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Category Archives: Trastevere

Sex and the city (of Rome) – or (of Albion?). Season II. 2

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Stonehenge

[Draft, incomprehensible perhaps, havin' just fun writing ]

 

Massimo: “Master, am I ready now?”

Giorgio: “Not yet”

Massimo [read about him when much younger Giorgio 'discovered' him (διδάσκαλος btw always hid his capabilities by looking naive: one among many tricks he had / has. Or was / is he really naive?] :

“One thing διδάσκαλε. Why have you skipped the ‘secret of the secrets post’? Will you mean that readers can rest also on Saturday?”

Giorgio, an inscrutable look in his eyes: “This is not important. Do you know who I really am μαθητής?”

In Britannia, oceani insula
cui Albion nomen est …

Manius like a numen from another universe was piercing the scene through the mist of his mind. Much to his surprise he became capable of ‘sensing’ the pupil (μαθητής) giving his Master (διδάσκαλος, Didaskalos) an ancient look that made Britannicus of the Papirii – seasoned soldier of Rome – shudder.

He could also perceive Massimo kneeling on one knee and uttering, gravely:

“O ancient-wisdom philosopher, o supreme mathematician & guide of my troubled life. I am so confused διδάσκαλε. It suddenly turned that …. (he looked kind of embarrassed now) it turned that I was unbeatable, Master, yesterday morning, on the A.S. Roma‘s soccer field. What the hell is going on διδάσκαλε? Doesn’t that reveal I a-m ready???”

 

Massimo being strong willed was no match at all for Giorgio, who ignored him, unemotional, expressionless.

It looked as if he had forgotten his pupil, absorbed as he was in his constant daily writing on his notebooks (he had a full collection of them …)

 A soldier quakes

In another time, another place a strong and iron-willed soldier lost his sight and began to quake as if possessed by demons [καὶ λέγουσιν Δαιμόνιον ἔχει ...] His head was exploding.

With an immense effort – due to the brutal training typical of any Roman army of any time – helped just a little bit by his three timid-but-perfectly-fit slaves (they were strictly forbidden to help: a black man, two female slave musicians) – the soldier of Rome succeeded di stendersi a terra, aspettare che il dolore finisse e poi lentamente, sollevando la testa verso la luna piena, recitare debolmente, ma fermamente, la seguente preghiera, che lo portò alla calma … all’amore divino …

Full moon rising from the ocean. Click for credits

Full moon rising from the ocean. Click for credits

 

Tu Luna,
luce feminea conlustrans cuncta terrarum,
iam nunc extremis subsiste,
et pausam pacem, Regina, tribue.

You Moon,
Who with your female light illuminate all lands,
Please help me in this time of adversity
And grant me, Queen, dulcis peace, and rest.

 

Ancora dolore e poi di nuovo calma e un senso di amore nuovamente a pervaderlo, che però in questa fase buia durava in effetti poco e quindi pregava spesso e ancora più spesso beveva (l’orrenda, densa birra dei barbari anglosassoni).

La vita era schifosa e bella, allegra e triste, lancinante e vibrante. E poi arrivavano quelle visioni, come in una nebbia, che oltre ad ossessionarlo gli facevano letteralmente scoppiare l’encefalo.

Dopo che Cinzia, l’unico vero amore della sua vita (Manius dei Papirii era monogamo, costume forse succhiato dalla poccia materna – parola etrusca – cioè dalla madre, nativa di Roma, madre romana dall’Urbs del mondo intero), da quando cioè Cinzia, beh, il dolore era stato talmente forte che – come Orazio, Virgilio Catullo (i sacri autori) e come soprattutto Cesare, il padre di tutto e facitore della potenza romana – da quando in sostanza Cinzia preferì un semplice retore a un filosofo pitagorico (lui) Manius si era dato agli amori facili con schiave e schiavi.

Altro precetto, oltre la tendenza alla monogamia, di sua madre – donna forte e santa che si concedeva pochi vizi (qualche droga bizantina, qualche massaggio persiano alle terme) – era che la ‘familia’ andava meglio se il paterfamilias era come – e qui giù con espressione ineffabile e Rasna – era come dire un tronco (raffinato termine dal double entendre, altra espressione, questa, dal patois gallico). Un tronco, cioè il pater, che teneva solo la casa eretta in piedi dando gioia a lei (double entendre) e a tutta la maison.

E l’amata sposa, virtuosa e traendo dal tronco forza, ci costruiva – si ripeté per farsi coraggio pensando a Iside – ci costruiva attorno la casa, come aveva fatto Ulisse, un Ulisse femmina (o androgino ermafrodito: concetto complesso esoterico, dai risvolti misticamente vibranti).

Infine, cherry on the pie (stava imparando l’anglosassone?) e altro precetto e aforisma (ne sentirete parecchi) di quella santa donna, tipicamente romano nella sua praticità e eticità al contempo, era che gli schiavi qualunque fosse il loro sesso dovevano innamorarsi del Pater (anzi “andavano acquistati – diceva la donna mentre pregava i Lari – proprio con questa tendenza nel loro Geist (Aenglish?), tendenza d’amore servile ma amore non the less verso il capo sommo e sacerdote supremo familiare.

“Tutto sarebbe andato meglio, better still (Aenglisc ancora dannazione!), veramente meglio” gli aveva ripetuto più volte in un latino quasi ciceroniano (era poliglotta Mutti, parlava una decina di lingue usate in giro per l’impero ivi compresi 3 dialetti gallici appresi ad Augusta Taurinorum prima del divorzio con il provinciale montanaro (suo padre, ma di prische virtù che a Roma, diciamolo pure – pensò Manius – si cercavano con la torcetta).

Precetto, diceva la dolce bella madre ricamando sonoramente sull’idea (aveva la passione della lira e della poesia, e a Torino aveva appreso l’arpa celtica da una schiava gallica con cui amava celebrare, assieme ad altre donne, il culto santo della Dea Bona: Bona, diciamolo, nozione sacra e veramente misterica (oltre che romana) per cui una donna bella a Roma era detta Bona), precetto poi che assicurava (se ne era accorto anche a Roma con il nuovo Pater di sua madre) che le casa funzionasse liscia come l’olio spalmato sul corpo bello, possente e attraente dei gladiatori.

 

ψ

Questo Manius pensava pregando di nuovo in ginocchio la Juno della madre.

Poi scuoteva la testa e pensava:

Ma che ‘familia’ è la mia ormai? Vivo qui, intrappolato in una torre, giocattolo di questi lerci tedeschi di cui si sente il puzzo già a quattro milia passum (e che disprezzo dal profondo dell’inner Geist.)

Perché non lo uccidevano per Bacco? Ne avrebbe portato almeno una ventina con sé nell’Ade (Manius era addestrato come il pitagorico Milone) ma almeno poi avrebbe finito la sua vita fallita e svilita per gemere tra le ombre sotterranee (ancora più infelice, non importa … ma – si chiese angosciato – c’era solo l’Ade o qualcos’altro? Scacciò il pensiero con rabbia, il Magister non lo voleva ricordare poiché anche Cinzia era stata sua allieva e nel giardino della bella domus subalpina di *** si erano dati il primo, dolcissimo, profondo, bacio d’amore.”

Scese dal piano di avvistamento all’aria aperta a quelli inferiori, protetti da occhi indiscreti.

Perfetti, nel corpo e nello spirito

I suoi schiavi erano perfetti, nel corpo e nello spirito, allenati da lui come lui a sua volta era stato allenato (e iniziato) dal Magister, provinciale forse ma di una certa fama ad Augusta Taurinorum, dove viveva ancora suo padre risposatosi con una ricca vedova, di razza celtico ligure (il padre) – un romano provinciale d’altri tempi che gli aveva trasmesso valori d’altri tempi, discendete di quei galli togati del Nord ovest, al confine con la Gallia Grande e un tempo comata (ma ora totalmente romanizzata che però si ostinava scioccamente ad adorare non si sa cosa di mistico in quel bel vulcano del massiccio centrale, il Puy de Dôme, nel territorio degli Arverni, il popolo del valoroso Vercingetorix.

ψ

Depressso, Manius Lentulus chiamato Britannicus scese i rozzi gradini con spiritualmente spossata lentezza.

Voleva una notte d’amore con uno dei servi. Gli altri due sarebbero rimasti in piedi in funzione cubicolare, attorno cioè al giaciglio (se serviva qualche bevanda, un massaggio, se serviva protezione da un attacco improvviso, giaciglio (spartano) dove il paterfamilias – con potere di vita e morte come ai bei tempi della Roma bella sacra santa – cavalcava (o veniva cavalcato, cives ormai allo sbando e senza dignitas), cavalcava, e veniva cavalcato, per tutta le santae ore della notte. Stava lasciandosi andare, lo sapeva, ma non certo gli faceva difetto il vigore, di razza romanao pura, da parte Mutti, e montanara taurina (più tosta, i romani de Roma inesorabilmente decadevano) da parte di Pater.

Ne vigore mancava ai suoi servi, atleti perfetti, come lui …

Manius era in realtà – pensò (ma qualcuno osservandolo inosservabile non era d’accordo) una nullità. Privo ormai della Venus urania si dava come logica conseguenza, quasi teorema spirituale, alla Venus carnalis.

Essere amato teneramente, rifletté con tristezza, era meglio di niente.

Anche se va da sé che non poteva amare degli animali parlanti, ma averne affetto come per un pet o puer, oh questo sì, oh veramente sì, lui lo poteva, eccome se lo poteva, perché era questa la sua familia, non un gran che – i suoi compagni di scuola, pensò, un riso amaro sulle labbra, avrebbero sghignazzato frasi scurrili (compagni in realtà sublimi, ma il sublime e lo scurrile non si fondevano forse in unità superiore, neo platonicamente?)

Platonicamente ma alla romana si intende (questa cosa dello scurrile e del sublime).

Sebbene in crisi profonda Manius Papirius Lentulus era ancora un soldato: amava la cultura greca ma solo se filtrata dall’urbs.

“Perché – l’encefalo esplodendogli, e si trovava misteriosamente, e fisicamente, di fronte ad un uditorio di Augusta – l’atto sublime dell’osanna – disse calcando la voce, la gente lo guardava attonita – alle pompae triumphales dei bei tempi, verso quei condottieri  vincitori osannati e elevati quasi a dio su terra,  andava controbilanciato, per arrivare alla mediocritas – qui la voce si fece sghignazzo possente mistico –  con i l-a-z-z-i della soldatesca!!”

Il pubblico sobrio della città di Torino era esterrefatto.

ψ

Sublime e scurrile, ripeté debolmente.

Giunto nella stanza principale prese la mano di uno dei suoi schiavi.

Il buio del locale appena illuminato da una torcia non fece distinguere se la mano presa con tenerezza (la stessa che provava per i i cani e gli esseri inferiori della natura) fosse di pelle bianca o nera ….

ψ

 

 

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Silvestri, Berlusconi and the Emperor Tiberius

Alla faccia della Grande Bellezza (e in onore der Depardieu de Torpignattara), un pezzo di pianoforte romano-tosto (e per niente decadente)

Via Torpignattara, anni '50. Veduta del mercato e dell'incrocio con Via Casilina

“Via Torpignattara, anni ’50. Veduta del mercato e dell’incrocio con Via Casilina. Sullo sfondo Piazza della Marranella con l’abbeveratoio dei cavalli”. Cliccare per i credits, per altre immagini e accedere a un bel sito sul quartiere

Listen to this:
(by MoR, wait a few seconds)

ψ

Lello, er romanaccio Depardieu (always with us in spirit?) says:

“Un po’ contemporanea, ‘sta litania.”

Mario:

“What is this sh** …”

Experimenting (with
the Romanesco dialect)

[To the English-speaking: This post being partly written in the Romanesco dialect Google translations might be unpredictable]

[Al lettore italiano: parlare il romanesco, ok, ma scriverlo - e studiarlo come lingua - è un'altra cosa. 1° sperimento]

‘Nnamo (let’s start.)

Il Depardieu del Casilino

Gérard Depardieu al Film Festival di Brlino del 2010

Gérard Depardieu au Film Festival de Berlin (2010.)  Click for credits

Incontro Lello a un bar di Torpignattara. Sta ordinando una Ceres.

ψ

Ogni tanto ci capito, a Torpignattara, perché se hai fortuna incontri i romani veri – magari non del tempo di Tito (come gli ebrei del rione S. Angelo) – ma veri in ogni caso, di 7 generazioni.

ψ

Corpulento, sui 40 anni, i braccioni tatuati che se t’agguantano ti stritolano, Lello ha i tratti marcati e sarebbe il perfetto Gérard Depardieu del Casilino se fosse un po’ più gallico e un po’ meno scuro nei capelli e negli occhi.

Saltuariamente – al Pantheon, a piazza Navona, al centro, in definitiva – Lello compare e scompare come un fantasma suonando percussioni esotiche assieme a un contrabbassista emaciato, a un sassofonista colla panza tonda, e a un chitarrista eccezionale – il cappello calato e gli occhi quasi nascosti dalle rughe – che pare sia di Birmingham

[Lello dice che è di Birmingham e io gli credo]

Sorseggia la Ceres, guardandosi lentamente attorno. E’ il suo mondo, il suo ambiente.

Lello è un capo.

A ‘sto punto, dico, la ordino pure io, sta Danese perché è così particolare sto Lello che voglio che mi si sciolga la lingua (che me s’è come ingufita coll’età).

Sorrentino ce sta affa’ neri

La Grande Bellezza

Toni Servillo as Jep Gambardella in ‘La Grande Bellezza’ by Paolo Sorrentino

Dico:

“Lello, a fijo de ‘na mignotta, vviè cqua!”

Si avvicina. Sempre pronto allo scambio umano, in realtà parla pochissimo. Annuisce.

“Ahó, possin’ammazzatte – dico – co’ sta Grande Bellezza Sorrentino ce sta affa’ neri. Tutto il mondo parla di metafora: metafora qua, metafora là… mo’ pure gli Americani sur Nu York Times …”

Lello è impassibile. Un minuto, forse due.

Poi guardandosi le unghie, ‘na finissima ironia nello sguardo, comincia un bofonchio che cresce man mano e si fa cavernoso.

Capisco solo le ultime tre parole:

“[...] [...] [...] M-e-t-a-f-o-r-a de che”.

Una voce dall’antro. A sentirla di notte al buio. Depardieu mi fa impazzì.

Gran bucio de c… profumato

la grande bellezza

Cerco di provocarlo (sono teso, ho bisogno di fa’ casino).

Provo – un’imitazione ok – a crescere piano piano pure io per poi dargli dentro dopo 20 esatte parole:

“Beh, metafora dell’Italia – dico ‘n sordina, preciso -, d’un paese destinato al declino, con Roma – girata bellissima, per carità (sennò perché il titolo), – che poi in verità è ‘na pattumiera, è solo ‘na cloaca pure un po’ fine ma inzomma, lo vogliamo dire CAZZO, è come ‘N GRAN BEL BUCIO DE CULO TUTTO PROFUMATO – so’ cavernosissimo – co’ tanto de mignotte, ruffiani, pretacci (e nani!!) CHE CE CAMMINAMO TUTTI S-O-P-R-A !!!!”

[Ok, non sarò Augusto o Lello ecc, ma il romanesco lo mastico, mia nonna era di via Garibaldi]

The Great Beauty by

Altra pausa. Si beve. Il calore de ste Ceres comincia a impregnacce.

Lello, lo vedo, è un poco ‘allertato’.

Poi, una lievissima sfumatura di complicità (divertita?), Lello dice:

“Tutti sopra ‘sto bucio de culo”

“Tutti sopra ‘sto bucio de culo. Confermo” (mi guardo le unghie pure io)

“Che poi è profumato”
[non capisco se mi piglia per il culo; Lello è tosto, niente da dire]

“Che è profumato, riconfermo”.

C’è  qualcosa che non va. Però, provocato, sbotto come Augosto (quello a piazza de’ Renzi 15, che si incazzava continuamente – un’arrabbiatura bonaria – e Sandro il figlio – l’ho visto piccolo – è spiccicato).

“Ma dimmi un po’, a Lello, a te te piace? Vojo dì, a te te piace che Sorrentinos mostri ste zozzerie al mondo??”

Credo d’averlo beccato ‘n pieno. Errore. Ridiventa una statua.

Che soggetto, minchia, e potrebbe esse mio figlio …  :?

ψ

A ripensarci, ora che scrivo, mi salta in quel boccino (la testa) il solito carme:

[no in buzzurro ora [così tedeschi e anglosassoni erano chiamati a Roma; poi, dopo il 70, è stata la volta dei poveri piemontesi), ma carme nella lingua delle madri che la sera passeggiavano , passegg ... lasciamo perdere]

Gigante immobile e paonazzo
(e sanguigno, diciamolo, come sto pezzo di …. Bacco).

ψ

Lello, dalle infinite risorse, trasfigura, la pelle gli si chiazza, l’occhio sinistro mosso da un lieve tremito.

Allora t’ho colpito, stronzo – penso. Ma … ti sarai ‘ncazzato?

Via di Tor Pignattara anni '40 circa

Via di Tor Pignattara anni ’40 circa. Courtesy di Silvestro Gentile. Cliccare per i credits

Seconda Ceres. Lo seguo a ruota. Comincia, si direbbe, a approfondirsi una certa atmosfera che è solo de ‘ste parti … discorso lungo, da non fare ora.

[Anche perché credo che 'n ce porti a un cazzo]

Mario, homo novus
(e pallonaro)

Mario m’accompagna un bel giorno a Torpignattara.

E’ il classico chiacchierone fanfarone – niente a che vedere con gli Augusti, i Lelli -, al punto che la tragica diffusione a Roma di questo ‘tipo psicologico’ è uno dei motivi per cui molti italiani sparlano della Capitale.

Al bar, Mario mi parla di calcio, della sua vecchia Lancia vintage, delle ultime 10 partite (10!) di 4 squadre diverse. Non ci capisco molto.

Poi arriva Lello, e Mario commenta:

“Ma quello sta sempre zitto. Me sembra n’imbecille”.

[Ok, Lello-Depardieu è tranquillo – Mario non capisce un cavolo – ma già co gli occhi ti dice mille cose. Gli occhi di Mario, invece, esprimono il vuoto. Assoluto).

Dico:

“Imbecille? Errore grave, Mario mio, perché Lello, a te, te   s-e   m-a-g-n-a“.

Nonostante calchi la voce Mario se ne fotte e scrolla le spalle (co gli occhi – quasi punizione divina – riflettenti il nulla dell’anima sua).

[Che è l'anima? Non lo so, ma che Mario l'anima non ce l'abbia è l'unica cosa scientifica della storia della teologia]

Lello, antico,
laconico (e non cazzaro)

Lello invece è intelligentissimo, e, a differenza di Mario il cazzaro, ha un retroterra.

Sterminato.

Per darvi un’idea.

ψ

Da 20 anni frequenta il centro storico (“la mia famiglia è de llì: coi genitori, i nonni, i bisnonni e i trisnonni via cantando – arrivi fino a Adamo”).

Detto come una cantilena – difficile da spiegare – che è ritmata dalla ‘o’ di nonni.

ψ

Lo vedo una volta al mese, anche meno, oramai, ma so che c’è (e mi basta).

Lello è un capo, ripeto.

Mi dà la fiducia di pensare che qui in Italia tanta gente nonostante la crisi (qualcuno sta al palo purtroppo) se la cava, ai vari livelli della gradinata sociale.

Nell’arte della sopravvivenza, romani e italiani, sono professionisti, la storia è lì a dirlo.

E Lello, che il frescone Mario non capisce, Lello in realtà fa.

Un piccolo
ma fiorente commercio

Depardieu lavora, s’ingegna.

Buon marito e buon padre di due figli (non so le scappatelle), ha raggiunto la sua modesta prosperità con il commercio a costo bassissimo di cellulari e tablet, che la gente compra perché non gira più una lira.

Da qualche anno s’è fatto 2 o 3 esercizietti (stanzine, in definitiva) che visita più volte al giorno, la faccia del boss autorevole ma pensoso, quasi pensasse ad altro (e però tutto nota, tutto sa).

Esercizietti che gli so’ gestiti da 3 marocchini svegli che gli fanno da bassa manco tanto bassa manovalanza, che lo rispettano  – e che soprattutto gli vogliono bene.

Sidi Bou Said, Tunisia. Gnu Free documentation License

Il Mediterraneo è una casa comune. Al commercio, si sa, non gli n’è mai fregato gnente dee fedi diverse.

Lello dunque incede nel quartiere, coi tatuaggioni il nasone la faccia (e la stazza) del Depardieu zigano.

Una figura caratteristica come non ce ne saranno più in futuro (oppure no?) Ho sentito in giro a Roma giovanissimi di altri paesi che già parlano romanesco meglio di me.

Il tradizionale tuffo di Capodanno nel Tevere dal ponte Cavour di Roma

Il tradizionale tuffo di Capodanno nel Tevere dal ponte Cavour di Roma. Tanti sono stati i personaggi famosi in questo ‘sport’, almeno dal 1870 a oggi. Click for credits

Poi insomma cazzo (la terza Ceres, inesorabile …  :twisted:  ), ma a vedé sti romani che si tuffano ancora dai ponti (no Lello), con mezza falange in meno ar medio (sì Lello cqui: na sforbiciata a 16 anni).

A vedé cioè sti tosti che s’industriano, che non aspettano tutto dallo stato – ognuno col suo stile, qui e in altre regioni del paese, spina dorsale che impedisce al corpaccione italiano d’afflosciarsi.

In altre parole, a vedé una Roma e un’Italia positive nonostante le sofferenze, che non s’avvoltolano nella nevrosi, che non si prostituiscono, che non ballano nelle terrazze chic vista Colosseo con le narici incipriate, che non scopano le minorenni ai Parioli e nemmeno le minorenni slave sulla Salaria … cazzo!

A vedé questi giovani che lottano, che imparano le lingue straniere,  che vanno ‘n culo al mondo dovunque ci sia uno stracciaccio de lavoro, e così facendo – poverini poverini, si dice! – non diventano più deboli ma più forti fanghala, che si aprono la mente e il futuro …  (Mario – che mi sta vicino, compagno di scuola a cui in fondo voglio bene, me dice: eh dai, famo notte).

Sorrentinoooos!

Neapolitan Paolo Sorrentino

Neapolitan Paolo Sorrentino. His success at the Academy Awards granted him a Roman honorary citizenship. Click or credits and to enlarge

Ok, ok, a Mario, ma la domanda, scusate, che spontanea sorge a ‘sto punto fangulo, è la seguente:

A’ Sorrentinoooos! Sarai pure Napoletano talentuoso (lo sei) ma la conosci veramente Roma? O se la conosci – non credo – non te sarai mica  ‘mbo’ incazzato perché l’ambiente del cinema romano – che è poi quello italiano – è ‘na Grande Zozzeria, cogli outsider che so outsider semper, tanto che Villaggio (pure Pupi Avati?) s’è addirittura inbestialiddoooo?

Dice Fantozzi, ineffabile, a Mediaset:

“Sordi è il simbolo della ‘Grande Cattiveria’, la cattiveria dei Romani ‘che sono veramente, e profondamente, cattivi’ “

[detto poi con lo sguardo cattivo ... chi vuole prendere per il culo]

Dice che i Romani sono 'cattivi', e che Albertone è il simbolo della Grande Cattiveria.

Pianoforte romano

Ora, a me il film de Sorrentinos piace, ma me fa pure ‘ncazzare.

Pertanto, in onore dei Lelli semper tosti e viventi (in periferia: l’hanno cacciati cogli sventramenti), residuo piccolo e coriaceo di una forza grande e suprema (la Roma grande, oramai passata).

In loro onore, dicevo, questa musica di pianoforte dedico, da romano – più fortunato e sfortunato insieme – ad altro romano.

[Mario: "Sei un cazzone". Giovanni: "pure tu, stronzo, ma ti voglio bene"]

Pianoforte romano

Riproposta pure qui (Mario: “per puro narcisismo, cojone” “Sei un fregnone – ma ciai ragione?” “Sì” “No” “Sta minchia”) :

Per te, e per tutti voi – (Gino, Sergio, Spartaco, Gianni e Samanta), oltre che pe sti napoletani a cui vojamo bene, no Mario, so nostri cugini (compagno di scuola di origine napoletana, Mario) – butto là sto pezzo de … pianoforte non decadente (me lo si permetta, Sorrentinos).

Lello, romanaccio Depardieu, always with us in his a spirit, exclaims:

“Un po’ contemporanea sta litania.

Certo, stronzo (no, scusa, Lello, scusa) ma nello spirito almeno, e nell’anima (che abbiamo simili), ci metterà in qualche modo d’accordo …

 

Roman Renaissance fountan

 

Ecco un clip de La Grande Bellezza, in tutta la sua struggente, in all its aching … beauty.

Dulcis in fundo, il napoletano Pino Daniele, cantautore e chitarrista di vena raffinata, che canta Anna Magnani e il cinema romano.

[Così ricomponemo er tutto e famo pace :-)

"Stronzi" "Frocioni" "So 'frocio ma me ne vanto" "Hai proprio ragione!"
Ma il partenopeo: "ste nutizie su A Grande Bellezza nu ssierve"
Depaardieu mostra i braccioni "a fijo de ‘na mignotta, vviè cqua" ma viene travolto da 'na stilettata partenopea colta: "ta' soreta è latrina, e m-a-t-r-e, a te, na  pumpinare jamme jamme JAAAMME!"]

Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain

Resources:

Provare tutto, dove si parla della ‘cugina greca’ di Roma, Νέα Πόλις
The Roman Jews (1). Are They the Most Ancient Romans Surviving?
Le coste meridionali del Mediterraneo:
Dove si parla del legame tra sponda nord e sud (araba) del Mediterraneo
e della vocazione, oltre che universale, mediterranea, della Città Eterna.

Web site di dialetto partenopeo
[
Wiki francese: "Dans la mythologie grecque, Parthénope (en grec ancien Παρθενόπης / Parthenópês, « celle qui a un visage de jeune fille », de παρθένος / parthénos, « jeune fille », en particulier « vierge ») est une des sirènes...Strabon mentionne que son temple se situait dans la ville de Néapolis (actuelle Naples), où les habitants célébraient des jeux gymniques en son honneur.]

Poi, in tema di composizioni pianistiche (di resilience e- Mario -de fanfaroni”) :

L’inno all’Euro che non cede
L’hymne à l’Euro qui ne cède pas

Calcagni’s Memoirs. A sudden Twist in Agnese’s Life (16)

A building in piazza Trilussa, Lungotevere Sanzio, Rome

Piazza Trilussa, Lungotevere Sanzio, Rome. Click for credits and to enlarge

16th excerpt [Italian original] from the memoirs of Carlo Calcagni, a true Roman born almost one and a half century ago. Read all excerpts posted so far in English or in Carlo’s original Italian text.

Here Agnese, Carlo’s sister and my grandmother, meets her new life [this excerpt is a conclusion to the previous one.]

ψ

One morning Beppe appears in my office on Lungotevere Sanzio. As usual I welcome him very warmly and fraternally because you must know that Beppe had a special charm, with his open and serene face, his sly but good eyes, his ways so candid as those of a child to the extent that, among us in the group, he was called ‘the pure fool’, like Parsifal.

I tell him:

“How come you’re in Rome?”
“Right, I’m in Rome.”
“To do what?”
“Yes, right, I have to do something. Come on, let’s go out”.
“But I can’t right now.”

He stays there with me and we finally go out together and, while he is talking to me about lots of things not related to the reason of his trip to Rome, he says point-blank:

“How’s your mum? And your brothers and sisters?”
“Everyone’s fine, thanks.”
“And Agnese, what is she doing?”
“Well, I think she went to Countess Guglielmina Campello’s for matters related to a clinic.”
“Right, because I’d like to propose to her.”

We keep walking and walking – he now and then stopping, as it was his invincible habit, and pinning you in a way that was only his – and we head towards Piazza Colonna and then via del Tritone [see below] while speaking about Agnese and the proposal he had made.

Halfway we stumble right upon Agnese who was coming down towards home […].

Beppe tells me:

“Shall we stop Miss Agnese?”
“Ah yes, let’s stop her” I say being on tenterhooks since I was unable to inform my sister in advance.

Via del Tritone 1890

Via del Tritone in 1890 (a bit earlier than the facts narrated). Click for credits

Then Beppe, an expression on his face that I now still see, rather clumsily begins:

“Miss, are you free?”
“How do you mean free?”
“Well, free.”
“At this moment at least, yes.”
“Because I’ve come to Rome to ask for your hand … and I will not leave Rome until I get a definitive answer, whatever it is”.

All this right in the middle of via del Tritone, at a time of maximum crowd, around one pm.

All disconcerted Agnese says to me:

“But, did you know that?”
“No, I have known just one hour ago. I tried to take time to see you first, but Beppe kept a hold on me, sticking to me as a stamp to an envelope.”

There we are, the three of us, crestfallen, without being able to exchange any thought, walking back towards home. Finally, God willing, Beppe leaves us but says he’ll return in the evening for an answer.

So, without any notice or any preparation, our family and especially Agnese found ourselves fully launched into this new, strangest and almost neglected-by-us subject: marriage.

For my sister Agnese I couldn’t hope for a better match under every aspect: good social status, good economic condition, but most of all, intelligence, unflinching honesty, a truly superior spirit with the goodness of an angel.

But what about the feelings side of it? Agnese and Beppe did not know each other and love between them could not arise like that, as with love at first sight.

View of Montalcino, Siena, Tuscany

View of Montalcino, Siena, Tuscany. Click for credits and to enlarge

I was much perplexed but even more perplexed was Agnese, who kept repeating:

“… since for a husband one’s got to have love feelings, it’s the only thing that counts.”

“All right – I said – but love may come and it will come once you’ll get to talk, to frequent, to know each other.”

“Well then, well then, what do you advise me to do?”

“I? I can’t advice you on such a critical matter. Quite the opposite. I do not want to advice you. All I can say is that Beppe has all the good qualities one may desire in a man, at the highest degree. But that he also has two faults at the highest degree: he’s long and boring; and he has a peculiarity that is located between, so to say, faults and virtues: he’s pigheaded.”

“But that’s not all!”

“I know it’s not all but it’s already a lot and it is what I can honestly say being sure not to be wrong. If you say yes you will have a reliable, clear, serene man who will love you forever: if you will be able to love him … provided you don’t feel revulsion for him …”

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No way of beating about the bush with Beppe. In the evening he returned and got engaged to Agnese, amid mum’s surprised contentment and mine, more tranquil and peaceful, since I knew what kind of a treasure – it is the word – she had found. […]

Marriage followed at a few weeks’ distance. Agnese left for Montalcino [see image above.]

She lived happily with Beppe and with a crown of 7 children, 4 males and three females.

Original text in Italian

Calcagni’s Memoirs. Agnese Calcagni and the Blue Sisters (15)

Basilica of Santo Stefano Rotondo, Rome. Click for attribution and to enlarge

15th excerpt from the memoirs of Carlo Calcagni – original Italian text -, a true Roman born almost one and a half century ago. Read all excerpts posted so far in English or in Carlo’s original Italian text.

Here Agnese, my grandmother, is mentioned for the first time.

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For my sisters, despite their being quite pretty, no suitor was around [one sister, Elvira, was already a nun, MoR.]

All right for Maria who was extremely young but Agnese had already passed the right age and no one showed up so it could represent a little bit of a worry.

Not being a fool Agnese was thinking about organizing her life not around a wedding far to come, but around a job that would both interest and occupy her in a worthy manner.

She became a nurse at the Blue Sisters’, in Santo Stefano Rotondo [see the Basilica above and below.]

She proved very good, attentive and intelligent. Prof. Margarucci was enthusiastic about her, and so were the patients; much less the English nuns on account of her very frank and independent behaviour.

After several small frictions here we are with a decisive, conclusive one.

A Drop of Cognac

S. Stefano Rotondo. External view

S. Stefano Rotondo. External view. Click for attribution and to enlarge

One night she was on call and had a patient seriously ill whom we knew and who at one point asked for a cordial, for something – since he felt like fainting. Custom of the house was that the stewardess shut everything during the night so that no one could take anything out of the pantry.

My sister races to the pantry and finds the stewardess, a nun, who, like every good English, is calmly sipping at her tea. She asks her for a drop of cognac for her patient but the nun, on the strength of her charge, does not even reply.

Then Agnese, with an authoritarian voice, asks her for the keys and after several refusals manages to get them, to take what she had to take and to get back to her patient.

All hell breaks loose. The nun writes up the minutes and the next morning my sister is called by the Direction for a dressing-down.

“In disregard of any regulation … she had dared to insist, better, to force the stewardess to open the cupboard …”

My sister at this point can no longer resist. She takes off her cap and veil and calmly lays them on the table in front of prof. Margarucci, saying:

“We cannot get along with these English nuns’ methods. If a patient, entrusted to me during night-time, needs some help I open all cupboards, I even smash everything, but I seek a way of helping those who are suffering and perhaps dying.”

Margarucci tried to settle things but, while thanking him very much, my sister was unshakable:

“If not this time it will certainly happen another time. It’s a question of mentality.”

Thus ended her first attempt at finding an occupation, a job.

Countess Campello & Beppe Tamanti

Beppe Tamanti was from Montalcino, Siena (Tuscany). Click for credits and to enlarge

Another opportunity soon arose in the same sphere of activity. Countess Guglielmina Campello, lady-in-waiting to Queen Elena, was looking for a young lady, good, capable and of civilised condition, who could take care of the direction of a new clinic that the Queen was creating for children predisposed to tuberculosis. The Countess turned to Agnese, who went and returned to her several times to discuss and see, before making up her mind.

During such circumstances the extraordinary fact of her engagement to Beppe Tamanti took place. Beppe Tamanti was one from the Chorus Misticus [a catholic private group of young men, MoR], but had never come to our house and knew Agnese only for having seen her a few times in passing. Agnese had never been mentioned in our talks.

One morning Beppe appears in my office on Lungotevere Raffaello Sanzio …

Original text in Italian

Related posts:

The continuation of Agnese’s episode:
Calcagni’s Memoirs. A sudden Twist in Agnese’s Life (16)

An excerpt where Elvira, the eldest sister and nun, shows a temperament similar to Agnese’s:
Elvira, the Eldest Sister, Makes Someone Behave (5)

Calcagni’s Memoirs. Illness and a Thought, in Great Secrecy (14)

View from the top of St. Peter’s Basilica, Rome. Click for attribution and to enlarge

14th excerpt from the memoirs of Carlo Calcagni – see the original text in Italian -, a true Roman born almost one and a half century ago. Read all excerpts posted so far in English or in Carlo’s original Italian text

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My mother had looked after and cured her husband since he was 50, because of a chronic catarrh of the bladder and urine retention that also caused him perineum abscesses.

He, who held in low esteem doctors & medicines, refused any treatment and only when he could not take it anymore and was forced to urinate lest his bladder would burst, he went to an emergency ward where he got syringed or cut, depending on the circumstances: then with open wounds he was imprudent enough to get back home on foot.

“Nature must follow its course when an imminent danger of death has been avoided.”

I remember having gone through all the hospitals of Rome in order to accompany my father to the various emergency wards. He used to stay a few hours, then he started shouting so he was discharged.

[…] Had my father taken a bit of care of himself he could have turned 100, since at 70, when he died, he still had the arteries of a young man. And he suffered no other inconvenience than this urine retention […] which was his continuous worry, his fixation, so that when […] he heard someone say “that man is very ill” he asked:

“Can he micturate?”
“Yes”
“Nothing serious then.”

Mum was at times ill because of that blessed liver of hers but he didn’t worry since my mother suffered no bladder inconvenience.

“Nothing to worry about,” said my father, “such things have no real consequences. What is fundamental is to be able to urinate, like that, naturally, happily.”

The Church of San Francesco a Ripa, in Trastevere. Click for attribution

A Thought, in Great Secrecy

When I, as a higher-level clerk, was better set up financially the idea came to my mind to rent a piano so that my father could enjoy himself a bit given his very great passion for music.

My father got wind of it and objected, saying:

“Tell Carlo not to bring the piano here otherwise I will p*** into it.”

Much perplexed as I was by this very strange eventuality, I however decided to try and, taken the necessary arrangements with the shopkeeper, I had the piano arrive in great secrecy to our house, and closed it into a room.

My father came home and went to bed at 9 o’clock as usual, without having seen the piano.

When I arrived home at night I said to my mother:

“How did it go?”
“All’s well. He didn’t notice anything yet.”

At about 5 am, however, we are awakened by discreet, very much discreet piano chords. We get up to our great surprise and approach the piano room in our nightdresses. There we see my father who, in his nightdress too, was blissfully tickling the piano keys.

He had not p*** into it … my battle was won, to the great delight of the poor man who was in truth very much pleased by my thought and my boldness.

All Efforts were Hopeless

My father died of a fever, as a result of absorption, that had been dragging on for several days, but disaster was caused by a pneumonic fact, as it usually happens. I was nursing him that night and I perceived the end approaching by the fact that he, almost in a coma, did not call Rachele anymore, but his mother … mamma mia, mamma mia […]

He passed away peacefully, assisted by the comforts of religion and by a special blessing from the Holy Father. He had confessed himself a few days earlier.

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On the 23rd of September 1909 Il Giornale d’Italia published this obituary notice in the local news:

“Count Calcagni’s death, General Brigadier of the Pope’s noble guards.

This morning (Wednesday 22nd, 4:20 AM) Count Giovanni Calcagni, retired Brigadier of his Holiness’ noble guards, died in Rome. He was one of the most respected and characteristic figures of the Roman Catholic patriciate.

Count Calcagni was a likable gentleman of the old school: although seventy-year-old he still retained an exceptionally vigorous body which led him not to care about the assaults of the illness which has now brought him to the grave. His health had rapidly worsened in the last few days until all efforts to save him became hopeless.

He passed away assisted by the comforts of religion and by a special blessing that the Pontiff wanted to send him.

Although Count Calcagni had retired several years earlier from the active life that he had led as a result of his duties at the Papal Court, his demise however will be felt with deep regret by all who could appreciate the rectitude of his character and the originality of his spirit.

A Requiem Mass will be celebrated in honour of the extinct in the Parish Church of S. Francesco a Ripa at 10 AM. Our deep condolences go to the desolate family.”

Original text in Italian

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Related posts:

Calcagni’s Memoirs. Poverty and Father’s Funeral in Trastevere (4)

Calcagni’s Memoirs. Elvira the Eldest Sister Takes the Veil. Father’s reaction (7)

Villa Lante on the Gianicolo, Rome. Given to the Borghese in 1817, it was sold to Madeleine Sophie Barat, founder of the Congregation of the Sacred Heart, who turned it into a noviciate for younr girls. It houses today the Finnish Institute. Click for credits

7th excerpt from the memoirs of Carlo Calcagni, a true Roman born almost one and a half century ago. Read all excerpts posted so far in English or in Carlo’s original Italian text.

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When Elvira at the very young age of 16 announced her intention of becoming a nun of the Sacred Heart (she had attended the School of Santa Rufina, an institute of those religious women, now abolished and located in via della Lungaretta, near Santa Maria in Trastevere where we then lived) my mother in her rigorous religious conception was happy about it despite she would have lost the great help Elvira was providing her with her activity and skills (she could do everything.)

My father instead was much afflicted by the news and flatly denied consent.

“Let her wait until she’s at least 21, after which she’ll do whatever she likes.”

Then we don’t know how and why, one day he comes home and says to Elvira:

“If you are still determined to go, go then … I give you my blessing.”

It was the festa of the Immaculate Conception. Elvira so entered Villa Lante as an aspirant.

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When we visited her each month my father was never able to resist all the time of the visit. At one point he became red in the face, stood up abruptly and went away almost without saying goodbye to his daughter. The fact in itself moved him.

“A good-looking girl like that, a nun?”

What happened again at Villa Lante when Elvira after her novitiate in Paris made her religious profession, there including the cut of her gorgeous chestnut hair, it cannot be said. We were all moved but my father was unrecognizable and I do not know how he resisted not to give into theatrics. At one point I remember he fled from the church.

For us, for his children, he had a deep, exclusive, jealous love. To him we were the best, the most beautiful, the most intelligent of all children, although he never said this to us.

When my mother, as it sometimes happens to mothers, saw a beautiful child on the street and spontaneously said “look what a beautiful son, Nino, what a beautiful baby!” he replied cloudily “watch your own children who are the most beautiful.”

Original version in Italian

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Calcagni’s Memoirs. Elvira, the Eldest Sister, Makes Someone Behave (5)

Carlo Calcagni. Memoirs of Youth, Maturity and Old age. Part 1&2

Medieval houses at Santa Cecilia, Trastevere, painted by Roesler Franz in 1880 ca.

After some hesitation I had decided in June 2009 to post a few excerpts from the memoirs of Carlo Calcagni, a Roman born almost one and a half century ago, and a person very close to my mother’s mother (her eldest brother actually.)

I here collect all excerpts from Carlo Calcagni’s memoirs translated to English and posted so far at the Man of Roma. Here the collection of the original excerpts in Italian. Each posted excerpt forms a chapter with links to the original version in Italian and to the original posts and theirs discussions.

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Carlo Calcagni is a true Roman whose memoirs offer a lively cross-section of the cultural life of Rome spanning from the first half of 1800, at the time of Calcagni’s grandfather, Count Filippo Calcagni, until the All Saints’ day of 1947, the date Carlo finished writing his memoirs.

This work has so far circulated among relatives and friends only. I think nobody was more Romanthan Carlo, a person gifted with intelligence, humour and a good nature typical from here but also peculiar to him alone.

He narrates of a disappeared Rome and vividly depicts the three social milieus that made up the Roman population of his time: the aristocracy (to which he belonged though deprived of financial means,) the generone (a middle class of business people and tenants of the large estates owned by the aristocracy; his wife Bice was from generone) and the popolino or populace (marvellously described by the Roman poet Giuseppe Gioacchino Belli) – he had contact with since his family lived in Trastevere, today a fashionable rione but at his time the slums of the city.

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Each chapter has a link to Calcagni’s original text, written in a delightful vintage Italian with a Roman scent. My English translation is inadequate and is a work in progress.

The copyright of these memoirs belongs to the author’s relatives.

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