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Metodo e incontro con il Maestro

Plato by Raphael. Public domain

Dialettica 1.
Dialogo nella mente

Il metodo del presente blog trova libera ispirazione nella tecnica della dialettica inventata probabilmente da Socrate e Platone 2400 anni fa.

A quanto ne sappiamo la dialettica si basa soprattutto sul pensiero che discute con se stesso nello sforzo di arrivare a migliore conoscenza. Tale dialogo interiore non è però qui evidente poiché ciò che i lettori vedono non è altro che una successione di scritti apparentemente privi di connessione.

In realtà i nostri scritti sono legati da link mentali, e le idee in essi contenuti rimbalzano l’una sull’altra in successione rapida o indolente, rispondendosi, contraddicendosi e di tanto in tanto considerando temi di precedenti post da angolature diverse (o anche diametralmente opposte). Tale conflitto costituisce in effetti il nucleo dell’antica dialettica.

Un ulteriore livello di complessità è dato dal dilettevole gioco delle libere associazioni le quali, piacciano o meno, fanno parte del nostro stile cognitivo.

Il caos è … caos

Il pensiero in formazione (zibaldoni, essais) è per noi il miglior strumento di crescita intellettuale, più che opere già compiute la cui natura è in qualche modo sedentaria.

Il rischio qui però è il caos, per quanto affascinante per certi versi. Speriamo a ogni buon conto di raggiungere qui una certa coerenza:

a. per la natura stessa della dialettica, che dall’eterogeneità tende all’unità (vedi Dialettica 3)
b. perché le nostre idee non sono buttate giù a casaccio ma si connettono in virtù di temi interiori meditati negli anni e di origine presumibilmente biografica
c. perché quasi tutti i nostri interessi sono scaturiti (sia pure trasformandosi) da una germinazione improvvisa. Ci riferiamo a un incontro cruciale avvenuto a Roma 36 anni fa (vedi dopo).

Dialettica 2.
Dialogo tra menti

Ora, la ragione che discute con se stessa non esclude il dialogo con gli altri. Anzi, è esattamente il contrario, poiché la dialettica vede nel dialogo tra menti pensanti la più alta espressione dell’esplorazione conoscitiva. Abbiamo conversato (e conversiamo) con persone di ogni livello culturale, persino con alcune menti elevate, e le loro idee hanno interagito con le nostre in vario modo. In più ci sorbiamo tonnellate di dibattiti televisivi, mentre all’indottrinamento massiccio dei mass-media abbiamo dato uno stop deciso, disgustati dall’immorale e disgustosa manipolazione soprattutto dei giovani.

In ogni caso, comunque la mettiamo, non avremo mai neppure lontanamente ciò che fu di un Socrate o un Platone. A parte le capacità, non essendo dei VIP del pensiero non ci è concesso di invitare a cena i grandi intellettuali, né settimanalmente, né mensilmente né direi trimestralmente. Che stress terribile sarebbe (siamo riservati), anche se, diciamolo francamente, non è che non accetterebbero l’invito. In realtà non si accorgerebbero nemmeno che li abbiamo invitati.

Nota. Che sciocchezza anche il solo pensare di avere ciò che fu di Socrate e Platone. Oggi nemmeno i cervelli dei super-pensatoi internazionali (think-tank) possono godere di quei sublimi e olistici simposi per la semplice ragione – la verità in realtà essendo semplice – che la conoscenza oggi è enormemente vasta e terribilmente – anche se necessariamente – specializzata.

Il Simposio virtuale

Quindi il Simposio virtuale è ciò che ci è concesso, il che ci va pure bene. Esso implica un certo numero di ospiti.
Ospiti? Beh, ospiti virtuali. Ecco una definizione:

Un ospite virtuale è una citazione o anche il solo riferimento al passo di un libro. Questo esattamente intendiamo per ospite virtuale. Le idee di un autore, vivo o morto che sia, partecipano alla discussione grazie alla più grande invenzione di tutti i tempi: la scrittura.
Leggete – per ora in inglese – come questo giovane (e incolto) romano ci aiuta a spiegare il concetto di “simposio virtuale e scrittura”. Ci siamo un po’ scornati, come fanno i cervi maschi (non solo i cervi, basta siano maschi) ma lo scontro è stato fruttuoso. Sì, crediamo proprio che sia stato fruttuoso.

Locking Horns. Fair use

Citazioni e autorità del testo

“Che diavolo stai dicendo – dice Arthur Schopenhauer, – citare è copiare le idee degli altri”.

Beh, può darsi, ma il nostro modo di citare è completamente diverso. Prendete Braudel: “Le grandi civiltà non sono mortali”. O Augias-Zola: “Fu Roma mai cristiana?”. Si tratta di cose che erano in noi da tempo e cercavano come di trovare una via d’uscita, di essere cioè espresse in un discorso chiaro.

Quando citiamo un autore è perché in realtà esso è in grado di esprimere meglio cose che avevamo già dentro, connesse a temi interiori e non ancora formulate verbalmente, e quindi non del tutto chiarite a noi stessi. Si tratta cioè di una verbalizzazione di intuizioni che chiediamo ad altri di aiutarci a tirar fuori. Quando leggiamo un libro e troviamo idee del genere siamo perciò colti come da un’illuminazione.

Cannibalismo? Autismo? Non ne abbiamo idea. Veramente. Non stiamo scherzando.

Quel che è certo (abbandonando il pluralis maiestatis) è che odio le esegesi dei testi, una malattia italiana (e non solo)  che affligge numerose università. Ciò che qui da noi si intende per ricerca non è altro che quel gioco idiota,  auto-referenziale del lui-ha-detto/lei-ha-detto, e la ricerca e gli esami riguardano “solo ciò che un’autorità precedente ha pensato” (da John Brockman).

Odio le esegesi e il più delle volte non invoco l’autorità di nessuno. Posso evocare i big del pensiero e della poesia, come Goethe, e far loro onore come ospiti virtuali del mio salotto, come garanzia di non superficialità, se non altro.

Books can fly. Fair use

Ma parliamoci chiaro, le citazioni qui possono venire da Dante, Plutarco, Dan Brown, Bugs Bunny, o Omero (Simpson). Qualunque ne sia l’origine, le citazioni mi interessano soprattutto quando chiariscono grumi mentali rimasti ancora indistinti. E questi grumi continuano a tormentarmi e chiedono di esser liberati dal loro stato confuso.

Ancora cannibalismo?

Ciò (prolissamente) detto è giunto il momento di presentarvi un grande personaggio. Poiché in seguito a tale incontro la mi vita è cambiata il presente blog è dedicato a lui, è dedicato cioè al caro e amato Maestro, filosofo, scrittore, educatore efficacissimo.

Beh, forse alcuni lettori lo stavano aspettando. Eccolo. Benvenuto Magister!

Dialettica 3. Magister.
Il molteplice tende all’unità

Le mie idee cominciarono a fermentare dal giorno in cui incontrai il Maestro, esattamente 35 anni fa.

Aveva piovuto tutto il giorno. Roma ha uno strano odore quando piove. Ero andato casualmente nel centro culturale nel quale Magister era solito tenere conferenze, nei pressi del Tevere, il fiume sacro di Roma.

Già molto vecchio, capelli e barba bianchi, i suoi occhi erano attenti, penetranti. Nei ruggenti anni ’70 l’Italia era tutto un dibattito. Sto ascoltando The Dark Side of the Moon per cercare di ricreare l’atmosfera di quei giorni lontani.

Roma. Tevere sotto la pioggia. Courtesy of ‘eternallycool.net’

Il maestro parlava a voce bassa per lo più e il silenzio degli ascoltatori era assoluto, a volte persino imbarazzante. Quando gli capitava di arrabbiarsi la voce si faceva potente, gli occhi scintillanti.

Non potrò mai dimenticarlo. Ero un brutto anatroccolo prima di conoscerlo. Non che egli abbia fatto di me un cigno (l’idea fa un po’ ridere) ma certo da lui ho ricevuto molto, le nozioni, tra le altre cose, della mente e della volontà come potenti strumenti di libertà.

Chissà se sono stato un buon allievo. Lasciai casa in cerca di fortuna. Sfortunati i giovani che non incontrano maestri.

Non rivelerò la sua identità. Non che a lui importi, ormai non c’è più e i suoi resti stanno da qualche parte nella città eterna da lui così intensamente amata. Lo adoravo. E non fui il solo a piangere sulle sue ceneri.

Ho dei motivi per non rivelarvi chi in realtà fosse, e vorrei qui solo ripetere che a lui devo veramente tanto, non ultimo quest’amore, curiosità o desiderio per la conoscenza – non so bene come dirlo -, questa sorta di “edonismo culturale” (“conoscitivo”, per gli anglosassoni) che tende ad auto-organizzarsi e che malgrado l’età continua a crescere invece di abbandonare il mio spirito.

Oltre a ciò, naturalmente, devo al Maestro il presente metodo dialettico.

Filosofia spontanea

Da quel giorno cominciò un processo di filosofia spontanea che ha subito varie fasi ma che in definitiva non si è mai arrestato (beh, quasi mai). Non che sia chissà che, a pensarci bene. Il Maestro era un intellettuale disciplinato, io invece ero balzano, eclettico. Tornai alla musica, fallendo in ciò economicamente. Mi dedicai quindi all’insegnamento di lettere a scuola e al giornalismo freelance, il che si rivelò una delle scelte migliori della mia vita (l’insegnamento), il giornalismo essendo troppo superficiale per come ero fatto anche se si rivelò un’ottima scuola di scrittura (e in più mi insegnò che il successo, anche se in dosi modeste, è una droga potente).

Ok, il giornalismo, malgrado qualche piccola gloria, non produsse una lira, e l’insegnamento, beh, gli insegnanti in Italia sono tra i più malpagati dato che alla classe dirigente importa conservare il potere più che non istruire la gente (che capirebbe quanto viene cinicamente manipolata da tutti i partiti, destra e sinistra, e dai mass-media).

Per questo alla fine mi rivolsi all’ingegneria dei sistemi informatici, che mi procurò miglior sostentamento ma in qualche modo diede ‘na mazzata al processo filosofico suddetto. O forse no?

lupaottimigut1.jpg

“Ok, la storia del Maestro è commovente, i tuoi fallimenti un po’ meno, perché patetici. Non capisci che sei un maniaco della digressione e non vai mai al dunque nei tuoi discorsi? E la dialettica, e la sua tendenza all’unità?”

No, non me ne sono dimenticato. L’incontro con Magister, infatti, e la germinazione che ne è derivata potrà forse aiutarmi a soddisfare l’aspirazione a una qualche unità che in definitiva è il fine di ogni dialettica. In altre parole, caro Maestro mio, l’inspiegabile imprinting da te compiuto mi fa sperare che la mia ricerca ai livelli medi della cultura & la mia ambizione possano in qualche arrivare a qualcosa.

Dialettica 4.
Commedia, non tragedia. Dialogo con i lettori

Troppo pesanti per i lettori comuni e troppo poco sofisticati per l’alta cultura i nostri temi non genereranno molti hits. Le preferenze del grande pubblico vanno oggi agli attori, al gossip, all’entertainment. Non che ce ne importi molto (beh, un po’ sì, ma non moltissimo). In fondo facciamo questo per sfizio, we are doing this for fun, come disse Linus Torvalds nel suo bel libro su Linux. Ma che sfizio e piacere, credetemi, questo sport filosofico!

Non mi prendete però troppo sul serio. La vita è meglio vederla come commedia che come tragedia, e non dovrebbe essere zu schwer, troppo seriosa. La vita è bella – dice Benigni – e possiamo vederla così se ci muniamo di volontà e fantasia (anche se siamo deportati in un lager nazista … beh, questo poi è da vedere, ma ha ragione, l’idea è questa).

Viviamo una fase della vita (quella della vecchiaia incipiente) in cui è necessario 1) fare molto sport e 2) fare buon uso del cervello per tenerlo fit. E qui a mio parere gli studi umanistici (e il pensiero olistico) sono un toccasana per le sinapsi, molto più di quanto non lo siano i saperi specialistici. Ok, opinione soggettiva (o predisposizione), prendetela come volete.

Tomb of the Diver. Public Domain Wikimedia

Un momento, mi sono dimenticato il completamento della blog-dialettica: i lettori e il loro feedback!

Gli accessi non saranno tanti, ma i lettori arrivano:

  • gli indiani intriganti, profondi, e imprevedibili
  • un ex allievo degli USA, un tizio eccezionale, eccentrico, anche se ha lasciato un solo commento al mio primo post
  • poi una cinese (wow, mighty China!) che mi ha detto di cose misteriose, come diverse vocali nel mandarino e nel cantonese. Una persona dolce e ricca di emozioni. Il che contraddice quello che molti romani pensano dei cinesi, alieni dalle facce di bronzo
  • infine il primo lettore italiano, Massimo di Viterbo!

ψ

Quindi in definitiva questo blog mischia le nostre idee, le idee di vari autori e quelle dei lettori.

Extropian (vecchio amico affettuoso): “Dai, è il cuore della dialettica platonica!”
MoR: “Certo, anche se un po’ casereccia. E poi stiamo cominciando a divertirci davvero!”

Ed ecco il punto finale miei pazienti lettori. Un piccolo sforzo ancora …

Che la vita sia gioia, dilettevoli ospiti

Che la vita sia gioia, dilettevoli ospiti.

E’ estate appena inoltrata.
Il ponentino della sera ci rinfresca dal mare.

Invito tutti voi
d’ogni epoca e contrada,
da paesi, luoghi, civiltà e regioni.

Invito tutti voi
nella mia piccola terrazza
di fronte ai tetti
di una città meravigliosa!

Roma, vestale (e scostumata)
ci osserva di lontano.

Ci sorride?

Cena dopo cena, tra il profumo dei fiori
e l’aroma di pietanze variate e squisite,
di fronte allo spettacolo delle glorie e le sconfitte
di un popolo di raffinati (ma duri) conquistatori,
– uomini e donne saggi e gaudenti -
nel cuore di una terra che il ‘diverso’ ha accolto,
e i suoi credi e i suoi dei, le usanze e i costumi …

qui, cari ospiti miei, godiamo della vita,
lontano dal dolore, lontano dagli affanni!

Parleremo di scemenze, cose leggere, curiose
e di argomenti gravi, complicati, e pensosi

piluccando cibo
al suono dolce della musica,
il tutto annaffiato da vini appropriati
(and no intrinsic objection to pots of good beer).

Giocare non è difficile.

Giocare in truth è semplice:

bastano i piaceri della tavola,
della musica,
e della buona compagnia!

PS
Mentre scrivevo questo post (estenuante) la musica, e un buon rosso di Montalcino, mi aiutavano a volare.

Versione originale inglese

2 responses »

  1. Pingback: Man of Roma. Un blog di riflessione basato sul dialogo « Dialoghi romani

  2. Pingback: Man of Roma. Un bilancio (assessment) « Man of Roma

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