – quasi punizione divina – riflettenti il nulla dell’anima sua).

[Che è l’anima? Non lo so, ma che Mario l’anima non ce l’abbia è l’unica cosa scientifica della storia della teologia]

Lello, antico,
laconico (e non cazzaro)

Lello invece è intelligentissimo, e, a differenza di Mario il cazzaro, ha un retroterra.

Sterminato.

Per darvi un’idea.

ψ

Da 20 anni frequenta il centro storico (“la mia famiglia è de llì: coi genitori, i nonni, i bisnonni e i trisnonni via cantando – arrivi fino a Adamo”).

Detto come una cantilena – difficile da spiegare – che è ritmata dalla ‘o’ di nonni.

ψ

Lo vedo una volta al mese, anche meno, oramai, ma so che c’è (e mi basta).

Lello è un capo, ripeto.

Mi dà la fiducia di pensare che qui in Italia tanta gente nonostante la crisi (qualcuno sta al palo purtroppo) se la cava, ai vari livelli della gradinata sociale.

Nell’arte della sopravvivenza, romani e italiani, sono professionisti, la storia è lì a dirlo.

E Lello, che il frescone Mario non capisce, Lello in realtà fa.

Un piccolo
ma fiorente commercio

Depardieu lavora, s’ingegna.

Buon marito e buon padre di due figli (non so le scappatelle), ha raggiunto la sua modesta prosperità con il commercio a costo bassissimo di cellulari e tablet, che la gente compra perché non gira più una lira.

Da qualche anno s’è fatto 2 o 3 esercizietti (stanzine, in definitiva) che visita più volte al giorno, la faccia del boss autorevole ma pensoso, quasi pensasse ad altro (e però tutto nota, tutto sa).

Esercizietti che gli so’ gestiti da 3 marocchini svegli che gli fanno da bassa manco tanto bassa manovalanza, che lo rispettano  – e che soprattutto gli vogliono bene.

Sidi Bou Said, Tunisia. Gnu Free documentation License

Il Mediterraneo è una casa comune. Al commercio, si sa, non gli n’è mai fregato gnente dee fedi diverse.

Lello dunque incede nel quartiere, coi tatuaggioni il nasone la faccia (e la stazza) del Depardieu zigano.

Una figura caratteristica come non ce ne saranno più in futuro (oppure no?) Ho sentito in giro a Roma giovanissimi di altri paesi che già parlano romanesco meglio di me.

Il tradizionale tuffo di Capodanno nel Tevere dal ponte Cavour di Roma

Il tradizionale tuffo di Capodanno nel Tevere dal ponte Cavour di Roma. Tanti sono stati i personaggi famosi in questo ‘sport’, almeno dal 1870 a oggi. Click for credits

Poi insomma cazzo (la terza Ceres, inesorabile …  :twisted:  ), ma a vedé sti romani che si tuffano ancora dai ponti (no Lello), con mezza falange in meno ar medio (sì Lello cqui: na sforbiciata a 16 anni).

A vedé cioè sti tosti che s’industriano, che non aspettano tutto dallo stato – ognuno col suo stile, qui e in altre regioni del paese, spina dorsale che impedisce al corpaccione italiano d’afflosciarsi.

In altre parole, a vedé una Roma e un’Italia positive nonostante le sofferenze, che non s’avvoltolano nella nevrosi, che non si prostituiscono, che non ballano nelle terrazze chic vista Colosseo con le narici incipriate, che non scopano le minorenni ai Parioli e nemmeno le minorenni slave sulla Salaria … cazzo!

A vedé questi giovani che lottano, che imparano le lingue straniere,  che vanno ‘n culo al mondo dovunque ci sia uno stracciaccio de lavoro, e così facendo – poverini poverini, si dice! – non diventano più deboli ma più forti fanghala, che si aprono la mente e il futuro …  (Mario – che mi sta vicino, compagno di scuola a cui in fondo voglio bene, me dice: eh dai, famo notte).

Sorrentinoooos!

Neapolitan Paolo Sorrentino

Neapolitan Paolo Sorrentino. His success at the Academy Awards granted him a Roman honorary citizenship. Click or credits and to enlarge

Ok, ok, a Mario, ma la domanda, scusate, che spontanea sorge a ‘sto punto fangulo, è la seguente:

A’ Sorrentinoooos! Sarai pure Napoletano talentuoso (lo sei) ma la conosci veramente Roma? O se la conosci – non credo – non te sarai mica  ‘mbo’ incazzato perché l’ambiente del cinema romano – che è poi quello italiano – è ‘na Grande Zozzeria, cogli outsider che so outsider semper, tanto che Villaggio (pure Pupi Avati?) s’è addirittura inbestialiddoooo?

Dice Fantozzi, ineffabile, a Mediaset:

“Sordi è il simbolo della ‘Grande Cattiveria’, la cattiveria dei Romani ‘che sono veramente, e profondamente, cattivi’ “

[detto poi con lo sguardo cattivo … chi vuole prendere per il culo]

Dice che i Romani sono 'cattivi', e che Albertone è il simbolo della Grande Cattiveria.

Pianoforte romano

Ora, a me il film de Sorrentinos piace, ma me fa pure ‘ncazzare.

Pertanto, in onore dei Lelli semper tosti e viventi (in periferia: l’hanno cacciati cogli sventramenti), residuo piccolo e coriaceo di una forza grande e suprema (la Roma grande, oramai passata).

In loro onore, dicevo, questa musica di pianoforte dedico, da romano – più fortunato e sfortunato insieme – ad altro romano.

[Mario: “Sei un cazzone“. Giovanni: “pure tu, stronzo, ma ti voglio bene”]

Pianoforte romano

Riproposta pure qui (Mario: “per puro narcisismo, cojone” “Sei un fregnone – ma ciai ragione?” “Sì” “No” “Sta minchia”) :

Per te, e per tutti voi – (Gino, Sergio, Spartaco, Gianni e Samanta), oltre che pe sti napoletani a cui vojamo bene, no Mario, so nostri cugini (compagno di scuola di origine napoletana, Mario) – butto là sto pezzo de … pianoforte non decadente (me lo si permetta, Sorrentinos).

Lello, romanaccio Depardieu, always with us in his a spirit, exclaims:

“Un po’ contemporanea sta litania.

Certo, stronzo (no, scusa, Lello, scusa) ma nello spirito almeno, e nell’anima (che abbiamo simili), ci metterà in qualche modo d’accordo …

 

Roman Renaissance fountan

 

Ecco un clip de La Grande Bellezza, in tutta la sua struggente, in all its aching … beauty.

Dulcis in fundo, il napoletano Pino Daniele, cantautore e chitarrista di vena raffinata, che canta Anna Magnani e il cinema romano.

[Così ricomponemo er tutto e famo pace :-)

“Stronzi” “Frocioni” “So ‘frocio ma me ne vanto” “Hai proprio ragione!”
Ma il partenopeo: “ste nutizie su A Grande Bellezza nu ssierve”
Depaardieu mostra i braccioni “a fijo de ‘na mignotta, vviè cqua” ma viene travolto da ‘na stilettata partenopea colta: “ta’ soreta è latrina, e m-a-t-r-e, a te, na  pumpinare jamme jamme JAAAMME!”]

Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain

Resources:

Provare tutto, dove si parla della ‘cugina greca’ di Roma, Νέα Πόλις
The Roman Jews (1). Are They the Most Ancient Romans Surviving?
Le coste meridionali del Mediterraneo:
Dove si parla del legame tra sponda nord e sud (araba) del Mediterraneo
e della vocazione, oltre che universale, mediterranea, della Città Eterna.

Web site di dialetto partenopeo
[
Wiki francese: “Dans la mythologie grecque, Parthénope (en grec ancien Παρθενόπης / Parthenópês, « celle qui a un visage de jeune fille », de παρθένος / parthénos, « jeune fille », en particulier « vierge ») est une des sirènesStrabon mentionne que son temple se situait dans la ville de Néapolis (actuelle Naples), où les habitants célébraient des jeux gymniques en son honneur.]

Poi, in tema di composizioni pianistiche (di resilience e- Mario -de fanfaroni”) :

L’inno all’Euro che non cede
L’hymne à l’Euro qui ne cède pas

I Saturnali a Roma: frenesia, banchetti, schiavi e regali. Somiglianze con Natale e Capodanno (2)

Tempio di Saturno a Roma, alle pendici del Campidoglio. Click for attribution

English original

I Saturnali al tempo di Nerone

Roma, 17 dicembre, 62 dopo Cristo. Nerone è a capo dell’impero romano. Il filosofo Seneca scrive una lettera (n. 18) all’amico Lucilio:

December est mensis
(E’ il mese di dicembre)
cum maxime civitas sudat.
(quando la vita è più intensa che mai in città.)
Ius luxuriae publice datum est;
(Il diritto all’eccesso è stato ufficialmente proclamato;)
ingenti apparatu sonant omnia […]
(ogni angolo risuona dei chiassosi preparativi  […])

L’inizio della festa più amata a Roma e nel resto dell’impero, i Saturnalia, è stato ufficialmente proclamato. L’eccitazione cresce ovunque.

Il filosofo, tranquillamente seduto nel suo elegante tablinum, riflette su ciò che lui e il suo amico dovrebbero fare, se cioè partecipare o meno alla gioia dei banchetti.

Si te hic haberetur,
(Se ti avessi qui)
libenter tecum conferrem quid estimare esse faciendum […]
(sarei felice di consultarti su ciò che sia opportuno fare […])
utrum nihil ex cotidiana consuetudine movendum,
(se lasciare immutate le nostre quotidiane abitudini,)
an, ne dissidere videremur cum publicis moribus,
(o, per non sembrare fuori sintonia con i costumi della gente,)
et hilarius cenandum et exuendam togam
(se anche noi dobbiamo banchettare allegramente e toglierci la toga)

Banchetto in un affresco a Pompei

Modalità del rito

Il sacrificio ufficiale – che si celebra nel tempio di Saturno, sul lato occidentale del foro – è probabilmente terminato. Sarà seguito a breve da un banchetto nello stesso tempio durante il quale i partecipanti grideranno il saluto augurale: Io Saturnalia! (che ricorda i nostri brindisi di Capodanno) e dove la celebrazione presto si trasformerà in una festa accesa e caotica.

Una (vaga) idea della cerimonia può esserci fornita da un testo rituale scritto da un neo-pagano ricostruzionista, Apollonius Sophistes [vedi il sito Biblioteca Arcana].

L’obiettivo di Apollonius è quello di far rivivere il rito nella vita reale.

ψ

Mario: “Celebrare il rito oggi?? Ma è fuori di testa questa gente?”

Extropian: “Forse, anche se cercare di rivivere forme di paganesimo con un minimo di accuratezza storica è sempre meglio dei pastrocchi alla Wicca. Il che, in un caso o nell’altro, non fa per me”.

Dettaglio dalle ‘Rose di Eliogabalo’ del vittoriano Lawrence Alma Tadema (1836-1912). Click to zoom in and enter Tadema’s vision of Roman Antiquity

Banchetti nelle case e doni

L’euforia pervade la città. I banchetti nelle abitazioni private saranno sregolati, come succede ogni anno. Ci si appresta agli ultimi ritocchi a piatti elaborati, biscotti, doni, alla disposizione di candele (cerei) che simboleggiano la rinascita del sole; si preparano pupazzi di pasta (sigillaria) e si finisce di organizzare spettacoli, danze e musiche, tra cui una scelta di canti non di rado scurrili ed altri di tono più elevato, spirituale.

Brevi testi, proprio come i bigliettini dei nostri regali, accompagnano i doni. Il poeta Marziale, che ne ha composti diversi nei suoi epigrammi, ci dà informazioni sul tipo di regali scambiati:

“Tavolette per scrivere, dadi, aliossi [un gioco con ossicini ormai in disuso, ndr], salvadanai, pettini, stuzzicadenti, cappelli, coltelli da caccia, scuri, lampade di vario genere, biglie, profumi, pipe, maiali, salsicce, pappagalli, tavoli, tazze, cucchiai, capi di abbigliamento, statue, maschere, libri, animali domestici”.
[elenco tratto dalla Wiki inglese]

Licenza degli schiavi,
vesti e formulazione di desideri

Agli schiavi sarà permesso ogni tipo di licenza (o quasi). Un maestro della festa o ‘re del disordine’ impersonerà il gioviale Saturno con la barba che, scelto a sorte nelle case, orchestrerà il divertimento (personaggio simile al nostro Babbo Natale).

[Un Lord of Misrule è figura comune del Natale britannico nel medioevo, con ruolo quasi identico, così come il Pape des Sots o des Fous in Francia]

Scrive lo storico americano Gordon J. Laing (Survivals of Roman Religion):

Gli schiavi dei Saturnali romani erano “autorizzati a trattare i loro padroni come fossero loro pari. Spesso infatti padroni e schiavi si scambiavano i ruoli e questi ultimi venivano serviti dai primi […] Un ‘re’ scelto a sorte ordinava a un ‘suddito’ di ballare, a un altro di cantare, a un altro ancora di portare sulle spalle una flautista e così via. Con tale gioco i romani ridicolizzavano la regalità”.

L’assiro Luciano di Samosata scrive nei suoi Saturnalia (un dialogo satirico del II secolo d.C. che si svolge tra Kronos-Saturno e il suo sacerdote)

“Durante la mia settimana [è Crono che parla, ndr] la serietà è bandita; ogni commercio e attività sono proibite. Il bere, il chiasso, i giochi e i dadi, la scelta dei re e la gioia degli schiavi che cantano nudi, il battito frenetico delle mani e i visi con la bocca tappata che vengono tuffati nell’acqua gelida: sono queste le funzioni a cui presiedo […] questo il periodo di festa, quando è lecito ubriacarsi e gli schiavi hanno licenza di insultare i loro padroni”.

Come alla vigilia del moderno Capodanno, è il momento di esprimere i desideri per l’anno a venire. Dice Crono al suo sacerdote:

Crono: “Volgi il pensiero a ciò che mi vuoi chiedere […] farò del mio meglio per non deluderti”.

Sacerdote:
“Nessuna originalità in proposito. Le solite cose, per favore: ricchezza, abbondanza d’oro, proprietà di terre, folle di servi, gaie e morbide vesti, argento, avorio, in realtà tutto ciò che è di un qualche valore. O migliore dei Croni, dammi un po’ di queste cose!”.

I Sansculottes della rivoluzione francese con i ‘berretti della libertà’, tipici degli ex schiavi o liberti. Essi erano copricapo comune nei Saturnali come simbolo d’uguaglianza

Come si vestiva la gente? In modi che suggerivano l’uguaglianza sociale. Seneca aveva infatti accennato al fatto di togliersi la toga, indumento solenne e d’alto ceto. Le gente ai banchetti indossava infatti la synthesis, un semplice vestito da cena, e il pileus, il berretto conico dei liberti, un cappello di feltro aderente simile al cappello frigio che non a caso in epoche successive diverrà l’icona della libertà nelle rivoluzioni francese e americana [il bonnet rouge dei sanculotti: vedi l’immagine sopra].

[per ulteriori informazioni (in inglese) sui Saturnalia: Lacus Curtius; un bell’articolo di Mary Beard e la ricca voce Saturnalia della Wikipedia inglese]

Intellettuali in conflitto

Di fronte a tanta frenesia lo stoico Seneca propende per la via intermedia (notate l’accenno alla folla ‘pilleata’, che indossa cioè i ‘pilei’):

Si te bene novi,
(Se ben ti conosco)
nec per omnia nos similes esse pilleatae turbae voluisses
(avresti desiderato che non fossimo né simili alla folla imberrettata)
nec per omnia dissimiles;
(né del tutto dissimili;)
licet enim sine luxuria agere festum diem
(è opportuno infatti partecipare alla festa senza eccessi.)

E’ comprensibile. L’intellettuale tende a comportarsi diversamente dall’uomo della strada, ed è spesso (ma non sempre) infastidito e un po’ blasé di fronte al trambusto della gente comune.

Durante le feste di dicembre che si svolgono a casa sua “Plinio il giovane – scrive Mary Beard nell’articolo citato – si rifugia altezzosamente nell’attico per continuare a lavorare (non vuole rovinare il divertimento dei servi – ma, forse ancor più, non vuole esporsi ai loro giochi ruvidi)”.

Catullo in visita da Lesbia. Laurence Alma Tadema (1836-1912)

Il poeta Catullo invece adora i Saturnali (“il periodo più bello”) così come il poeta Stazio, che alla fine del I secolo d.C. esclama:

“Quanti anni ancora durerà questa festa! Mai il tempo cancellerà un così santo giorno! Finché esisteranno le colline del Lazio e il padre Tevere, finché la tua Roma rimarrà in piedi, e il Campidoglio, che hai restituito al mondo, i Saturnalia vivranno”.

[Silvae, I.6.98 e sgg.]

ψ

E infatti i Saturnali per molti aspetti sopravviveranno, come abbiamo visto e forse ancora vedremo.

ψ

Prima parte sui Saturnalia:

Sopravvivenza dei Saturnalia dell’antica Roma nel Natale, Capodanno e Carnevale (1)

Sopravvivenza dei Saturnalia dell’antica Roma nel Natale, Capodanno e Carnevale (1)

English original

Cerchiamo di capire come i Saturnalia (la festa più popolare della Roma antica e la più diffusa in tutto l’impero romano) possano essere sopravvissuti fino a noi. Qui sotto vediamo una statua del dio Saturno, a cui la festa era dedicata.

Il dio Saturno. Museo nazionale del Bardo a Tunisi

Saturno e l’età dell’oro

Saturno, dio romano dell’agricoltura e divinità assai antica secondo le fonti, aveva (ed ha) il proprio tempio ai piedi del Campidoglio, nel Foro Romano. L’edificio ospitava una statua del dio con in mano una falce. La statua, di legno e successivamente d’avorio, aveva i piedi incatenati da fili e trecce di lana, che venivano slegati soltanto durante i Saturnali, cioè dal 17 dicembre in poi.

Il tempio venne ricostruito tre volte e le otto colonne che vediamo oggi nel foro (cfr. l’immagine qui sotto) sono ciò che rimane dell’ultimo rifacimento.

Non è un caso, credo, che il tempio ospitasse anche quanto di più prezioso vi fosse a Roma, cioè il tesoro della città o aerarium (monete, lingotti ecc.). Perché?

Perché nella mente dell’antico romano medio il dio Saturno – che, sconfitto da Giove suo figlio, trovò rifugio in Campidoglio – aveva portato nel Lazio la mitica Età dell’Oro (Aurea Aetas), un’era felice in cui gli uomini erano uguali, le leggi non necessarie, la primavera perenne e la terra spontaneamente prodiga di grano biondo e fiumi di latte e nettare che scorrevano meravigliosamente.

Il tempio di Saturno nella parte occidentale del Foro Romano. Solo il portico frontale con le sue 8 colonne è ciò che resta. Click for attribution and to zoom in.

Parole da un lontano passato

Ma ascoltiamo la descrizione dell’età dell’oro direttamente dalle parole suggestive di un antico romano, Ovidio (Metamorfosi, I, 89 e sgg.):

aurea prima est aetas
(prima viene l’età dell’oro)
sponte sua sine lege fidem rectumque colebat
(che alimentava spontaneamente, senza bisogno di leggi, verità e bontà)
nec supplex turba timebat iudicis ora suis, sed erant sine vindice tuti
(non vi era folla di supplici che temesse il volto del giudice: si viveva in sicurezza senza bisogno di protezione)
mollia peragebant otia gentes
(in molle pace la gente conduceva l’esistenza)
ver erat aeternum
(la primavera era eterna)
per se dabat omnia tellus … fruges inarata ferebat
(e la terra spontaneamente dava tutto … il frumento, non arato, cresceva)
flumina iam lactis, iam flumina nectaris ibant
(qui fiumi di latte scorrevano, lì torrenti di nettare)


Rievocazione di un’età senza legge

Ora è chiaro che i Saturnali erano una sorta di rievocazione di tale primordiale età senza legge in cui gli uomini vivevano in eguaglianza e abbondanza di tutto.

Durante i Saturnali i ricchi doni della terra erano celebrati con feste e banchetti in cui ai celebranti, riscaldati dal vino, era lecito trans-gredire (letteralmente, ‘andare oltre’, da trans + gradior) fino a stati superiori (o inferiori) della mente che potevano comportare esaltazione, spiritualità, atti esoterici, scherzi villani, giochi d’azzardo, promiscuità, scambi di doni, e in cui agli schiavi era concessa la più ampia licenza in ricordo di un’età in cui vigeva la parità tra gli uomini. Tali cerimonie collettive (come anche i riti di Dioniso noti a Roma come Baccanali) erano spesso indicate con il termine greco ὄργια o con quello romano di orgia.

[Da notare che i termini antichi solo vagamente si ricollegano al termine moderno ‘orgia’, fosse solo per il fatto che avevano significato religioso]

A differenza del culto di Saturno, quasi sconosciuto al di fuori del Lazio, i Saturnalia divennero la festa più diffusa in tutte le province dell’impero, amata da gente di ogni condizione sociale, finché essa non venne abolita dal Cristianesimo.

I cristiani in realtà non poterono eliminare del tutto i Saturnalia e così la festa fu assorbita nel Natale [vedi dopo]. Questa festa pagana sopravvisse in forme mascherate in Italia, Inghilterra, Germania, Francia, ecc.

Cerchiamo di capire meglio. Alcuni aspetti dei Saturnalia possono infatti apparire incomprensibili ai moderni.

Anche il Carnevale significava il rovesciamento dell'ordine e un passaggio dall'inverno alla primavera

Cicli e riti di passaggio

I Saturnalia appartenevano a quei riti tipici delle culture agricole più antiche di tutto il mondo.

Tali culture avevano una visione ciclica, cataclismatica – e non lineare – del tempo.

Scrive Chiara O. Tommasi Moreschini:

Siamo di fronte a “una nozione di ‘cosmo’ costituito da cicli, nati dal caos e al caos destinati a ritornare mediante una ‘catastrofe’ o ‘grande dissoluzione’, unitamente alla sete di rigenerazione e rinnovamento implicite nel compiersi dei rituali orgiastici, le cui forme aberranti rappresentano una degradazione di questa idea del ritmo dell’universo. Giacché ad un livello cosmologico l’orgia rappresenta il caos, ossia la scomparsa di limiti o barriere e la fusione in una unità, il desiderio di abolire il tempo è particolarmente evidente nelle orge che avvengono, in varie forme, durante le feste del nuovo anno, considerato il dramma stagionale per eccellenza. Insieme alle altre caratteristiche di eventi analoghi, il ritorno simbolico del caos primigenio indica l’abolizione del tempo profano in modo che si compia la dissoluzione del mondo ed il ripristino del momento mitico in cui inizio e fine coincidono. È questo il motivo per cui tali feste sono costantemente caratterizzate da un tentativo di abolire ordine e consuetudini, dando libero corso alla licenza, violando le regole e sospendendo le leggi, con possibili ribaltamenti delle condizioni sociali, e, in altre parole, convergenza degli opposti”.

L’universo, la storia si ripetevano dunque in un eterno ritorno ad epoche mitiche in modo che la fine di un ciclo (solare, annuale, lunare o stagionale) generava un nuovo inizio; così che la dissoluzione coincidesse con la rigenerazione, il caos, l’arbitrarietà e la trans-gressione si tramutassero in un nuovo ordine in cui la gente si sentiva rigenerata e disposta a tornare alla norma.

Il sole sorge all'orizzonte

Tali momenti di passaggio venivano celebrati in festività in cui la promiscuità era un modo per ottenere la fertilità.

“L’antichità classica – nota ancora Chiara O. Tommasi Moreschini – ricorda varie feste durante le quali ciò che di norma era proibito era invece tollerato: i Sacaea a Babilonia o nella regione del Ponto, che erano celebrati in estate in onore della dea Ishtar o Anaitis e che comprendevano, tra l’altro, un re travestito da servo; lo Zagmuk, o festa delle ‘sorti’, che si celebrava in Mesopotamia all’inizio dell’anno ed annoverava licenza in materia sessuale, oltre alla detronizzazione simbolica del re; i Kronia in Grecia [ad Atene e in Attica, MoR] ed i Saturnalia a Roma [il romano Saturno e il greco Kronos vennero identificati dai Romani, MoR]; ma altresì feste femminili come le Tesmoforie o la celebrazione romana della Bona Dea [di cui una descrizione, in questo blog, è nel post Sex and the city (de Roma) 2, MoR], che offrivano alle donne l’opportunità di indulgere a modo loro in certi eccessi”.

Tracce nella mente dei moderni

Ora è probabile che questo passato spirituale (assieme al perdurante effetto dei mutamenti naturali) abbia lasciato / lasci profonde tracce anche nelle menti contemporanee. Continuiamo ad avvertire questo fine-inizio di qualcosa durante il periodo di Natale / Capodanno; l’effetto ci colpisce nel profondo, e ci agita anche, come una specie di sisma che ci investe. E, allo stesso tempo, sentiamo la dolcezza della famiglia e le sensazioni religiose cristiane.

Il che ci porta alla nascita di Cristo.

I Saturnali, la nascita del Dio Sole e Cristo

Disco dedicato a Sol Invictus (Sole Invitto). Argento, opera romana del III sec. d.C. Da Pessinus, Asia Minore. British Museum. Click for attribution

Data la popolarità dei Saturnalia i fondatori del cristianesimo, desiderando conquistare i pagani alla nuova fede, assorbirono i Saturnalia nelle celebrazioni della nascita di Cristo.

I Saturnalia iniziavano il 17 dicembre e si concludevano il 25 dicembre, il giorno del solstizio d’inverno secondo il vecchio calendario giuliano istituito da Giulio Cesare (è il nostro 21 dicembre secondo l’attuale calendario gregoriano).

Ebbene, quando nacque Cristo? Nessuno lo sapeva esattamente, anche se alcuni passaggi biblici fanno pensare alla primavera.

Fu Papa Giulio I che nel 350 d.C. scelse il 25 dicembre (corrispondente al nostro 21 dicembre, dunque il solstizio d’inverno), il che si rivelò una saggia decisione non solo per la data della fine dei Saturnalia, ma anche perché in quello stesso giorno, il 25, si celebrava da secoli la nascita di Mitra / Sol Invictus, il dio solare (e infatti il solstizio d’inverno altro non era che la morte / rinascita del sole).

E, va detto, il dio del sole in tutte le sue forme era molto amato. Prima di essere gradualmente sostituito dal Dio cristiano, il Sol Invictus era il culto ufficiale del tardo impero romano.

Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain

Extropian: “Secondo Tom Harpur (The Pagan Christ) pochi cristiani si rendono conto oggi che ancora nel V secolo d.C. [quindi ben quattro secoli dopo la nascita di Cristo!] Papa Leone Magno dovette ordinare ai fedeli di smetterla di adorare il sole”.

Mario: “Ho letto qualcosa in un forum americano: questa “diceria che i Saturnalia spesso degeneravano in una grande festa con orge e alcol … è ironico che noi cristiani utilizziamo questa giornata per celebrare la nascita del nostro Salvatore venuto su questa terra proprio per salvarci da tali peccati “.

MoR: “Be’, come detto prima, avvertiamo tutti come uno strano conflitto durante queste feste: combattuti tra religiosità e divertimento, eccesso e buona volontà, sentimenti della famiglia e consumismo pagano”.

MoR: “Un conflitto, forse, generato da quel compromesso antico (dare forma cristiana a feste pagane), conflitto che probabilmente era assente ai tempi dei Saturnalia, quando trans-gressione (l’andar oltre, l’eccesso) e religione non erano sempre separate come lo sono oggi. Al contrario, esse a volte coincidevano. τὰ ὄργια (o orgiae) era caratteristica dei culti misterici, intrisi di altissima spiritualità ed etica. Una cosa impensabile oggi, dopo quasi due millenni di Cristianesimo”.

ψ

Nel prossimo articolo vedremo meglio come si svolgevano i Saturnalia.

Survivals of Roman Saturnalia in Christmas, New Year and Carnival? (1)

Originally posted on Man of Roma:

Dafna asked me to write about the Roman Saturnalia, a festival in honour of Saturn.

“Inspired by Richard’s musing about Christmas – she said – I just discovered the term: ‘Beginning in the week leading up to the winter solstice and continuing for a full month, Saturnalia was a hedonistic time ….’ Sounds like fun.”

So here we are Dafna, although my mind is blurred by all this saturnalian revels, starting in Italy on Dec. 24 and ending with the Epiphany, Gen. 6.

Quite a long time isn’t it.

Ma poi ecco l’Epifania
che tutte le feste si porta via.

Saturn & the Golden Age

Saturn, the Roman god of seed and sowing, very ancient according to sources, had his temple built at the foot of the Capitoline hill. It housed a wooden (later ivory) statue of the god filled with oil, holding a scythe and whose feet bound…

View original 1,247 more words

For My Eldest Brother

Posted on
Rome at dawn

Rome at dawn. Click for attribution and to enlarge

A man-to-man thing, after an earlier post on how different women and men can be (see the original in Italian.)

ψ

Rome, April 2004. 6 o’clock of a cold but bright morning.

I am looking at the Roman rooftops, sitting in my terrace. It’s almost dawn and I’m cold.

You know, I had two sisters and 8 female first cousins and I met him when we were 3-4. He therefore became my eldest brother.

My Eldest Brother

I have heard him on the telephone the night before after many years of silence.

So now on my terrace on the first shred of paper I found I’m quickly jotting down the words I have in my head for fear of forgetting them.

Words thrown spontaneously – and a bit savage too perhaps.

1950s-1960s remote, antediluvian stuff?

What can I say, we lived in immediate post-war Italy. Judge for yourself.

My 'brother' at 13. We had the same colours, green eyes and blonde hair, but he was blonder. They took us for real brothers


For My Eldest Brother

My friend, companion of happy adventures
during the prime of life,
at 6 in a Roman morning,
a cold breeze running over the rooftops
of a pagan city,
you, companion and brother,
I here come to celebrate
as in an ancient rite,
a pencil splashing words
rapidly on a page,
words alive, unlaboured.

You taught me to enjoy this life,
its primordial side and strength;
I, more fearful,
brought up in a world of women,
was taught by you manly ways,
the male attributes, or nuts,
that you always had,
and have: do not forget!

Oh fuck, male attributes,
may the Lord be thanked!
In a world full of empty
jaded and phony people,
you always were an example,
my friend and brother,
of strength and courage
much more than my father.
You – and my mother’s brothers
so dear and much much loved.

And my father,
who meant a great deal,
from him I took other things.
But you were so much to me.
One more year is a lot
when one is so young,
It helps to establish a primacy
that I always have recognized you.

And here, on this small terrace
of the city of Rome,
in front of the ancient temples
of our primogenial culture,
I honour you,
my eldest brother;
I celebrate you, that primacy still recognizing
not solely because of age.

At this point red wine I would drink
(but it is early in the morning…)
the full-bodied red Tuscan wine
of our wonderful winter evenings
in our countryside – do you recall? –
when, roasted meat over embers
the Dionysian pleasures
of meat and wine you delivered
and of the women
taken by the hair
and gently, strongly,
tenderly loved.

The breeze is now warmer.
Words begin to fail.

I only hope,
dear friend, my strong companion
and eldest brother,
to have conveyed to you
these memories, these emotions
during abrupt awakening
after a phone call.

[Translation by Geraldine]

[This sweet, generous Celtic woman
is not responsible for the ‘bad words’
that are mine since how
could she understand them
plus Google translator
doesn’t provide help on that]

 

My friend at 22 with his dad Michele. They had a very strong bond. While G's mum was Tuscan his dad was from the South, which meant a lot to both of us

Note. I had talked to him the night before on the phone, as I’ve said. We hadn’t seen or talked to each other since years.

That is probably why I woke with a start at 5:30 am with my head so full of that joy – the years of infancy and adolescence, any reader knows them: we spent them together in the Arezzo’s countryside every single summer of the 1950s-1960s .

Joys (and sorrows) but all lived with exuberance and almost violent intensity.

Arezzo and its country. There's a third friend and we were like the 3 Musketeers. Shot with my little cellular Nokia E63. Click to zoom in

He had a house across from mine but when we first saw each other over the wall (I was alone, he with his grandma, a gentle lady as of from an old-time painting, we had 3-4 years) we did not like each other at all. He looked prissy and too well-groomed to my taste.

Then one day his mother took him to our house for an official visit (the two mums were close friends). Disturbed we were a bit so we began to throw pebbles at a can placed at 10 yards from where we were on a stone table, just to kill moodiness. He was a year older.

The throwing-pebbles-at-a-can thing triggered ALL. We have never left each other since then (apart from a few intervals.) Thing being our brains knew how to fly together, and we laughed and laughed and we laughed out loud. His mind, odd and humorous, was rich with ideas.

In the picture below I am 18. From then on we had the first break. A long one.

Man of Roma at 18 (1966.) Our friendship was about to go on a hiatus. Pauline O'Connor, my piano teacher, had just arrived. Magister will also, but in 1972

Now that we are old (or almost) we feel even closer and there won’t be intervals any more.

It’s this desire we have to stay close at the end of a marvellous adventure we did begin together, in the company also of the loved ones from his side and from my side – who make our life more human (and who console us of its miseries.)

Related posts.
Read 2 of our first adventures with the ‘other sex':

Sex and the city (of Rome). Season II.1

Al mio fratello maggiore

Alba romana ad aprile. Click for credits and to enlarge

A man-to-man thing, after the previous post on how different women and men can be.

ψ

Roma, aprile 2004. Le 6 di una mattina fredda ma luminosa. Guardo i tetti di Roma. Sono seduto nella mia terrazza. E’ quasi l’alba e ho freddo.

Avevo risentito il mio amico la sera prima al telefono dopo tanti anni di silenzio. Scrivo velocemente a matita sul primo pezzaccio di carta che trovo parole che ho in testa, per paura di dimenticarle.

Parole buttate là, piene di emozione, forse anche un po’ selvagge.

Roba da anni 50s-60s, da epoca remota e superata?

Che volete che vi dica, era l’Italia del dopoguerra, giudicherete voi.

ψ

 

Al mio fratello maggiore

Amico mio, compagno
di scorribande felici
nella fase più piena della vita,
alle 6 di un mattino romano,
la fredda brezza che corre
sui tetti di una città pagana,
io te, compagno mio e fratello,
qui vengo a celebrare
come in un rito antico,
schizzando con la matita
rapide su un foglio
parole vive e non lavorate.

Mi hai insegnato a godere della vita
l’aspetto primordiale e forte;
io, con più timore,
cresciuto in un mondo femminile,
il lato virile mi hai insegnato,
quello con gli attributi,
che hai sempre avuto,
e hai,
non lo dimenticare!

E cazzo vivaddio gli attributi!
In un mondo spompato
pieno di gente vuota stanca fasulla,
sei sempre stato esempio,
caro fratello mio,
di forza e di coraggio,
molto più che mio padre;
tu, e i miei zii materni,
i carissimi e amati
fratelli di mia madre.

A mio padre,
che pure ha significato tanto,
devo altre cose,
ma tu sei stato molto per me,
un anno in più vuol dire,
quando si è giovanissimi:
aiuta a stabilire il primato
che sempre ti ho riconosciuto.

E qui, in questa piccola terrazza
della città di Roma,
di fronte ai templi antichi
della nostra cultura primigenia,
io qui ti onoro,
fratello mio maggiore;
io qui ti celebro,
quel primato ancora riconoscendo
che non fu solo d’età.

 

 

A questo punto vino rosso berrei
(ma è mattino presto…)
il vino rosso forte, toscano,
di quelle serate d’inverno
meravigliose
della nostra campagna.
In cui tu,
la carne arrostita sulle braci,
i piaceri dionisiaci consegnavi
della carne, del vino
e delle femmine prese per i capelli,
e dolcemente, fortemente,
teneramente amate.

 

 

La brezza ora è più calda.
Le parole cominciano a mancare.

Spero soltanto,
amico caro, forte mio compagno
e fratello maggiore,
di averti comunicato
le mie emozioni al brusco risveglio
dopo una telefonata.

ψ

Nota. L’avevo sentito la sera prima al telefono. Non ci eravamo rivisti da anni.

Per questo mi sono svegliato di soprassalto alle 5:30, con la testa piena di quella gioia, e che gioia (gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza li conoscete tutti): noi li passammo insieme ogni singola estate nella campagna aretina degli anni 50s-60s.

Emozioni, anche dolori.

Ma tutto vissuto con esuberanza ed intensità quasi violente.

Arezzo e la campagna attorno dove crescemmo insieme. C'è un terzo amico, perché eravamo come i moschettieri. Ne parlerò. Scattato con il mio piccolo Nokia E63. Click to zoom in

Aveva la casa di fronte alla mia ma quando ci vedemmo oltre i muri la prima volta  (io solo, lui con la nonna, una cara signora d’altri tempi, avevamo 3-4 anni) non ci piacemmo affatto. Lui mi sembrava perfettino, troppo ben pettinato.

Poi un giorno sua madre lo portò da noi ufficialmente (le due mamme erano molto amiche). Contrariati cominciammo a tirare i sassi a un barattolo messo su un tavolo di pietra, così, tanto per vincere la scontrosità. Aveva un anno più di me.

Il gioco del tiro al barattolo fece scattare tutto. Da allora non ci siamo più lasciati, anche se con intervalli. I nostri cervelli sapevano volare insieme, e ridevamo, ridevamo, ridevamo a crepapelle. Aveva una mente bizzarra, umoristica, piena di idee.

Qui sotto ho 18 anni. Dì li in poi ci fu il primo intervallo. Lungo.

MoR in 1966. I'm not THAT vain to put only myself here. "My photo is arriving" he said yesterday. Well, we will see. Our frienship was about to go on a hiatus. Pauline O'Connor had just arrived. Magister will also, but in 1972

Adesso che siamo vecchi o quasi ci sentiamo ancora più vicini e non ci saranno intervalli.

Credo che sia la voglia di finire l’avventura meravigliosa cominciata insieme, anche con tutte le altre persone care accanto a lui e accanto a me, che ci rendono la vita più umana (e ci consolano delle sue miserie).

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