Alla faccia della Grande Bellezza (e in onore der Depardieu de Torpignattara), un pezzo di pianoforte romano-tosto (e per niente decadente)

Via Torpignattara, anni '50. Veduta del mercato e dell'incrocio con Via Casilina

“Via Torpignattara, anni ’50. Veduta del mercato e dell’incrocio con Via Casilina. Sullo sfondo Piazza della Marranella con l’abbeveratoio dei cavalli”. Cliccare per i credits, per altre immagini e accedere a un bel sito sul quartiere

Listen to this:
(by MoR, wait a few seconds)


ψ

Lello, er romanaccio Depardieu (always with us in spirit?) says:

“Un po’ contemporanea, ‘sta litania.”

Mario:

“What is this sh** …”

Experimenting (with
the Romanesco dialect)

[To the English-speaking: This post being partly written in the Romanesco dialect Google translations might be unpredictable]

[Al lettore italiano: parlare il romanesco, ok, ma scriverlo - e studiarlo come lingua - è un'altra cosa. 1° sperimento]

‘Nnamo (let’s start.)

Il Depardieu del Casilino

Gérard Depardieu al Film Festival di Brlino del 2010

Gérard Depardieu au Film Festival de Berlin (2010.)  Click for credits

Incontro Lello a un bar di Torpignattara. Sta ordinando una Ceres.

ψ

Ogni tanto ci capito, a Torpignattara, perché se hai fortuna incontri i romani veri – magari non del tempo di Tito (come gli ebrei del rione S. Angelo) – ma veri in ogni caso, di 7 generazioni.

ψ

Corpulento, sui 40 anni, i braccioni tatuati che se t’agguantano ti stritolano, Lello ha i tratti marcati e sarebbe il perfetto Gérard Depardieu del Casilino se fosse un po’ più gallico e un po’ meno scuro nei capelli e negli occhi.

Saltuariamente – al Pantheon, a piazza Navona, al centro, in definitiva – Lello compare e scompare come un fantasma suonando percussioni esotiche assieme a un contrabbassista emaciato, a un sassofonista colla panza tonda, e a un chitarrista eccezionale col cappello calato gli occhi quasi nascosti dalle rughe che pare sia di Birmingham

[Lello dice che è di Birmingham. Io gli credo]

Sorseggia la Ceres, guardandosi lentamente attorno. E’ il suo mondo, il suo ambiente.

Lello è un capo.

A ‘sto punto, dico, la ordino pure io, sta Danese perché, è così particolare, sto Lello, che voglio che mi si sciolga la lingua (che mi s’è come ingufita coll’età).

Sorrentino ce sta a fa’ neri

La Grande Bellezza

Toni Servillo as Jep Gambardella in ‘La Grande Bellezza’ by Paolo Sorrentino

Dico:

“Lello, a fijo de ‘na mignotta, vviè cqua!”

Si avvicina. Sempre pronto allo scambio umano, in realtà parla pochissimo. Annuisce.

“Ahó, possin’ammazzatte – dico – co’ sta Grande Bellezza Sorrentino ce sta a fa’ neri. Tutto il mondo parla di metafora: metafora qua, metafora là… mo’ pure gli Americani sur Nu York Times …”

Lello è impassibile. Un minuto, forse due.

Poi, guardandosi le unghie, ‘na finissima ironia nello sguardo, comincia un bofonchio, che cresce man mano e se fa cavernoso.

Capisco solo le ultime tre parole:

“[...] [...] [...] M-e-t-a-f-o-r-a de che”.

Una voce dall’antro. A sentirla di notte al buio … Depardieu me fa impazzì.

Gran bucio de c… profumato

la grande bellezza

Cerco di provocarlo (ho bisogno di fa’ casino, di distrarmi).

Provo – un’imitazione ok – a crescere piano piano pure io per poi dargli dentro dopo 20 esatte parole:

“Beh, metafora dell’Italia – dico ‘n sordina, preciso -, d’un paese destinato al declino, con Roma – girata bellissima, per carità (sennò perché il titolo), – che poi in verità è ‘na pattumiera, è solo ‘na cloaca pure un po’ fine ma inzomma, lo vogliamo dire CAZZO, è come ‘N GRAN BEL BUCIO DE CULO TUTTO PROFUMATO – so’ cavernosissimo – co’ tanto de mignotte, ruffiani, pretacci (e nani!!) – parossismo – CHE CE CAMMINAMO TUTTI SOPRA!!!!”

[Ok, non sarò Augusto Lello ecc, ma er romanesco lo mastico, mia nonna era de via Garibaldi]

The Great Beauty by

Altra pausa. Si bbeve. Er calore de ste Ceres comincia a impregnacce.

Lello, lo vedo, è un poco ‘allertato’

Poi, ‘na lievissima sfumatura de complicità (divertita?) Lello disce:

“Tutti sopra ‘sto bucio de culo”

“Tutti sopra ‘sto bucio de culo. Confermo” (mi guardo le unghie puro io)

“Che poi è profumato”
[non capisco se mi piglia per il culo; siamo romani, ok, ma Lello è tosto, niente da dire]

“Che è profumato. Riconfermo”. C’è  qualcosa che non va.

Ma sentendomi provocato sbotto, incazzato come Agosto (quello a piazza de’ Renzi 15, che si incazzava davvero, non era un fintone, e Sandro il figlio, l’ho visto piccolo, è come lui)

“Ma dimmi un po’ a Lello: a te te piasce? Vojo dì, a te te piasce che Sorrentinos mostri ste zozzerie al mondo???”

Credevo d’avello beccato ‘n pieno. Erore. Ridiventa ‘na statua. Che soggetto, minchia, e potrebbe esse mio figlio …  :?

ψ

A ripensarci, ora che lo scrivo, mi salta in quer boccino er solito carme:

[no 'n bbuzzuro stavolta, ma carme nella lingua delle madri che la sera deambulav... lasciamo perdere]

Gigante immobile e paonazzo
(e sanguigno, diciamolo, come sto pezzo di …. Bbacco).

ψ

Poi d’un tratto, uomo dalle infinite risorse, Lello trasfigura, la pelle je se chiazza, l’occhio sinistro mosso dan lieve tremito.

Allora t’ho colpito, stronzo. ma te sarai ‘ncazzato?

Via di Tor Pignattara anni '40 circa

Via di Tor Pignattara anni ’40 circa. Courtesy di Silvestro Gentile. Cliccare per i credits

Seconda Ceres. Lo seguo a ruota. Comincia, si direbbe, a approfondirsi na certa atmosfera che è solo de ‘ste parti … discorso lungo, da non fare ora (anche perché credo che ‘n ce porta a un cazzo).

Mario, homo novus
(e pallonaro)

Mario m’accompagna un bel giorno a Torpignattara.

E’ il classico chiacchierone fanfarone – niente a che vedere co gli Augusti, I Lelli -, al punto che la tragica diffusione di un simile ‘tipo psicologico’, qui, è uno dei motivi per cui molti italiani … sparlano di Roma.

Al bar mi parla di calcio, della sua vecchia Lancia vintage, delle ultime 10 partite (10!) di 4 squadre diverse. Non ci capisco molto.

Poi arriva Lello, e Mario commenta:

“Ma quello sta sempre zitto. Me sembra n’imbecille”.

[Ok, Lello-Depardieu sarà tranquillo - Mario non capisce un cavolo - ma già con gli occhi ti dice mille cose. Gli occhi di Mario, invece, esprimono il vuoto assoluto)

Dico:

"Imbecille? Errore grave, Mario mio, perché Lello, a te, t-e  s-e  m-a-g-n-a".

Nonostante calchi la voce Mario se ne fotte e scrolla le spalle (co gli occhi -quasi na punizione divina- che ripetono il nulla dell'anima).

[Che è st'anima? Che ne so. Ma che Mario l'anima non ce l'abbia mi sembra l'unica verità scientifica della storia della teologia]

Lello, antico,
laconico (e non cazzaro)

Lello è intelligentissimo, e, a differenza di Mario il cazzaro, ha un retroterra.

Sterminato.

Cerco di darvi un’idea.

ψ

Da 20 anni frequenta il centro storico (“la mia famiglia è de llì: co’ ggenitori, e i nonni, e i bisnonni, e i trisnonni -e via cantando- ci arrivi fino Adamo”).

Detto come una cantilena, difficile da spiegare, che è ritmata dalla ‘o’ di nonni (da dove viene? Mah).

ψ

Lo vedo ‘na volta al mese, anche meno oramai, ma so che c’è (e mi basta).

Lello è un capo, ripeto. Mi dà la fiducia di pensare che qui in Italia tanta gente (qualcuno al palo c’è, purtroppo) nonostante la crisi se la cava, ai vari livelli della gradinata sociale.

Nell’arte della sopravvivenza, romani e italiani, sono professionisti patentati, la storia è lì a dirlo.

E Lello, che il frescone e fannullone Mario non può capire, Lello in realtà fa.

Un piccolo
ma fiorente commercio

Lello lavora, s’ingegna.

Buon marito e buon padre di due figli, ha raggiunto la sua modesta prosperità con il commercio di cellulari e tablet a costo bassissimo, che la gente compra perché non gira più ‘na lira.

Da qualche anno s’è fatto 2 o 3 esercizietti (stanzine, in definitiva) che visita più volte al giorno, la faccia del boss autorevole ma pensoso, quasi pensasse ad altro (è però nota tutto e tutto sa).

Esercizietti che gli so’ gestiti da 3 marocchini svegli che gli fanno da bassa manco tanto bassa manovalanza, che lo rispettano, e che soprattutto je vogliono bene.

Sidi Bou Said, Tunisia. Gnu Free documentation License

Il Mediterraneo è una casa comune. Al commercio, si sa, non gli n’è mai fregato niente delle fedi diverse.

Lello dunque incede nel quartiere, coi tatuaggioni il nasone la faccia (e la stazza) del Depardieu zigano.

Una figura caratteristica come non ce ne saranno più in futuro (oppure no?) Ho sentito in giro a Roma giovanissimi di altri paesi che già parlano romanesco meglio di me.

Il tradizionale tuffo di Capodanno nel Tevere dal ponte Cavour di Roma

Il tradizionale tuffo di Capodanno nel Tevere dal ponte Cavour di Roma. Tanti sono stati i personaggi famosi in questo ‘sport’, almeno dal 1870 a oggi. Click for credits

Poi insomma cazzo (la terza Ceres, inesorabile …  :twisted:  ), ma a vede’ sti romani che se tuffano ancora da’ ponti (no Lello), con mezza falange in meno ar medio (sì Lello, cqui: ‘na sforbiciata a 16 anni).

Aaa vede’ cioè ‘sti tosti che s’industriano, che non aspettano tutto dar stato, ognuno col su’ stile, qui e in altre regioni del paese, spina dorsale che impedisce che il corpaccione italiano s’afflosci.

In altre parole, a vede’ na Roma e un’Italia positive nonostante le sofferenze, che non s’avvoltolano nella nevrosi, che non si prostituiscono, che non ballano nelle terrazze chic vista Colosseo con le narici incipriate, che non scopano le minorenni ai Parioli e nemmerno le minorenni slave sulla Salaria … cazzo!

A vede’ sti ggiovani che lottano, che imparano le lingue straniere,  che vanno ‘n culo ar monno dovunque ci sia ‘no stracciaccio de lavoro, e così facendo – poverini poverini si dice! – non diventano più deboli, ma più forti, fanghala, che si aprono la mente e il futuro …  (Mario – che mi sta vicino, compagno di scuola a cui infondo voglio bene, me dice: daje, famo notte).

Sorrentinoooos!

Neapolitan Paolo Sorrentino

Neapolitan Paolo Sorrentino. His success at the Academy Awards granted him a Roman honorary citizenship. Click or credits and to enlarge

Ok, ok, a Marioo, ma la domanda scusate che spontanea cazzo ce sorge a ‘sto punto fangulo è la seguente:

A’ Sorrentinoooos! Sarai puro Napoletano talentuoso (lo sei) ma la conosci veramente Roma? O sella conosci – non credo – non te sarai mica  ‘mbo’ incazzato perché l’ambiente del cinema romano – che è poi quello italiano – è ‘na Grande Zozzeria, cogli outsider che so’ outsider semper, tanto che Villaggio (puro Pupi Avati?) s’è addirittura ‘nbestialiddoooo?

Dice Fantozzi, ineffabile, a Mediaset:

“Sordi è il simbolo della ‘Grande Cattiveria’, la cattiveria dei Romani ‘che sono veramente, e profondamente, cattivi’ “

[detto poi con lo sguardo cattivo ... who's kidding who]

Dice che i Romani sono 'cattivi', e che Albertone è il simbolo della Grande Cattiveria.

Pianoforte romano

Ora, a me il film de Sorrentinos piasce, ma me fa puro ‘ncazzare.

Pertanto, in onore dei Lelli semper tosti e viventi (in periferia: l’hanno cacciati cogli sventramenti), residuo piccolo e coriaceo di una forza grande e suprema (passata, gone, dead).

In loro onore dicevo ‘sta musica di pianoforte dedico, da romano -più fortunato e sfortunato insieme- ad altro romano.

[Mario: "Sei un cazzone". Giovanni: "pure tu, stronzo, ma ti voglio bene"]

Pianoforte romano

Ripropossta pure qui (Mario: “per puro narcisismo, cojone” “Sei un fregnone – ma ciai raggione?” “Sì” “No” “sta minghiaaa”) :


Per te, e per tutti voi – (Gino, Sergio, Spartaco, Gianni e Samanta), oltre che pe’ sti napoletani a cui vojamo bene, no Mario? So’ i nostri cugini) – butto llà ‘sto pezzo de cazzo de pianoforte non decadente (me lo si permetta, Sorrentinooos).

Lello, romanaccio Depardieu, always with us in his a spirit, says:

“Un po’ contemporanea, ‘sta litania.

Certo, stronzo (no scusa Lello, scusa) ma nello spirito, almeno, e nell’anima (che abbiamo simili), ci metterà senza dubbio d’accordo ….

 

Roman Renaissance fountan

 

Ecco un clip del La Grande Bellezza, in tutta la sua struggente (in all its aching) … beauty bellezza.

Dulcis in fundo Pino Daniele, napoletano cantautore e chitarrista di vena raffinata, che canta Anna Magnani e il cinema romano.

[Così ricomponemo er tutto e famo pace :-) "Stronzi" "Frocioni" "So 'frocio ma me ne vanto" "Hai raggione" Ma il partenopeo "ste nutizie nu ssierve" Depaardieu mostra i braccioni "a fijo de ‘na mignotta, vviè cqua" ma viene travolto da' stilettata greca colta ... "ta' soreta è latrina, e matre, a te, na  pumpinare jamme jamme JAMME!!"]

Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain

Resources:

Provare tutto, dove si parla della ‘cugina greca’ di Roma, Νέα Πόλις
The Roman Jews (1). Are They the Most Ancient Romans Surviving?
Le coste meridionali del Mediterraneo
Dove si parla del legame tra sponda nord e sud (araba) del Mediterraneo
e della vocazione, oltre che universale, ‘mediterranea’, della Città Eterna.

Web site di dialetto partenopeo
[
Wiki francese: "Dans la mythologie grecque, Parthénope (en grec ancien Παρθενόπης / Parthenópês, « celle qui a un visage de jeune fille », de παρθένος / parthénos, « jeune fille », en particulier « vierge ») est une des sirènes...Strabon mentionne que son temple se situait dans la ville de Néapolis (actuelle Naples), où les habitants célébraient des jeux gymniques en son honneur.]

Poi, in tema di composizioni pianistiche (di resilience e- Mario -de fanfaroni”) :

L’inno all’Euro che non cede
L’hymne à l’Euro qui ne cède pas

I Saturnali a Roma: frenesia, banchetti, schiavi e regali. Somiglianze con Natale e Capodanno (2)

Tempio di Saturno a Roma, alle pendici del Campidoglio. Click for attribution

English original

I Saturnali al tempo di Nerone

Roma, 17 dicembre, 62 dopo Cristo. Nerone è a capo dell’impero romano. Il filosofo Seneca scrive una lettera (n. 18) all’amico Lucilio:

December est mensis
(E’ il mese di dicembre)
cum maxime civitas sudat.
(quando la vita è più intensa che mai in città.)
Ius luxuriae publice datum est;
(Il diritto all’eccesso è stato ufficialmente proclamato;)
ingenti apparatu sonant omnia [...]
(ogni angolo risuona dei chiassosi preparativi  [...])

L’inizio della festa più amata a Roma e nel resto dell’impero, i Saturnalia, è stato ufficialmente proclamato. L’eccitazione cresce ovunque.

Il filosofo, tranquillamente seduto nel suo elegante tablinum, riflette su ciò che lui e il suo amico dovrebbero fare, se cioè partecipare o meno alla gioia dei banchetti.

Si te hic haberetur,
(Se ti avessi qui)
libenter tecum conferrem quid estimare esse faciendum [...]
(sarei felice di consultarti su ciò che sia opportuno fare [...])
utrum nihil ex cotidiana consuetudine movendum,
(se lasciare immutate le nostre quotidiane abitudini,)
an, ne dissidere videremur cum publicis moribus,
(o, per non sembrare fuori sintonia con i costumi della gente,)
et hilarius cenandum et exuendam togam
(se anche noi dobbiamo banchettare allegramente e toglierci la toga)

Banchetto in un affresco a Pompei

Modalità del rito

Il sacrificio ufficiale – che si celebra nel tempio di Saturno, sul lato occidentale del foro – è probabilmente terminato. Sarà seguito a breve da un banchetto nello stesso tempio durante il quale i partecipanti grideranno il saluto augurale: Io Saturnalia! (che ricorda i nostri brindisi di Capodanno) e dove la celebrazione presto si trasformerà in una festa accesa e caotica.

Una (vaga) idea della cerimonia può esserci fornita da un testo rituale scritto da un neo-pagano ricostruzionista, Apollonius Sophistes [vedi il sito Biblioteca Arcana].

L’obiettivo di Apollonius è quello di far rivivere il rito nella vita reale.

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Mario: “Celebrare il rito oggi?? Ma è fuori di testa questa gente?”

Extropian: “Forse, anche se cercare di rivivere forme di paganesimo con un minimo di accuratezza storica è sempre meglio dei pastrocchi alla Wicca. Il che, in un caso o nell’altro, non fa per me”.

Dettaglio dalle ‘Rose di Eliogabalo’ del vittoriano Lawrence Alma Tadema (1836-1912). Click to zoom in and enter Tadema’s vision of Roman Antiquity

Banchetti nelle case e doni

L’euforia pervade la città. I banchetti nelle abitazioni private saranno sregolati, come succede ogni anno. Ci si appresta agli ultimi ritocchi a piatti elaborati, biscotti, doni, alla disposizione di candele (cerei) che simboleggiano la rinascita del sole; si preparano pupazzi di pasta (sigillaria) e si finisce di organizzare spettacoli, danze e musiche, tra cui una scelta di canti non di rado scurrili ed altri di tono più elevato, spirituale.

Brevi testi, proprio come i bigliettini dei nostri regali, accompagnano i doni. Il poeta Marziale, che ne ha composti diversi nei suoi epigrammi, ci dà informazioni sul tipo di regali scambiati:

“Tavolette per scrivere, dadi, aliossi [un gioco con ossicini ormai in disuso, ndr], salvadanai, pettini, stuzzicadenti, cappelli, coltelli da caccia, scuri, lampade di vario genere, biglie, profumi, pipe, maiali, salsicce, pappagalli, tavoli, tazze, cucchiai, capi di abbigliamento, statue, maschere, libri, animali domestici”.
[elenco tratto dalla Wiki inglese]

Licenza degli schiavi,
vesti e formulazione di desideri

Agli schiavi sarà permesso ogni tipo di licenza (o quasi). Un maestro della festa o ‘re del disordine’ impersonerà il gioviale Saturno con la barba che, scelto a sorte nelle case, orchestrerà il divertimento (personaggio simile al nostro Babbo Natale).

[Un Lord of Misrule è figura comune del Natale britannico nel medioevo, con ruolo quasi identico, così come il Pape des Sots o des Fous in Francia]

Scrive lo storico americano Gordon J. Laing (Survivals of Roman Religion):

Gli schiavi dei Saturnali romani erano “autorizzati a trattare i loro padroni come fossero loro pari. Spesso infatti padroni e schiavi si scambiavano i ruoli e questi ultimi venivano serviti dai primi [...] Un ‘re’ scelto a sorte ordinava a un ‘suddito’ di ballare, a un altro di cantare, a un altro ancora di portare sulle spalle una flautista e così via. Con tale gioco i romani ridicolizzavano la regalità”.

L’assiro Luciano di Samosata scrive nei suoi Saturnalia (un dialogo satirico del II secolo d.C. che si svolge tra Kronos-Saturno e il suo sacerdote)

“Durante la mia settimana [è Crono che parla, ndr] la serietà è bandita; ogni commercio e attività sono proibite. Il bere, il chiasso, i giochi e i dadi, la scelta dei re e la gioia degli schiavi che cantano nudi, il battito frenetico delle mani e i visi con la bocca tappata che vengono tuffati nell’acqua gelida: sono queste le funzioni a cui presiedo [...] questo il periodo di festa, quando è lecito ubriacarsi e gli schiavi hanno licenza di insultare i loro padroni”.

Come alla vigilia del moderno Capodanno, è il momento di esprimere i desideri per l’anno a venire. Dice Crono al suo sacerdote:

Crono: “Volgi il pensiero a ciò che mi vuoi chiedere [...] farò del mio meglio per non deluderti”.

Sacerdote:
“Nessuna originalità in proposito. Le solite cose, per favore: ricchezza, abbondanza d’oro, proprietà di terre, folle di servi, gaie e morbide vesti, argento, avorio, in realtà tutto ciò che è di un qualche valore. O migliore dei Croni, dammi un po’ di queste cose!”.

I Sansculottes della rivoluzione francese con i ‘berretti della libertà’, tipici degli ex schiavi o liberti. Essi erano copricapo comune nei Saturnali come simbolo d’uguaglianza

Come si vestiva la gente? In modi che suggerivano l’uguaglianza sociale. Seneca aveva infatti accennato al fatto di togliersi la toga, indumento solenne e d’alto ceto. Le gente ai banchetti indossava infatti la synthesis, un semplice vestito da cena, e il pileus, il berretto conico dei liberti, un cappello di feltro aderente simile al cappello frigio che non a caso in epoche successive diverrà l’icona della libertà nelle rivoluzioni francese e americana [il bonnet rouge dei sanculotti: vedi l’immagine sopra].

[per ulteriori informazioni (in inglese) sui Saturnalia: Lacus Curtius; un bell'articolo di Mary Beard e la ricca voce Saturnalia della Wikipedia inglese]

Intellettuali in conflitto

Di fronte a tanta frenesia lo stoico Seneca propende per la via intermedia (notate l’accenno alla folla ‘pilleata’, che indossa cioè i ‘pilei’):

Si te bene novi,
(Se ben ti conosco)
nec per omnia nos similes esse pilleatae turbae voluisses
(avresti desiderato che non fossimo né simili alla folla imberrettata)
nec per omnia dissimiles;
(né del tutto dissimili;)
licet enim sine luxuria agere festum diem
(è opportuno infatti partecipare alla festa senza eccessi.)

E’ comprensibile. L’intellettuale tende a comportarsi diversamente dall’uomo della strada, ed è spesso (ma non sempre) infastidito e un po’ blasé di fronte al trambusto della gente comune.

Durante le feste di dicembre che si svolgono a casa sua “Plinio il giovane – scrive Mary Beard nell’articolo citato – si rifugia altezzosamente nell’attico per continuare a lavorare (non vuole rovinare il divertimento dei servi – ma, forse ancor più, non vuole esporsi ai loro giochi ruvidi)”.

Catullo in visita da Lesbia. Laurence Alma Tadema (1836-1912)

Il poeta Catullo invece adora i Saturnali (“il periodo più bello”) così come il poeta Stazio, che alla fine del I secolo d.C. esclama:

“Quanti anni ancora durerà questa festa! Mai il tempo cancellerà un così santo giorno! Finché esisteranno le colline del Lazio e il padre Tevere, finché la tua Roma rimarrà in piedi, e il Campidoglio, che hai restituito al mondo, i Saturnalia vivranno”.

[Silvae, I.6.98 e sgg.]

ψ

E infatti i Saturnali per molti aspetti sopravviveranno, come abbiamo visto e forse ancora vedremo.

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Prima parte sui Saturnalia:

Sopravvivenza dei Saturnalia dell’antica Roma nel Natale, Capodanno e Carnevale (1)

Sopravvivenza dei Saturnalia dell’antica Roma nel Natale, Capodanno e Carnevale (1)

English original

Cerchiamo di capire come i Saturnalia (la festa più popolare della Roma antica e la più diffusa in tutto l’impero romano) possano essere sopravvissuti fino a noi. Qui sotto vediamo una statua del dio Saturno, a cui la festa era dedicata.

Il dio Saturno. Museo nazionale del Bardo a Tunisi

Saturno e l’età dell’oro

Saturno, dio romano dell’agricoltura e divinità assai antica secondo le fonti, aveva (ed ha) il proprio tempio ai piedi del Campidoglio, nel Foro Romano. L’edificio ospitava una statua del dio con in mano una falce. La statua, di legno e successivamente d’avorio, aveva i piedi incatenati da fili e trecce di lana, che venivano slegati soltanto durante i Saturnali, cioè dal 17 dicembre in poi.

Il tempio venne ricostruito tre volte e le otto colonne che vediamo oggi nel foro (cfr. l’immagine qui sotto) sono ciò che rimane dell’ultimo rifacimento.

Non è un caso, credo, che il tempio ospitasse anche quanto di più prezioso vi fosse a Roma, cioè il tesoro della città o aerarium (monete, lingotti ecc.). Perché?

Perché nella mente dell’antico romano medio il dio Saturno – che, sconfitto da Giove suo figlio, trovò rifugio in Campidoglio – aveva portato nel Lazio la mitica Età dell’Oro (Aurea Aetas), un’era felice in cui gli uomini erano uguali, le leggi non necessarie, la primavera perenne e la terra spontaneamente prodiga di grano biondo e fiumi di latte e nettare che scorrevano meravigliosamente.

Il tempio di Saturno nella parte occidentale del Foro Romano. Solo il portico frontale con le sue 8 colonne è ciò che resta. Click for attribution and to zoom in.

Parole da un lontano passato

Ma ascoltiamo la descrizione dell’età dell’oro direttamente dalle parole suggestive di un antico romano, Ovidio (Metamorfosi, I, 89 e sgg.):

aurea prima est aetas
(prima viene l’età dell’oro)
sponte sua sine lege fidem rectumque colebat
(che alimentava spontaneamente, senza bisogno di leggi, verità e bontà)
nec supplex turba timebat iudicis ora suis, sed erant sine vindice tuti
(non vi era folla di supplici che temesse il volto del giudice: si viveva in sicurezza senza bisogno di protezione)
mollia peragebant otia gentes
(in molle pace la gente conduceva l’esistenza)
ver erat aeternum
(la primavera era eterna)
per se dabat omnia tellus … fruges inarata ferebat
(e la terra spontaneamente dava tutto … il frumento, non arato, cresceva)
flumina iam lactis, iam flumina nectaris ibant
(qui fiumi di latte scorrevano, lì torrenti di nettare)


Rievocazione di un’età senza legge

Ora è chiaro che i Saturnali erano una sorta di rievocazione di tale primordiale età senza legge in cui gli uomini vivevano in eguaglianza e abbondanza di tutto.

Durante i Saturnali i ricchi doni della terra erano celebrati con feste e banchetti in cui ai celebranti, riscaldati dal vino, era lecito trans-gredire (letteralmente, ‘andare oltre’, da trans + gradior) fino a stati superiori (o inferiori) della mente che potevano comportare esaltazione, spiritualità, atti esoterici, scherzi villani, giochi d’azzardo, promiscuità, scambi di doni, e in cui agli schiavi era concessa la più ampia licenza in ricordo di un’età in cui vigeva la parità tra gli uomini. Tali cerimonie collettive (come anche i riti di Dioniso noti a Roma come Baccanali) erano spesso indicate con il termine greco ὄργια o con quello romano di orgia.

[Da notare che i termini antichi solo vagamente si ricollegano al termine moderno 'orgia', fosse solo per il fatto che avevano significato religioso]

A differenza del culto di Saturno, quasi sconosciuto al di fuori del Lazio, i Saturnalia divennero la festa più diffusa in tutte le province dell’impero, amata da gente di ogni condizione sociale, finché essa non venne abolita dal Cristianesimo.

I cristiani in realtà non poterono eliminare del tutto i Saturnalia e così la festa fu assorbita nel Natale [vedi dopo]. Questa festa pagana sopravvisse in forme mascherate in Italia, Inghilterra, Germania, Francia, ecc.

Cerchiamo di capire meglio. Alcuni aspetti dei Saturnalia possono infatti apparire incomprensibili ai moderni.

Anche il Carnevale significava il rovesciamento dell'ordine e un passaggio dall'inverno alla primavera

Cicli e riti di passaggio

I Saturnalia appartenevano a quei riti tipici delle culture agricole più antiche di tutto il mondo.

Tali culture avevano una visione ciclica, cataclismatica – e non lineare – del tempo.

Scrive Chiara O. Tommasi Moreschini:

Siamo di fronte a “una nozione di ‘cosmo’ costituito da cicli, nati dal caos e al caos destinati a ritornare mediante una ‘catastrofe’ o ‘grande dissoluzione’, unitamente alla sete di rigenerazione e rinnovamento implicite nel compiersi dei rituali orgiastici, le cui forme aberranti rappresentano una degradazione di questa idea del ritmo dell’universo. Giacché ad un livello cosmologico l’orgia rappresenta il caos, ossia la scomparsa di limiti o barriere e la fusione in una unità, il desiderio di abolire il tempo è particolarmente evidente nelle orge che avvengono, in varie forme, durante le feste del nuovo anno, considerato il dramma stagionale per eccellenza. Insieme alle altre caratteristiche di eventi analoghi, il ritorno simbolico del caos primigenio indica l’abolizione del tempo profano in modo che si compia la dissoluzione del mondo ed il ripristino del momento mitico in cui inizio e fine coincidono. È questo il motivo per cui tali feste sono costantemente caratterizzate da un tentativo di abolire ordine e consuetudini, dando libero corso alla licenza, violando le regole e sospendendo le leggi, con possibili ribaltamenti delle condizioni sociali, e, in altre parole, convergenza degli opposti”.

L’universo, la storia si ripetevano dunque in un eterno ritorno ad epoche mitiche in modo che la fine di un ciclo (solare, annuale, lunare o stagionale) generava un nuovo inizio; così che la dissoluzione coincidesse con la rigenerazione, il caos, l’arbitrarietà e la trans-gressione si tramutassero in un nuovo ordine in cui la gente si sentiva rigenerata e disposta a tornare alla norma.

Il sole sorge all'orizzonte

Tali momenti di passaggio venivano celebrati in festività in cui la promiscuità era un modo per ottenere la fertilità.

“L’antichità classica – nota ancora Chiara O. Tommasi Moreschini – ricorda varie feste durante le quali ciò che di norma era proibito era invece tollerato: i Sacaea a Babilonia o nella regione del Ponto, che erano celebrati in estate in onore della dea Ishtar o Anaitis e che comprendevano, tra l’altro, un re travestito da servo; lo Zagmuk, o festa delle ‘sorti’, che si celebrava in Mesopotamia all’inizio dell’anno ed annoverava licenza in materia sessuale, oltre alla detronizzazione simbolica del re; i Kronia in Grecia [ad Atene e in Attica, MoR] ed i Saturnalia a Roma [il romano Saturno e il greco Kronos vennero identificati dai Romani, MoR]; ma altresì feste femminili come le Tesmoforie o la celebrazione romana della Bona Dea [di cui una descrizione, in questo blog, è nel post Sex and the city (de Roma) 2, MoR], che offrivano alle donne l’opportunità di indulgere a modo loro in certi eccessi”.

Tracce nella mente dei moderni

Ora è probabile che questo passato spirituale (assieme al perdurante effetto dei mutamenti naturali) abbia lasciato / lasci profonde tracce anche nelle menti contemporanee. Continuiamo ad avvertire questo fine-inizio di qualcosa durante il periodo di Natale / Capodanno; l’effetto ci colpisce nel profondo, e ci agita anche, come una specie di sisma che ci investe. E, allo stesso tempo, sentiamo la dolcezza della famiglia e le sensazioni religiose cristiane.

Il che ci porta alla nascita di Cristo.

I Saturnali, la nascita del Dio Sole e Cristo

Disco dedicato a Sol Invictus (Sole Invitto). Argento, opera romana del III sec. d.C. Da Pessinus, Asia Minore. British Museum. Click for attribution

Data la popolarità dei Saturnalia i fondatori del cristianesimo, desiderando conquistare i pagani alla nuova fede, assorbirono i Saturnalia nelle celebrazioni della nascita di Cristo.

I Saturnalia iniziavano il 17 dicembre e si concludevano il 25 dicembre, il giorno del solstizio d’inverno secondo il vecchio calendario giuliano istituito da Giulio Cesare (è il nostro 21 dicembre secondo l’attuale calendario gregoriano).

Ebbene, quando nacque Cristo? Nessuno lo sapeva esattamente, anche se alcuni passaggi biblici fanno pensare alla primavera.

Fu Papa Giulio I che nel 350 d.C. scelse il 25 dicembre (corrispondente al nostro 21 dicembre, dunque il solstizio d’inverno), il che si rivelò una saggia decisione non solo per la data della fine dei Saturnalia, ma anche perché in quello stesso giorno, il 25, si celebrava da secoli la nascita di Mitra / Sol Invictus, il dio solare (e infatti il solstizio d’inverno altro non era che la morte / rinascita del sole).

E, va detto, il dio del sole in tutte le sue forme era molto amato. Prima di essere gradualmente sostituito dal Dio cristiano, il Sol Invictus era il culto ufficiale del tardo impero romano.

Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain

Extropian: “Secondo Tom Harpur (The Pagan Christ) pochi cristiani si rendono conto oggi che ancora nel V secolo d.C. [quindi ben quattro secoli dopo la nascita di Cristo!] Papa Leone Magno dovette ordinare ai fedeli di smetterla di adorare il sole”.

Mario: “Ho letto qualcosa in un forum americano: questa “diceria che i Saturnalia spesso degeneravano in una grande festa con orge e alcol … è ironico che noi cristiani utilizziamo questa giornata per celebrare la nascita del nostro Salvatore venuto su questa terra proprio per salvarci da tali peccati “.

MoR: “Be’, come detto prima, avvertiamo tutti come uno strano conflitto durante queste feste: combattuti tra religiosità e divertimento, eccesso e buona volontà, sentimenti della famiglia e consumismo pagano”.

MoR: “Un conflitto, forse, generato da quel compromesso antico (dare forma cristiana a feste pagane), conflitto che probabilmente era assente ai tempi dei Saturnalia, quando trans-gressione (l’andar oltre, l’eccesso) e religione non erano sempre separate come lo sono oggi. Al contrario, esse a volte coincidevano. τὰ ὄργια (o orgiae) era caratteristica dei culti misterici, intrisi di altissima spiritualità ed etica. Una cosa impensabile oggi, dopo quasi due millenni di Cristianesimo”.

ψ

Nel prossimo articolo vedremo meglio come si svolgevano i Saturnalia.

Survivals of Roman Saturnalia in Christmas, New Year and Carnival? (1)

Originally posted on Man of Roma:

Dafna asked me to write about the Roman Saturnalia, a festival in honour of Saturn.

“Inspired by Richard’s musing about Christmas – she said – I just discovered the term: ‘Beginning in the week leading up to the winter solstice and continuing for a full month, Saturnalia was a hedonistic time ….’ Sounds like fun.”

So here we are Dafna, although my mind is blurred by all this saturnalian revels, starting in Italy on Dec. 24 and ending with the Epiphany, Gen. 6.

Quite a long time isn’t it.

Ma poi ecco l’Epifania
che tutte le feste si porta via.

Saturn & the Golden Age

Saturn, the Roman god of seed and sowing, very ancient according to sources, had his temple built at the foot of the Capitoline hill. It housed a wooden (later ivory) statue of the god filled with oil, holding a scythe and whose feet bound…

View original 1,297 more words

For My Eldest Brother

Rome at dawn

Rome at dawn. Click for attribution and to enlarge

A man-to-man thing, after an earlier post on how different women and men can be (see the original in Italian.)

ψ

Rome, April 2004. 6 o’clock of a cold but bright morning.

I am looking at the Roman rooftops, sitting in my terrace. It’s almost dawn and I’m cold.

You know, I had two sisters and 8 female first cousins and I met him when we were 3-4. He therefore became my eldest brother.

My Eldest Brother

I have heard him on the telephone the night before after many years of silence.

So now on my terrace on the first shred of paper I found I’m quickly jotting down the words I have in my head for fear of forgetting them.

Words thrown spontaneously – and a bit savage too perhaps.

1950s-1960s remote, antediluvian stuff?

What can I say, we lived in immediate post-war Italy. Judge for yourself.

My 'brother' at 13. We had the same colours, green eyes and blonde hair, but he was blonder. They took us for real brothers


For My Eldest Brother

My friend, companion of happy adventures
during the prime of life,
at 6 in a Roman morning,
a cold breeze running over the rooftops
of a pagan city,
you, companion and brother,
I here come to celebrate
as in an ancient rite,
a pencil splashing words
rapidly on a page,
words alive, unlaboured.

You taught me to enjoy this life,
its primordial side and strength;
I, more fearful,
brought up in a world of women,
was taught by you manly ways,
the male attributes, or nuts,
that you always had,
and have: do not forget!

Oh fuck, male attributes,
may the Lord be thanked!
In a world full of empty
jaded and phony people,
you always were an example,
my friend and brother,
of strength and courage
much more than my father.
You – and my mother’s brothers
so dear and much much loved.

And my father,
who meant a great deal,
from him I took other things.
But you were so much to me.
One more year is a lot
when one is so young,
It helps to establish a primacy
that I always have recognized you.

And here, on this small terrace
of the city of Rome,
in front of the ancient temples
of our primogenial culture,
I honour you,
my eldest brother;
I celebrate you, that primacy still recognizing
not solely because of age.

At this point red wine I would drink
(but it is early in the morning…)
the full-bodied red Tuscan wine
of our wonderful winter evenings
in our countryside – do you recall? -
when, roasted meat over embers
the Dionysian pleasures
of meat and wine you delivered
and of the women
taken by the hair
and gently, strongly,
tenderly loved.

The breeze is now warmer.
Words begin to fail.

I only hope,
dear friend, my strong companion
and eldest brother,
to have conveyed to you
these memories, these emotions
during abrupt awakening
after a phone call.

[Translation by Geraldine]

[This sweet, generous Celtic woman
is not responsible for the 'bad words'
that are mine since how
could she understand them
plus Google translator
doesn't provide help on that]

 

My friend at 22 with his dad Michele. They had a very strong bond. While G's mum was Tuscan his dad was from the South, which meant a lot to both of us

Note. I had talked to him the night before on the phone, as I’ve said. We hadn’t seen or talked to each other since years.

That is probably why I woke with a start at 5:30 am with my head so full of that joy – the years of infancy and adolescence, any reader knows them: we spent them together in the Arezzo’s countryside every single summer of the 1950s-1960s .

Joys (and sorrows) but all lived with exuberance and almost violent intensity.

Arezzo and its country. There's a third friend and we were like the 3 Musketeers. Shot with my little cellular Nokia E63. Click to zoom in

He had a house across from mine but when we first saw each other over the wall (I was alone, he with his grandma, a gentle lady as of from an old-time painting, we had 3-4 years) we did not like each other at all. He looked prissy and too well-groomed to my taste.

Then one day his mother took him to our house for an official visit (the two mums were close friends). Disturbed we were a bit so we began to throw pebbles at a can placed at 10 yards from where we were on a stone table, just to kill moodiness. He was a year older.

The throwing-pebbles-at-a-can thing triggered ALL. We have never left each other since then (apart from a few intervals.) Thing being our brains knew how to fly together, and we laughed and laughed and we laughed out loud. His mind, odd and humorous, was rich with ideas.

In the picture below I am 18. From then on we had the first break. A long one.

Man of Roma at 18 (1966.) Our friendship was about to go on a hiatus. Pauline O'Connor, my piano teacher, had just arrived. Magister will also, but in 1972

Now that we are old (or almost) we feel even closer and there won’t be intervals any more.

It’s this desire we have to stay close at the end of a marvellous adventure we did begin together, in the company also of the loved ones from his side and from my side – who make our life more human (and who console us of its miseries.)

Related posts.
Read 2 of our first adventures with the ‘other sex’:

Sex and the city (of Rome). Season II.1

Al mio fratello maggiore

Alba romana ad aprile. Click for credits and to enlarge

A man-to-man thing, after the previous post on how different women and men can be.

ψ

Roma, aprile 2004. Le 6 di una mattina fredda ma luminosa. Guardo i tetti di Roma. Sono seduto nella mia terrazza. E’ quasi l’alba e ho freddo.

Avevo risentito il mio amico la sera prima al telefono dopo tanti anni di silenzio. Scrivo velocemente a matita sul primo pezzaccio di carta che trovo parole che ho in testa, per paura di dimenticarle.

Parole buttate là, piene di emozione, forse anche un po’ selvagge.

Roba da anni 50s-60s, da epoca remota e superata?

Che volete che vi dica, era l’Italia del dopoguerra, giudicherete voi.

ψ

 

Al mio fratello maggiore

Amico mio, compagno
di scorribande felici
nella fase più piena della vita,
alle 6 di un mattino romano,
la fredda brezza che corre
sui tetti di una città pagana,
io te, compagno mio e fratello,
qui vengo a celebrare
come in un rito antico,
schizzando con la matita
rapide su un foglio
parole vive e non lavorate.

Mi hai insegnato a godere della vita
l’aspetto primordiale e forte;
io, con più timore,
cresciuto in un mondo femminile,
il lato virile mi hai insegnato,
quello con gli attributi,
che hai sempre avuto,
e hai,
non lo dimenticare!

E cazzo vivaddio gli attributi!
In un mondo spompato
pieno di gente vuota stanca fasulla,
sei sempre stato esempio,
caro fratello mio,
di forza e di coraggio,
molto più che mio padre;
tu, e i miei zii materni,
i carissimi e amati
fratelli di mia madre.

A mio padre,
che pure ha significato tanto,
devo altre cose,
ma tu sei stato molto per me,
un anno in più vuol dire,
quando si è giovanissimi:
aiuta a stabilire il primato
che sempre ti ho riconosciuto.

E qui, in questa piccola terrazza
della città di Roma,
di fronte ai templi antichi
della nostra cultura primigenia,
io qui ti onoro,
fratello mio maggiore;
io qui ti celebro,
quel primato ancora riconoscendo
che non fu solo d’età.

 

 

A questo punto vino rosso berrei
(ma è mattino presto…)
il vino rosso forte, toscano,
di quelle serate d’inverno
meravigliose
della nostra campagna.
In cui tu,
la carne arrostita sulle braci,
i piaceri dionisiaci consegnavi
della carne, del vino
e delle femmine prese per i capelli,
e dolcemente, fortemente,
teneramente amate.

 

 

La brezza ora è più calda.
Le parole cominciano a mancare.

Spero soltanto,
amico caro, forte mio compagno
e fratello maggiore,
di averti comunicato
le mie emozioni al brusco risveglio
dopo una telefonata.

ψ

Nota. L’avevo sentito la sera prima al telefono. Non ci eravamo rivisti da anni.

Per questo mi sono svegliato di soprassalto alle 5:30, con la testa piena di quella gioia, e che gioia (gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza li conoscete tutti): noi li passammo insieme ogni singola estate nella campagna aretina degli anni 50s-60s.

Emozioni, anche dolori.

Ma tutto vissuto con esuberanza ed intensità quasi violente.

Arezzo e la campagna attorno dove crescemmo insieme. C'è un terzo amico, perché eravamo come i moschettieri. Ne parlerò. Scattato con il mio piccolo Nokia E63. Click to zoom in

Aveva la casa di fronte alla mia ma quando ci vedemmo oltre i muri la prima volta  (io solo, lui con la nonna, una cara signora d’altri tempi, avevamo 3-4 anni) non ci piacemmo affatto. Lui mi sembrava perfettino, troppo ben pettinato.

Poi un giorno sua madre lo portò da noi ufficialmente (le due mamme erano molto amiche). Contrariati cominciammo a tirare i sassi a un barattolo messo su un tavolo di pietra, così, tanto per vincere la scontrosità. Aveva un anno più di me.

Il gioco del tiro al barattolo fece scattare tutto. Da allora non ci siamo più lasciati, anche se con intervalli. I nostri cervelli sapevano volare insieme, e ridevamo, ridevamo, ridevamo a crepapelle. Aveva una mente bizzarra, umoristica, piena di idee.

Qui sotto ho 18 anni. Dì li in poi ci fu il primo intervallo. Lungo.

MoR in 1966. I'm not THAT vain to put only myself here. "My photo is arriving" he said yesterday. Well, we will see. Our frienship was about to go on a hiatus. Pauline O'Connor had just arrived. Magister will also, but in 1972

Adesso che siamo vecchi o quasi ci sentiamo ancora più vicini e non ci saranno intervalli.

Credo che sia la voglia di finire l’avventura meravigliosa cominciata insieme, anche con tutte le altre persone care accanto a lui e accanto a me, che ci rendono la vita più umana (e ci consolano delle sue miserie).

Survivals of Roman Saturnalia in Christmas, New Year and Carnival? (1)

Dafna asked me to write about the Roman Saturnalia, a festival in honour of Saturn.

“Inspired by Richard’s musing about Christmas – she said – I just discovered the term: ‘Beginning in the week leading up to the winter solstice and continuing for a full month, Saturnalia was a hedonistic time ….’ Sounds like fun.”

So here we are Dafna, although my mind is blurred by all this saturnalian revels, starting in Italy on Dec. 24 and ending with the Epiphany, Gen. 6.

Quite a long time isn’t it.

Ma poi ecco l’Epifania
che tutte le feste si porta via.

Saturn & the Golden Age

Saturn, the Roman god of seed and sowing, very ancient according to sources, had his temple built at the foot of the Capitoline hill. It housed a wooden (later ivory) statue of the god filled with oil, holding a scythe and whose feet bound with woollen threads were released only in the days of the Saturnalia – Dec. 17 onward.

The temple was rebuilt three times and today’s eight-column remnants (see the image below) represent what is left of its last remaking.

It is no coincidence, I believe, that the temple also housed what was most precious in Rome (coins, ingots etc.,) ie the city treasury or aerarium. Why?

Because to the Roman mind Saturn – who defeated by his son Jupiter had found refuge in Latium, on the Capitol – had brought to the Romans and Latins the mythical Golden Age (Aurea Aetas,) an era of bliss when men were equal, laws not necessary, spring eternal, earth spontaneously offering its blonde corn and rivers of milk and nectar marvellously flowing.

The temple of Saturn in the west end of the Roman Forum. Only the front portico with its 8 columns is now left standing. Click for attribution and to zoom in.

Words from the Past

Mario: “Wow, the Golden Age. Were men of solid gold too?”
MoR: “Possibly. Yes, if I well interpreted Lucian’s Saturnalia.”

Let us then listen to the arcane words of Ovid just to catch glimpses of it all (Metamorphoses, I, 89 & ff.)

aurea prima est aetas
(the Golden Age is first)
sponte sua sine lege fidem rectumque colebat
(which spontaneously, without laws, the true and the good nurtured)
nec supplex turba timebat iudicis ora suis, sed erant sine vindice tuti
(no crowd of suppliants fearing their judge’s face: they lived safely without protection)
mollia peragebant otia gentes
(in soft peace people spent their lives )
ver erat aeternum
(Spring was eternal)
per se dabat omnia tellus … fruges inarata ferebat
(by itself earth gave all … wheat, unmanured, bore)
flumina iam lactis, iam flumina nectaris ibant
(sometimes rivers of milk flowed, sometimes streams of nectar)


Re-enacting a Lawless Age

Now it is clear that the Saturnalia was a sort of re-enactment of such primordial, lawless age when men lived in equality and abundance of all.

During Saturnalia the rich gifts of the earth were celebrated with feasts and banquets where celebrators, heated with wine, were allowed to trans-gress unto higher (sometimes lower) states of mind which could include wild games, spirituality, esoteric acts, gambling, sexual promiscuity, exchange of gifts, and where slaves were given the broadest license which reminded the ancient rule of equality amongst men. Many similar ancient collective ceremonies (like the rites of Dionysus known in Rome as the Bacchanalia) were often referred to by the Greek term ὄργια or the Roman term orgia.

[Note that the old terms are only partially connected with the modern term 'orgy', if only for the fact that they had a religious character]

Unlike the cult of Saturn almost unknown outside Latium, Saturnalia became the most popular festival in every province of the empire relished by the people of any social condition until the triumph of Christianity.

The Christians couldn’t entirely abolish Saturnalia so they absorbed it into Christmas and this pagan festival survived also in other disguised forms as we shall see (in Italy, England, Germany, France etc.)

Let us try to better understand. A few aspects of Saturnalia may in fact sound weird to us modern people.

maschera_carnevale_venezia

Cycles and Rites of Passage

Saturnalia belonged to those rituals typical of the most ancient agricultural cultures all the over world.

Such cultures had a cyclic more than a linear view of time.

Universe, history repeated themselves in an eternal return to mythical ages in a way that the end of a cycle (light, sun, year, moon or season cycles) coincided with a new beginning; that dissolution coincided with regeneration; that chaos, lawlessness and transgression transmuted themselves into a new order where people felt renewed and ready to get back to norm.

These passages were celebrated in festivals where “such dissolution – Chiara O. Tommasi Moreschini argues – we notice in the overturning of social hierarchy and in sexual promiscuity, a way to achieve fertility; we notice it in Sacaea, a festival in Babylon or in Pontus in honour of the goddess Ishtar or Anaitis which included, among the rest, a king disguised as servant; in the Zagmuk celebrated in Mesopotamia at the beginning of the year and comprising both sexual license and a symbolic dethroning of the king; in the Kronia [in Athens and Attica, MoR] and in the Roman Saturnalia [Roman Saturn and Greek Kronos sort of merged] but also in women-only festivals like the Greek Thesmophoria [in honour of Demeter] or like the Bona Dea rituals in Rome [of which a description is in our Sex and the city (of Rome) 2] where women were offered a chance to indulge in some excess in their own way.”

Traces in Modern Minds

Now I believe this whole spiritual past (plus the evelasting effects of nature changes) left deep traces in today’s minds. We still feel this deeply emotional (and sometimes distressing) end-beginning of something during the Christmas / New Year festivities, like a seismic shift that takes hold of us a bit. And at the same time we feel the family sweetness and Christian religious vibrations.

Which brings us to Christ’s birth.

Leaf disc dedicated to Sol Invictus (Unconquerable Sun.) Silver, Roman artwork, 3rd century AD. From Pessinus, Asia Minor. British Museum. Click for attribution

Saturnalia, the Sun God & Christ’s Birth

Given the popularity of Saturnalia the founders of Christianity desiring to win the pagans to the new faith absorbed the Saturnalia into the celebrations of the birth of Christ.

Saturnalia started Dec. 17 and ended Dec. 25, day of the winter solstice according to the old Julian (Julius Caesar’s) calendar (12/21 according to ours, the Gregorian.)

Now, when was Christ born? No one knew exactly – although some biblical evidence suggests Spring.

It was Pope Julius I who in 350 CE chose Dec. 25 (winter solstice according to Caesar’s calendar.) Which proved a wise decision not only because of Saturnalia end date but also because in that same 12/25 the birth of Mithra / Sol Invictus, the sun god, had long been celebrated – the winter solstice being in fact the death-rebirth of the sun.

And, it must be said, the sun god in all his forms was very popular. Before it was gradually replaced by Christianity Sol Invictus was actually the official cult of the late Roman empire.


Extropian:
“According to Tom Harpur (The Pagan Christ) “few Christians today realize that in the 5th century CE [so 4 centuries after the birth of Christ!] pope Leo the Great had to tell Church members to stop worshipping the sun.” “

Mario: “I read something in a forum: this “rumour that the Saturnalia generally degenerated into a big party with orgy and drinking … it’s ironic in that Christians use this day to celebrate the birth of their Saviour who came to save them from such sins.”

MoR: “Well, as I have said, we all feel – a Westerly universal feeling – like a strange conflict during these holidays: between holiness and fun, excess and good-will, religious /family feelings and pagan consumerism.”

MoR: “A conflict generated perhaps by that old compromise - eg the adaptation of Pagan rites to Christian rites – and absent probably at the times of the Saturnalia, when trans-gression and religion (trans-gression in the original sense of ‘going beyond’, from Latin trans + gradior) were not always separated as they are today. On the contrary, they at times coincided. τὰ ὄργια or orgiae, characteristic of mystery cults, were a supremely mystical & ethical experience, which is incomprehensible today, after almost two thousand years of Christianity.”

ψ

Read part 2:

Roman Saturnalia. Frenzy, Banquets, Slaves and Gifts (2)

Over at the Hannibal’s. Can We Really ‘Know’ the Greco-Romans? 1

Riots in Athens. Click for credits and larger picture

Here’s the promised conversation between Douglas and myself about the Greeks, the ‘dark side’ of the ancients and much much more.

Read the original conversation at the Hannibal blog where Andreas Kluth, a wonderful host, is btw the first German I stumbled upon – important to me – although Andreas is very Anglo-Saxon too.

He’s innocently unaware he’s like a perfect-to-me specimen from the German Roman Limes area … ;-) A great point of observation, kidding apart, for a blog like mine (read Roman Limes. Between Two Worlds.)

Now our vague-logic conversation, but let me say I’ve got another great tool for brain re-juicing outside blog dialectic: my Haman, or thermae, or simply my ‘thermal’ bath(room.)

No big deal, just a small place of comfort to test the effects of cold and hot water (& steam showers plus gymnastics,) and where many of the things I ponder get unexpected solutions (see Relax & Creativity.)

Roman Bath sign found in Sabratha, Libya. Click for credits and to zoom in. ‘Salvum lavisse’ was a greeting after a bath: ‘Well washed in health’.

The Ancients, Do We Idealize Them?

Andreas: Cheri speaks as though from my own heart in lamenting the Greeks. How, oh how, to reconcile their ancient grandeur with their Euro-busting, book-cooking financial profligacy of today?”

[Cheri, another great blogger and about to go to Athens, had expressed preoccupation for the riots etc. See the picture at the top, MoR]

Thomas Stazyk: “One of the Greek protesters was interviewed on BBC and said: “They [gov't officials] stole all the money. Then they borrowed more money and stole that!”

MoR: “Allow me to disagree a bit here. I won’t discuss here the Greek failure – linked to Greek sins surely, but also to problems created elsewhere.

As I said over at Cheri’s, the beauty of going to Greece, to parts of Southern Italy (even to Rome), Turkey, Northern Africa etc. is the time machine thing. We don’t go there to see things working – if we want just that we should keep going to Sweden, North Germany or the US. When we go to the Med – or even more to India etc. – we go to see places and especially people – not only monuments – caught in the past, living remnants of an ancient world we are not always satisfied to admire from a library. This is the beauty of such trips. Of course there is a price to be paid. My daughter, 26, is now working in Mumbai for a month. She has started to love Mumbai immensely, but she is also paying a price for it.

This for today’s survivals of the past. As for the ancients themselves, Cheri suspects she is idealizing them a bit. I do it often too. But if we read attentively the ancient Greek texts (the Roman ones are no different) we don’t have only Pericles or Aristotle, but horrible poverty, thousands of slaves abused or, even worse, dying slowly in the Athenian silver mines, child prostitution widespread in ways not easily imaginable, the Macedonians (Alexander and his father included) ending up their dinners in wild and drunken orgies most of the time.

Greek adult with a slave boy. Click for credits

In the oration against Neaira, [pseudo] Demosthenes reconstructs with horrifying details 50 years of the life of a prostitute. It is a depiction of what could have been the life of an outcast in 4th century BCE Greece.”

[oration's text at Perseus Digital Library]

Life of the Common Citizen

Douglas: “MoR, it is always the elites we are told of in the histories. Those who ruled, who were influential, who owned property, who were the ‘movers and shakers’ of whatever society (or culture) we delve into. The life of the common citizen is seldom mentioned.”

MoR: “Douglas, there’s not only the histories (and often even the histories are non conventional, like Herodotus and Suetonius, or even Plutarch) but all sorts of comedies, and novels, Greek and Roman, that depict everyday life (upper and lower classes and slaves too), plus, as I said, the speeches of the lawyers full of realistic details, & satires mocking follies (Juvenal etc.) or epigrams like Martial’s, so colourful but also shocking for their details on brutality in Rome. I mean, there’s plenty of records of the ancients’ everyday life, which may sounds often disgusting to us (they had different ethical codes) and totally non puritanical. I am not that expert in any case, I am just a dilettante having fun connecting the modern and ancient – a very ‘edgy’ place antiquity. My problem is this language. I write in English with all sort of dictionaries. Fascinating, but painful.”

Pollice Verso, by Jean-Léon Gérôme (1824 –1904). Public domain, click to zoom in

Douglas: “Please do not misunderstand me but who wrote those histories? All writing, all observations, reflects the perspective of the writer. In that, they are written as they are seen, not as they perhaps are.

Take any given incident, collect the witnesses, ask them what happened. Only by a collection of perspectives can one gain a knowledge of what actually occurred. Even in that there is an element of bias on the part of the one piecing it together.

So, yes, I am sure the life of an average Roman was not all orgies, high living, and wine-soaked afternoons at the Colosseum. Life was cruel for those who had no family connections, money, or position of power. It does not take a genius to figure this out.

But histories do not reflect the average person’s life. They reflect the life of those in power, those with influence, and those who achieved.

Or, put another way, you do not learn how the scribe lived but how his patron did.

I could ask you, what is the life of the average Roman today? You would answer from your perspective. You might not understand how life is for the people who deliver the goods to the market or keep the phones working or whose family must all work in order to pay the bills.

In the end, it comes down to what is the ‘average person’ and how that status is determined.”

Augustine and Monica, (1846), by Ary Scheffer. Click to enlarge

MoR:

“But histories do not reflect the average person’s life.

Of course they don’t, although I don’t get what you mean by histories. Surely life of the ancients was not all orgies or wine soaked days spent at the Colosseum, but it seems likely it did not know the sexual repression of Christianity [see above Augustine, too an 'open-minded' Pagan first, too a strict Christian later], at least at certain periods, conditions, places. And, frankly, I don’t see what’s the big deal about it.

I could ask you, what is the life of the average Roman today? You would answer from your perspective.

The ancients we will probably never know who they really were but what is certain is, they were VERY different. Take a god like Dionysus Bacchus, worshipped by the poor and the rich alike, almost all around ritual madness, ecstasy and, basically, eroticism: it is painted sculpted carved EVERYWHERE in both Rome and Greece.

The term ’the ancients’ is of course too vague. There are plenty of scholars’ books depicting everyday life – for different classes – in 5th century Athens or Augustus’ Rome or Alexandria at the times of this or that monarch. They are just guesses based on the sources we have which is not much but it is growing because research is progressing (for example we see the reasons of the Fall of Rome quite differently now from what we thought, say, 50 years ago, but I am shifting).

We will never know what was the real life of a Roman at Caesar’s time, for example, like, even for today, you are right, my testimony of contemporary Rome is certainly subjective and partial, but that doesn’t mean it’s not real.”

Douglas: “Let me put it another way, my friend… What do you suppose the literacy rate was in, say, ancient Rome?
Of current times and high (comparatively to ancient times) literacy rates, what percentage of people visit our vast array of museums, operas, ballets, and such?I say we can only know what we are told and what we are told is dictated by the mindsets, biases, and consciences of those that can pass the knowledge on. We cannot know what is true.”

[to be continued; read part 2]

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