Il sesso e la ricerca di un post

Philosophy. Marcus Aurelius. Fair use

Sto preparando un post sul metodo. Perché?

1) Perché sono un appassionato filosofo dilettante a cui non basta solo scrivere un blog ma ha bisogno anche di un metodo per farlo.

2) Avevo promesso un post sul metodo nella pagina delle informazioni personali, per cui mi sembra ormai giunta l’ora, da romano, di mantenere la promessa (beh, da antico romano, i romani di oggi avendo perso molte delle antiche virtù).

In verità il problema del metodo continua a tormentarmi fin dall’inizio di questa avventura, e poiché ho bisogno di elaborare le mie idee ancora per un po’ ecco la sequenza di scritti proposta ai lettori:

I) un post preparatorio al post sul metodo (urgh!).
Si tratta del post che state leggendo. Ne ho bisogno come ho detto per chiarirmi le idee.
II) Un post sul SESSO, come break, per non perdere TUTTI i lettori a causa delle mie manie filosofiche.
III) Il vero post (cioè il post sul metodo).
IV) Un secondo post sul SESSO, per chiedere ancore perdono ai lettori e così concludere in bellezza questa sequenza di scritti.

Cosa ne pensate? Verrò perdonato? Basterà il sesso a non ammorbarvi troppo? Le domande retoriche non richiedendo risposta mettiamo insieme alcune idee preliminari e che il viaggio cominci!

Il gioco delle idee e dei link nascosti

1) Tratteremo questioni da vari punti di vista, come se per ogni argomento ci fosse un forum di posizioni diverse nella mente di chi scrive.

2) Un pensiero in formazione, dunque, grazie al quale lo scrittore chiarisce gradualmente le proprie idee. Tali idee possono contraddirsi e lo scrittore raggiungere continuamente posizioni nuove e talvolta anche opposte, il che potrebbe confondere il lettore ma anche aiutarlo a cogliere la complessità della vita così come noi la conosciamo con la mente.

3) Complessivamente, un gioco di idee, aneddoti e fatti solo apparentemente privi di connessioni. Tali connessioni (o link mentali) saranno a volte resi espliciti mentre altre volte rimarranno invece impliciti (o taciuti). Il che dovrebbe aiutare il lettore a compiere propri collegamenti, aiutandolo in definitiva a pensare ecc. in modo non passivo poiché ogni arte viene insegnata grazie all’esempio (il che naturalmente può implicare un parziale o anche totale disaccordo con ciò che qui diciamo e scriviamo).

Beh, almeno al Maestro il gioco riusciva.

Ma il Maestro era il Maestro.

Writing. Low res. Fair use

Scrittura e pensiero

Pensare, scrivere, chiarificare:
lo sforzo del disporre i tuoi pensieri
in modo chiaro, ordinato e comprensibile.

Così tanti anni or sono
il Maestro consigliava
per la buona educazione della mente.
Beloved Magister,
filosofo, scrittore, pedagogo …

Scrivere è infatti disciplina austera legata all’attività del pensiero. Scrivere insegna a pensare in maniera chiara e ordinata. I termini ragione e verbo (parola e discorso, scritto o orale) vogliono in effetti dire la stessa cosa e in greco sono espressi da un solo vocabolo: logos.

Una prosa sconnessa o resoconti orali pasticciati riflettono spesso idee confuse.

Per quel che ci riguarda la cosa è resa più complicata dai seguenti elementi:

1) scriviamo in una lingua straniera il che ci pone di fronte a grandi difficoltà;

2) sentiamo come un’attrazione fatale per le digressioni, per il libero divagare della mente e delle libere associazioni. Abbiamo cioè anche il gusto del caos (cosa che al Maestro decisamente non piacerebbe).

Ci piacciono le due facce della luna, quella oscura e quella cristallina. Amiamo l’equilibrio, le frasi ben tornite ma anche la giungla delle parole (in letteratura e in filosofia abbiamo esempi impressionanti di entrambe le tendenze).

Per cui:

A. Riceviamo alimento dall’equilibrio perfetto della musica classica occidentale (il periodo dal 1750 al 1820 circa): Mozart, Boccherini, Clementi, Haydn, il giovane Beethoven ecc.; o dall’opera italiana: Verdi, Bellini, Donizetti ecc., autori chiamati erroneamente romantici poiché nel loro intimo sono dei classici (persino Puccini lo è in qualche modo).
[E’ interessante come gli italiani non abbiano mai veramente assorbito il romanticismo, per un quasi innato senso del gusto, della grazia e dell'equilibrio classici troppo radicati.]

B. Traiamo grande piacere anche dal romanticismo occidentale un po’ insensato: il Beethoven non giovanile, Wagner, Mahler, Scriabin ecc. [forse a causa del sangue celtico e tedesco che ci scorre nelle vene, responsabile chi lo sa di qualche tendenza all’eccesso.]

ψ

Ciò detto, cosa sarà della nostra supposta filosofia? Sarà confusa, penseranno i lettori che siamo pazzi? Non ne abbiamo idea. Veramente. Non ne abbiamo veramente idea, non stiamo scherzando.

[Nota. Ho appena fornito un esempio di digressione + associazione bizzarra: i concetti di scrittura e pensiero sono stati connessi alla musica, due sfere assai diverse dell’esperienza umana. Ma la connessione, almeno a me, sembra evidente.

E’ una cosa che faccio molto, quella di associare. Credo in questo modo di procedere (o forse è solo il mio stile cognitivo) anche se capisco il lettore che ne esca confuso (vedi un esempio di associazioni solo apparentemente scollegate nel post creatività e relax).]

Vagare. Forza o debolezza?

Ma perché il vagabondaggio delle idee dovrebbe preoccuparci? Questo è solo un blog, può essere anche sconclusionato. E’ vero, ma il fatto è che noi siamo un po’ ambiziosi (solo un poco, o falliremmo): stiamo cioè portando avanti una ricerca. Ok, una ricerca dal punto di vista dell’uomo della strada di Roma, ma pur sempre di una ricerca. Per tale motivo la tendenza al vagare delle idee potrebbe costituire una debolezza (oppure una forza?)

Siamo in grado di compiere questa ricerca almeno ai livelli medi (middle-brow) della conoscenza? Non lo sappiamo ma ce ne addossiamo il rischio (a proposito, ‘middle-brow’ in inglese ha connotazioni negative ma va bene lo stesso).

Una ricerca ragionevole (e arriviamo di nuovo al punto) può trarre profitto dalle libere divagazioni? Lo speriamo, e del resto non possiamo che essere razionali e irrazionali nella nostra scrittura.

Ogni uomo è un filosofo

Magister diceva che ognuno di noi è naturalmente un filosofo. Diceva che ognuno di noi, durante l’intero corso della vita, si costruisce una griglia in continua evoluzione fatta di concetti e connessioni tra di essi. Questa visione del mondo o Weltanschaung ci permette di comprendere il mondo circostante (dal Latino comprehendere, cum + prehendere = mettere insieme, cogliere, quindi inserire nella griglia). Comprensione dell’ambiente circostante implica anche una migliore interazione con esso, le due cose essendo infatti connesse.

Se ciò è vero di ogni uomo (che è naturalmente un filosofo), e se io sono un uomo, il che è certamente vero, dovrei poter ragionevolmente sperare di arrivare a trasmettere qualcosa del mio esser romano in maniera intelligibile, coerente, organizzata. E’ vero? Beh, teoricamente sì. Tutto dipende però dal livello di disciplina, istruzione e tempo a mia disposizione.

Due cose ancora

1) Qualcuno potrebbe domandarsi qual è la differenza tra un filosofo, da una parte, e un contadino, o uomo della strada, dall’altra. Nessuna differenza. A cambiare è solo il livello di training, di abilità, di specializzazione. Il filosofo è un professionista. Ciò non significa che i non professionisti debbano stare zitti. Io non starò certo zitto.

2) Dovremmo tutti imparare a pensare (e a scrivere) in modo più efficiente perché ciò può ispirarci nella quotidianità e guidarci nelle fondamentali scelte della vita. Maggiore è l’efficienza del pensiero e più felice sarà la nostra vita, anche se la misura classica è qui vitale: se pensiamo troppo e agiamo troppo poco possiamo arrivare alla nevrosi (o a farsi le seghe mentali, detto alla buona, o, in linguaggio più alto, ad essere affetti da sterile onanismo intellettuale).

Questo blog vorrebbe dunque dare una mano a quelli che pensano che il self-improvement, cioè il miglioramento della qualità della vita, sia importante (e possibile).

Mind. Fair use

La ragione non è tutto

Per quel che ci riguarda, cominciamo a chiarirci le idee rispetto al post sul metodo, anche se il post successivo a questo sarà dedicato a quanto promesso, cioè al SESSO, SESSO, NIENT’ALTRO CHE AL SESSO (ma alla romana, naturalmente). Nel frattempo voglio terminare questo interminabile scritto con delle idee sulla ragione e il suo opposto.

Posso dominare i miei pensieri caotici con la volontà / ragione e con la scrittura (logos) facendomi così anche capire (dagli altri e da me stesso).  Ma il caos è lì. L’irrazionalità, l’intuizione, il disordine, persino l’entropia, sono sempre lì, sono nella nostra mente, sono nell’universo … (beh, devo approfondire i lavori della Terza Cultura, per non rischiare di dire veramente delle fesserie su questi argomenti). Quel che è certo è che non possiamo vivere nel disordine e dobbiamo disciplinarci per gran parte del tempo.

Non sempre però. A volte abbiamo bisogno di eccesso, di divertimento, di spring breaks, di Saturnalia (una festa spesso scatenata degli antichi romani; vedi la foto qui sotto). I romani erano dei grandi maestri nell’arte di vivere. Governavano il mondo ma con l’umorismo che traspariva nel viso (e nella lingua pungente, in modo a volte crasso, a dir la verità). Certo non con seriosità mistica. Erano tosti al punto da fronteggiare le più grandi tragedie ma preferivano andare a vedere le commedie.

Saturnalia. Authour unknown. Fair use

La ragione e l’ordine non sono tutto. Possono generare mostri se presi troppo sul serio. Si tratta di un’eredità della cultura romana e latina – la moderazione, il buon senso – che alcuni popoli dei climi più freddi non sembrano aver ben compreso. Prendere le cose troppo sul serio può portare al disastro. Si pensi a tutti i paradisi razionalmente perfetti che sono stati promessi e poi attuati, a tutte le terribili utopie che hanno portato solo disperazione.

E allora sappiamo anche divertirci. I carnevali sono (e furono) fatti per questo. Guardate il Brasile, guardate i nostri cugini spagnoli. Sono un successo economico ma a Madrid, la loro capitale, c’è la movida tutte le notti!

Non so come terminare questo post interminabile.

Forse citando le belle parole di Coelho nel romanzo Zahir):

Let us have some respect
for our life on this planet.

[Che si abbia rispetto
della vita nostra in terra]

Published on February 9, 2008 at 12:01 pm  Leave a Comment  

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