Memorie di Calcagni. Malattia e un pensiero, in gran segreto (14)

Vista dalla sommità della Basilica di S. Pietro. Cliccare per i credits

14° dalle memorie di Carlo Calcagni, romano autentico nato quasi un secolo e mezzo fa. Il testo può anche essere letto in traduzione inglese.
Qui tutti i testi in originale finora pubblicati.

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Mia madre aveva assistito e curato il marito dai 50 anni in poi, un catarro cronico alla vescica e soffriva di ritenzione di urina che gli procurava anche ascessi al perineo.

Egli, che aveva il discredito per i medici e per le medicine, non si curava mai, e solo quando non ne poteva più, e che doveva per forza urinare pena lo scoppio della vescica, andava in un pronto soccorso all’ospedale e lì si faceva di urgenza siringare o tagliare, secondo i casi: e poi con le ferite aperte era capace di tornarsene a casa a piedi.

“La natura deve fare da sé quando si è ovviato al pericolo imminente della morte”.

Ricordo di aver passato in rassegna tutti gli ospedali di Roma per condurre mio padre ai vari pronti soccorsi. Si tratteneva qualche ora e poi sbraitava per essere dimesso.

[…] Se mio padre si fosse avuto qualche riguardo certamente avrebbe potuto compiere 100 anni perché a 70 anni, quando è morto, aveva ancora le arterie di un giovanotto. E non aveva altri incomodi che quella ritenzione di urina […] che era la sua continua preoccupazione, il suo pensiero fisso, tanto che quando […] sentiva dire “il tale sta tanto male” diceva:

“Ma può mingere?”
“Sì”
“Allora non è niente”.

Mamma qualche volte stava male sempre per quel beato fegato ma lui non se ne preoccupava perché mamma non aveva incomodi alla vescica. “Non è niente” diceva mio padre “sono cose che passano, l’essenziale è potere orinare, così, naturalmente, bellamente”.

Un pensiero, in gran segreto

La Chiesa di San Francesco a Ripa, a Trastevere. Cliccare per i credits

Quando io da impiegato un po’ alto in grado ebbi una maggior larghezza di mezzi ebbi in idea di prendere in affitto un pianoforte per far svagare mio padre che era appassionatissimo di musica.

Mio padre ebbe sentore della cosa e si oppose dicendo:

“Dite a Carlo che non prenda il pianoforte altrimenti io ci p…. dentro”.

Io rimasi assai perplesso per questa eventualità strana assai: ma poi volli tentare e presi gli opportuni accordi col negoziante, feci arrivare in grande segretezza il piano a casa e lo chiusi in una camera. Venne mio padre e al solito alle 9 andò a letto senza aver visto il piano.

La sera arrivo io e dico a mia madre:

“Come è andata?”
“Bene, finora non si è accorto di nulla”.

Verso le 5 del mattino però ci destiamo ai discreti, discretissimi accordi del piano. Ci alziamo tutti sorpresi e in camicia ci accostiamo alla camera del pianoforte e vediamo mio padre che anch’esso in camicia stava beato sonicchiando il piano.

Non ci aveva p…. la mia battaglia era vinta, con grande delizia del pover’uomo che aveva in sostanza gradito assai il mio pensiero e la mia audacia.

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Mio padre è morto a seguito di una febbre di assorbimento che si trascinava da qualche giorno: ma la catastrofe fu dovuta ad un fatto polmonitico, come di solito avviene. Lo assistevo io quella notte e mi accorsi della fine imminente dal fatto che egli quasi in coma non richiedesse più la sua Rachele, ma la madre … mamma mia, mamma mia […]

Si è spento tranquillamente, assistito dai conforti religiosi e con la speciale benedizione del Santo Padre. Si era confessato qualche giorno prima.

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Il Giornale d’Italia di giovedì 23 settembre 1909 recava in cronaca questo necrologio:

“La morte del Conte Calcagni brigadiere generale della Guardia Nobile del Papa.

Stamane (mercoledì 22 ore 4.20 antimeridiane) si è spento a Roma una delle più rispettate e caratteristiche figure del patriziato cattolico romano: il Conte Giovanni Calcagni brigadiere a riposo della guardia nobile di sua Santità.

Il conte Calcagni era una simpatica figura di gentiluomo romano dell’antico stampo: benché settantenne egli conservava ancora un fisico eccezionalmente vigoroso che lo portava naturalmente a non curare gli assalti del male che ora lo ha condotto alla tomba. Lo stato di lui si è in pochi giorni rapidamente aggravato finché si è disperato di salvarlo. Egli si è spento munito dei conforti religiosi e della speciale benedizione che il Pontefice volle inviargli.

Nonostante che il conte Calcagni si fosse da più anni ritirato dalla vita attiva che egli conduceva a causa delle sue funzioni presso la Corte Pontificia tuttavia la sua scomparsa sarà sentita con vivo rammarico da tutti coloro che poterono apprezzare la dirittura del suo carattere e l’originalità del suo spirito. Una messa funebre di Requiem in onore dell’estinto sarà celebrata nella Chiesa parrocchiale di S. Francesco a Ripa alle 10. Le nostre vive condoglianze alla famiglia desolata”.

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Published on January 29, 2012 at 5:27 pm  Leave a Comment  

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