Memorie di Calcagni. Vincita al lotto e passione bizzarra per i cavalli (9)

Il Pincio a Roma visto da Piazza del Popolo. Click for credits

Nono brano dalle memorie di Carlo Calcagni, fratello di mia nonna materna e romano autentico, nato quasi un secolo e mezzo fa. I brani di C. Calcagni postati finora possono essere letti nell’originale o in inglese.

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Mio padre era stato in gioventù un buonissimo cavaliere e aveva trasmesso in me una gran passione per l’equitazione e per i cavalli in genere di cui io anche piccino conoscevo bene le razze, i mantelli, le abitudini, i pregi e i difetti che non mi peritavo di osservare e di far notare ai proprietari dei cavalli, con gran rammarico di mio padre e con grande scorno degli altri.

Prima che mio padre sposasse aveva avuto la gran fortuna di vincere al lotto una somma quasi favolosa per quei tempi, un 30.000 lire.

Che cosa fece? Mise su una scuderia di cavalli da sella e da tiro, non molti, ma tutti belli e di gran sangue e poi si divertiva a montarli e a farli montare agli amici e conoscenti. Orgoglioso andava al Pincio all’ora del passeggio a cavallo o in carrozza e godeva nel vedere assai ammirati i suoi quadrupedi.

Che cosa avvenne? In breve spazio di tempo cominciò a diminuire il numero dei cavalli e delle carrozze perché per sostenere le spese egli vendeva e liquidava naturalmente con grande remissione. Si ridusse finalmente con un solo cavallo da sella, poi con un cavallo senza sella, che montava così a pelo. Finalmente anche quello sparì e finì la scuderia.

Gli amici gli fecero notare che era stato stupido a non cominciare con un solo cavallo, che così avrebbe potuto durare per un pezzo. Ed egli pronto:

“Ma non avrei mai avuto una scuderia, non avrei mai potuto scegliere io e far scegliere agli altri, non avrei mai avuto per mio cliente ed ammiratore lord Boilfourt (un inglese conosciutissimo a Roma come amante e intenditore di cavalli)”.

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Quando fu guardia nobile andava nella scuderia del Corpo allora fornitissima e si sceglieva sempre il miglior cavallo, quello più bello o quello più vivo od irrequieto per poi farlo caracollare quando era in servizio dietro la carrozza del Papa, con grande spavento del popolino ignaro della perizia e furberia del cavaliere.

Naturalmente succedeva che il comandante del drappello (l’esente) ad evitare inconvenienti possibili sempre e commenti non sempre benevoli della folla dava ordine a mio padre di rompere i ranghi e allora mio padre tutto felice se ne andava per conto suo a passeggio al Pincio o in campagna a godersi la libertà con un magnifico cavallo che allora non caracollava più impaziente ma era docile e servizievole alle ginocchia e alla mano del cavaliere esperto.

Published on November 27, 2010 at 11:23 am  Leave a Comment  

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