Memorie di Calcagni. Precettore presso il principe Boncompagni Ludovisi (17)

Palazzo Margherita ambasciata americana

L’austera Villa Margherita a Roma, oggi sede dell’ambasciata USA. Fu costruita, assieme a via Veneto e al rione Ludovisi, sulla proprietà Boncompagni-Ludovisi. Un area di 200.000 metri quadri su 247.000 venne infatti venduta dalla famiglia. Su di essa si trovava la splendida villa Ludovisi, lodata da Goethe e Schiller, oggi scomparsa. Wikimedia

17° brano dalle memorie di Carlo Calcagni, romano autentico nato quasi un secolo e mezzo fa. In esso e nei tre successivi brani sono narrate le esperienze di Carlo come precettore presso la famiglia dei Principi Boncompagni-Ludovisi. Qui la traduzione in inglese del 17° brano.

Tutti i brani di C. Calcagni postati finora possono essere letti nell’originale o in inglese

ψ

In un periodo della mia vita io ho fatto anche il precettore durante i primi due anni di università.

Sissignore, il precettore. Per mantenermi agli studi io davo già ripetizioni ma […] mi fu proposto dal vice prefetto dell’Apollinare e da don Francesco Faberi il posto di precettore vero e proprio presso il principe Ugo Boncompagni Ludovisi per il figliuolo Francesco, quello che fu poi governatore di Roma.

Si trattava di questo.

La mattina dovevo rilevarlo al termine della scuola dall’Apollinare e condurlo, facendo un bel lungo giro, fino alla casa a via Porta Pinciana. Poi dovevo riprenderlo da casa e ricondurlo a scuola, poi lo dovevo prelevare ancora e ricondurlo dopo aver fatto una passeggiata e intrattenermi per farlo studiare, per preparare compiti e lezioni fino verso le 9 di sera.

[…] In sostanza ero un precettore che non mangiavo né dormivo nella casa […]. Accettai perché il corrispettivo per quei tempi era notevole, 100 lire al mese.

Hotel Excelsior in Via Veneto

Hotel Excelsior a Via Veneto, Roma, costruito sulla proprietà Boncompagni-Ludovisi come descritto nella precedente didascalia. Click for credit and to enlarge

Don Ugo Boncompagni

Don Ugo Boncompagni per chi non lo sapesse era un uomo che aveva ingegno e spirito, che aveva una certa originalità e che nella vita aveva avuto parecchie esperienze dall’aver avuto due mogli e figliuoli in quantità ad essersi fatto prete, dall’essere stato quasi regnante nel Principato di Piombino all’essersi mangiato una ventina di milioni per la erezione del quartiere Ludovisi [dove si trovano via Veneto e il palazzo Margherita, vedi immagini sopra e sotto, ndr]

In sostanza era gran signore, simpatico, cordiale anche ma un po’ come dire altiero e quasi geloso della sua personalità.

Parlando con me dell’educazione che desiderava per il figlio suo unico maschio aveva le migliori idee e le conclamava altamente: non dovevo badare che D. Francesco fosse un nobile, dovevo invece curare che fosse buono, studioso, modesto ed educato quasi come il figliuolo di qualunque altra brava persona.

Ora io approvando incondizionatamente tali principi di sana democrazia avevo l’ingenuità di crederli veri e sentiti in D. Ugo mentre egli invece in fondo in fondo non ci credeva e non li voleva attuati di fatto nel figlio suo.

Di qui leggere incomprensioni tra lui e me, qualche piccola discussione sul carattere che il giovane D. Francesco manifestava in qualche occasione, puntiglioso e altezzoso insieme, non con me perché non era il caso davvero ma cogli altri, coi compagni e specie con gli altri coetanei di grandi famiglie aristocratiche.

Via Veneto by night

Via Vittorio Veneto di notte, Roma. Wikimedia. Click to zoom in

Gli studi di Don Francesco

Per gli studi benché lo avessi preso assai fiacco in italiano – in casa parlava francese col padre e tedesco con la governante delle sorelle – andava bene assai. Era sveglio d’intelligenza e se non troppo studioso come applicazione desideroso assai di fare buona figura. Onde io sfruttando questa sua debolezza potevo da lui ottenere quello che volevo.

Al termine dell’anno scolastico era riuscito ad essere il primo della scuola anche in italiano e ad ottenere il passaggio alla classe superiore senza esame. Un vero trionfo per lui e per me con infinite congratulazioni del padre.

Ottenuto questo risultato io nel mio intendimento avrei fatto riposare il ragazzo nelle vacanze e lo avrei fatto muovere, scavallare a suo talento anche perché era un po’ magrolino e poco sviluppato e aveva bisogno di una vita fisica più intensa e sana. Invece il padre assolutamente volle che il ragazzo ogni giorno si applicasse allo studio un paio d’ore la mattina e due ore nel pomeriggio o qualcosa di simile e perciò io andai in villeggiatura con la famiglia Boncompagni in un paesino del Casentino alla Consuma, nei pressi di Vallombrosa.

Vacanze estive alla Consuma, in Toscana

Sito incantevole perché quasi al culmine della strada che da Pontassieve traversa le montagne fino a Poppi-Bibbiena. Il paesino allora era costituito da due file di casette ai due lati della strada con una chiesetta e con quattro negozi di genere commestibile, abitanti 300 anime. Durante il giorno nel paese non c’erano che donne e bambini perché gli uomini erano tutti carbonai e stavano lontani sul lavoro.

Salotto rosso Palazzo Patrizi

Il ‘salotto rosso’ del palazzo Patrizi, a S. Luigi dei Francesi, Roma. La famiglia Patrizi era originaria di Siena. Click for credits and for a virtual visit to the palace

Alla Consuma c’era pure la famiglia del marchese Patrizi con altrettanto numerosi figliuoli tra i quali uno che aveva la stessa età del mio Francesco, Patrizio, che era il pupillo del mio amico Pericle Cardinali. Cardinali era anche a Roma precettore in tutta l’estensione del termine perché mangiava dormiva e viveva in casa Patrizi a Roma, a S. Luigi dei Francesi [vedi l'immagine sopra, ndr].

Io che stavo per dir così a mezzo servizio a Roma, alla Consuma facevo più vita con i Boncompagni ma non dormivo da loro perché non avevano posto e perciò dormivo nella casa parrocchiale presso il piovano, bel tipo di toscano che la sera a chiacchiere mi teneva fino a tarda ora, giuocando a carte, bevendo bicchierini di ottimo vin santo e fumando sigari toscani […].

Io allora ancora non fumavo […] Il buon curato mi offrì un bel mezzo sigaro e attese dopo le prime boccate i primi sintomi del disagio che egli prevedeva certo. Aspettò invano perché io mi fumai il mezzo sigaro imperterrito e divertito assai della delusione del mio ospite. Ero diventato fumatore e mi feci spedire da Roma una pipa che per economia attaccai mettendo dentro pezzi di sigari tritati. Questa è la ragione per la quale io anche al presente non concepisco il fumare se non nella specie di pipa carica di buon toscano.

Passo della Consuma. Click for credits and to enlarge

[…] Meno le ore dello studio sforzato per Francesco e per me, ore che noi due d’accordo con una infinità di ripieghi e di mezzucci cercavamo di abbreviare se non addirittura sopprimere, la vita scorreva tranquilla e abbastanza divertente.

Si passeggiava, si chiacchierava in casa dei Patrizi dove ci riunivamo spessissimo, si faceva anche musica che la Marchesa Maddalena suonava come suonava la tedesca M. Richter governante delle figliuole e come anche un po’ suonavano le grandi di Don Ugo, Donna Guendalina e Donna Guglielmina che non erano mai lasciate da una brutta e vecchia tedesca.

ψ

La specialità del mio atteggiamento era questa: io ero il precettore di Don Francesco ma ero un precettore di tipo speciale perché nel tratto e nelle conversazioni io ero molto sciolto e disinvolto, un po’ divertente, qualche volta uomo di mondo, e gli altri lo capivano benissimo, un po’ ci si divertivano e un po’ erano come seccati di questa specie di deviazione dalla linea del perfetto precettore. Io poco me ne curavo e andavo avanti per la mia strada.

Chi era molto fiero di questo mio atteggiamento era proprio Don Francesco che pendeva dal mio labbro e senza dubbio assimilava assai io mio modo di fare, di trattare e di rispondere.

Eravamo tutti e due riguardosi e corretti ma con una scioltezza maggiore che non quella di Cardinali e di Patrizio. Per esempio Patrizio, anch’egli mingherlino e piccolino, era un po’ come il pulcino nella stoppa se si doveva fare il salto di un fosso o arrampicarsi per un’erta.

La nostra coppia invece era molto più brava e, sfido io, la prima cosa che avevo domandato a Francesco era stata:

“Sai correre? Sai saltare? Sai fare le capriole?”
“Io no”
“Come, e che fai?”
“Giuoco col cerchio.”
“Sì, come una bambina!”

E aveva appreso a fare le capriole, ad avvezzarsi a correre insieme con me. Tutto ciò lo aveva costituito in una specie di superiorità fisica e morale sul suo amichetto Patrizio.

E’ rimasta celebre una uscita della Marchesa Patrizi, donna intelligente e superiore.

“Calcagni, io non so mai quando lei parla sul serio o quando scherza”.
Ed io pronto: “Ma lei faccia conto che io parli sul serio anche quando rido”.
“Sarà, ma ho i miei dubbi”.

The URI to TrackBack this entry is: https://manofroma.wordpress.com/2012/11/17/memorie-di-calcagni-precettore-presso-il-principe-boncompagni-ludovisi-17/trackback/

RSS feed for comments on this post.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 123 other followers

%d bloggers like this: