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Sommi artigiani. Con amore

Germany. Cologne Cathedral. Creative Commons License

I tedeschi fanno le cose con il gusto di far bene. Quest’amore viene fuori da ogni cosa che fanno. Sono lontani dalla mentalità utilitaristica degli anglosassoni, che lavorano sodo ma con in mente quasi sempre degli obiettivi pratici, tra cui, non ultimi certamente, il commercio e il denaro.

Non parleremo dell’episodio rivelatore (spero di ricordarmi bene) di Heinrich Heine – uno dei più grandi poeti romantici tedeschi – e la sua reazione sconcertata la prima volta che visitò Londra nella prima metà dell’Ottocento, una città veramente grande Londra (allora la più potente capitale del mondo) anche se a suo parere unicamente dedita al commercio e al denaro, il che lo disgustò.

Né approfondiremo il concetto che il concentrarsi prevalentemente su azioni pratiche, se può certamente produrre grande potere di intervento (non ci sono dubbi) porta ciononostante a restringere l’umana esperienza, dotata di potenzialità assai più ricche.

Bella contrapposizione, i tedeschi e i britannici. Ci fornisce un bello (e complicato) squarcio sull’anima germanica dell’Europa (non solo germanica, ma cerchiamo di non essere troppo ripetitivi). Una contrapposizione che ha disfatto l’Europa.

Beh, oggi non ci tufferemo in questo argomento ma parleremo di tre esempi che illustrino ciò che intendiamo dire dei tedeschi.

Computer Bild Logo

I. Un esempio minimo, la rivista ComputerBild tradotta anche per il mercato italiano: economica (solo 1,5 €), seria, ricca di analisi meticolose, un piccolo esempio di devozione artigianale in un mercato, quello editoriale, in cui domina sempre più la carta straccia.

A 1999 Porsche 996 Carrera Cabriolet. Public Domain

II & III. Esempi massimi, le automobili made in Germany (sopra una splendida Porsche 996 Carrera Cabriolet del 1999, immagine presa da qui) o il Deutches Museum di Monaco di Baviera (Museo dei capolavori della scienza e della tecnica).

A parte il termine “capolavori”, già ricco di non poche implicazioni, praticamente tutto qui – dai piccoli modellini alle gigantesche ricostruzioni (per esempio delle miniere sotterranee di carbone con tutta la tecnologia ad esse connessa) – viene fabbricato amorevolmente in commoventi laboratori in cui lavorano artigiani spesso di età avanzata.

Naturalmente modelli e ricostruzioni sono una cosa, un’altra macchinari e oggetti di archeologia industriale – dai piccoli agli enormi aereoplani, navi intere aperte e sezionate. Qualcosa di impressionante, sicuramente qualcosa di veramente impressionante.

Deutsches Museum. Germany. Munich

Qui al Deutsches Museum (la foto sopra è presa dal sito ufficiale) scienza e tecnologia sono certo viste come mezzi potenti capaci di diminuire la fame, di facilitare in ogni modo la vita ecc. Ciò è importantissimo, non mi fraintendete.

Eppure S&T sone anche vissute con approccio artistico e con la devozione artigianale sopra descritta, il che è cosa totalmente diversa. Direi proprio che lo è. Non ho molti dubbi al riguardo ma è pur sempre la mia opinione.

E voi che ne pensate?

E’ sicuramente anche questa qualità, il gusto artigianale del far bene, che contribuisce a rendere i tedeschi degli ottimi ingegneri e, aggiungerei, degli eccellenti costruttori di qualsiasi cosa, a prescindere.

Due esemplificazioni (associative), se me lo permettete: i tedeschi sono gli edificatori di strutture musicali la cui complessità mozza il fiato (e la mente male attrezzata vi si smarrisce – o si annoia, il che è esattamente la stessa cosa); sono gli edificatori di complesse strutture filosofiche sempre mozzafiato, le più profonde dell’Occidente (dove smarrirsi è molto molto più facile, purtoppo).

Ma come cavolo fanno? E checcavolo volete che ne so.

Beh, forse a pensarci meglio, credo che siano dotati – tra le varie virtù – di pazienza, di calma e di inflessibile perseveranza. A ciò si aggiunga grande capacità di soffrire (e sgobbare) in silenzio. E’ questa la cifra della forza e del coraggio.

PS
Ci chiediamo perché siamo sempre stati attratti dall’India, anche se è troppo tardi per entrare veramente nella sua impenetrabile (e diversa) profondità, la stessa che cogliemmo negli occhi meravigliosi di tante donne indiane, così terribilmente dolci, ma anche così imperscrutabili che in essi potremmo veramente (e definitivamente) smarrirci …

Aishwarya Rai. Bollywood star. Fair use

I napoletani e l’immenso tranquillo calzolaio

Bach in a 1748 portrait by Haussmann. Public Domain

Il musicologo italiano Massimo Mila è torinese ma è allievo di quell’eccezionale scuola filosofica napoletana fondata da Benedetto Croce che ha avuto un numero grande di seguaci (letterati, filosofi, politici ecc.), tutti di altissimo livello e ha domintato la cultura italiana per quasi un secolo: Piero Gobetti, Antonio Gramsci, Nicola Abbagnano, Attilio Momigliano, Massimo Mila, Giulio Confalonieri ecc. ecc. (lista enorme).

Vi avevo detto che i cugini Greci di Roma erano pieni di sorprese: indovinate perché sono sempre stati degli eccellenti filosofi (a livello mondiale, non provinciale); immaginate perche hanno una special connection con i germanici.

Mila dunque, nella sua eccellente Breve storia della musica (Einaudi 1963 p. 144) scrive di Johan Sebastian Bach, il più grande musicista occidentale a mio parere:

“La sua immensa produzione musicale fu messa assieme con un lavoro assiduo, metodico, tranquillo, eseguito con scrupolosa cura di artigiano ed inteso, senza alcuna posa, come servizio di Dio. Senza posa, ché se Bach fosse stato calzolaio, avrebbe fatto a maggiore gloria di Dio un numero sterminato di scarpe, tutte accuratamente lavorate e finite”.

Man of Roma

PS
Godiamoci allora la Toccata e fuga in Re minore BWV 565 per organo di J.S. Bach suonata da Hans-Andre Stamm sul famoso organo Trost a Waltershausen, il più grande organo barocco della Turingia. E’ un pezzo molto famoso e ne preferirei forse altri. Ma è ottimo per cominciare ad apprezzare un mondo totalmente diverso e spirituale di suoni. Le toccate in genere sono meno profonde delle fughe. A voi scoprire chi è che cosa.

Infine confrontiamo il brano maestoso linkato sopra con questa improvvisazione alla chitarra elettrica di Lonn, un raffinato giovane francese e chitarrista dei Towersound. Improvvisa sulla toccata di cui sopra solo che le improvvisazioni possono essere ingannevoli per cui sta a voi scoprire se si limita alla toccata soltanto.

Due cose. A. Mi sono appena imbattuto in questo gruppo francese su YouTube, per cui non ne conosco la qualità (anche se l’improvvisazione mi sembra discreta, e l’accento francese del chitarrista veramente magnifico). B. Gli sciocchi puristi non hanno patria nella mia piccolo Isola Che Non c’è.

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