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Jacques che beveva, ovvero “Chopin è anche francese, non solo polacco”

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Bar piazza Verdi

Mia madre ci diceva sempre che Chopin si pronunciava Chhhopin, perché il cognome, diceva, era polacco.

Ψ

Incontravo Jaques, un francese ultraottantenne, signorile, alto e bello, scendendo dalla casa di un amico che abita nel quartiere dei Parioli.

Jacques era infelice e alcolizzato.

Uscivo sul fare della sera – era primavera, gli oleandri erano in fiore – e fatte poche centinaia di metri me lo trovavo seduto a un bar.

[Vedi sopra, ma ha cambiato nome, MoR]

Beveva solo o assieme a una tedesca della stessa età, i capelli composti e gli occhiali, anche lei alcolizzata.

Ora, Jacques, la pelle chiarissima e gli occhi cerulei, era un tipo straordinario.

Brigitte Bardot e Jean-Paul Belmondo

Ex giornalista di Paris Match, aveva conosciuto il jet set parigino al tempo di Yves Montand, Jean-Paul Belmondo e Brigitte Bardot. Insomma la bella vita francese degli anni ’50 ’60.

Ψ

Il padre di Jacques era americano.

Mi sedevo accanto lui e parlavamo francese. Quando c’era la tedesca (colta e simpatica come lui) parlavamo in inglese.

Mi sedevo e bevevo vino rosso con Jaques. La tedesca preferiva il gin.

La salute di Jaques peggiorava ma l’anno dopo c’era ancora. Tra me e il francese era nata un’amicizia bellissima.

 

"Je suis tombée amoureuse de lui quand j'ai vu " à bout de souffle" pour la premiére fois". Source

“Je suis tombée amoureuse de lui quand j’ai vu ” à bout de souffle” pour la premiére fois”. Source

La moglie, una scrittrice ungherese di una certa fama, lo chiamava al telefono quando gli ultimi tempi lo portavo al mare e ci sedevamo sulla spiaggia a nord di Roma a mangiare spaghetti alle vongole e vino bianco ghiacciato di Cerveteri.

Lui le rispondeva: “Dove sono? Sono qui al mare con Giovanni, a ‘ faire et refaire le monde’ “.

Chopin. Wikimedia. Click for credits

Frederic Chopin (Thanks Wikimedia!)

Gli dico una volta di Chopin, per caso, che credevo solo polacco. Mi dice con autoironia:

“E’ anche francese”
“Non è possibile, è polacco!”

Il giorno dopo lo rivedo con un grosso pacco. Beviamo il solito vino rosso con cui si uccideva piano piano.

“Dov’è la tedesca simpatica che amava Carducci?” “Non torna più” detto con indifferenza ma Jacques non era mai indifferente.

Scarta il pacco. Era un gigantesco Larousse. Lo apre e mi legge con orgoglio infantile:

“Chopin era figlio di padre francese e di madre polacca”

[O qualcosa del genere. L’autoironia di Jacques era fantastica, viveva l’orgoglio francese e ci rideva su, non è facile da spiegare]

Ci siamo quasi piegati sotto il tavolo dalle risate. Una delle più belle serate della mia vita.

Ψ

Un anno dopo – Jacques non sedeva più al bar da tempo – incrociai la moglie a Piazza Verdi, non lontano dal tavolino dove avevamo passato momenti indimenticabili.

Gli occhi della donna, intelligenti, profondi, mi espressero in un lampo verde un intensissimo, muto dolore.

Ψ

[PS. In the upcoming week I will try to translate this post to English and / or to French. On va voir.]

 

 

Alla faccia della Grande Bellezza (e in onore der Depardieu de Torpignattara), un pezzo di pianoforte romano-tosto (e per niente decadente)

Via Torpignattara, anni '50. Veduta del mercato e dell'incrocio con Via Casilina

“Via Torpignattara, anni ’50. Veduta del mercato e dell’incrocio con Via Casilina. Sullo sfondo Piazza della Marranella con l’abbeveratoio dei cavalli”. Cliccare per i credits, per altre immagini e accedere a un bel sito sul quartiere

Listen to this:
(by MoR, wait a few seconds)

ψ

Lello, er romanaccio Depardieu (always with us in spirit?) says:

“Un po’ contemporanea, ‘sta litania.”

Mario:

“What is this sh** …”

Experimenting (with
the Romanesco dialect)

[To the English-speaking: This post being partly written in the Romanesco dialect Google translations might be unpredictable]

[Al lettore italiano: parlare il romanesco, ok, ma scriverlo – e studiarlo come lingua – è un’altra cosa. 1° sperimento]

‘Nnamo (let’s start.)

Il Depardieu del Casilino

Gérard Depardieu al Film Festival di Brlino del 2010

Gérard Depardieu au Film Festival de Berlin (2010.)  Click for credits

Incontro Lello a un bar di Torpignattara. Sta ordinando una Ceres.

ψ

Ogni tanto ci capito, a Torpignattara, perché se hai fortuna incontri i romani veri – magari non del tempo di Tito (come gli ebrei del rione S. Angelo) – ma veri in ogni caso, di 7 generazioni.

ψ

Corpulento, sui 40 anni, i braccioni tatuati che se t’agguantano ti stritolano, Lello ha i tratti marcati e sarebbe il perfetto Gérard Depardieu del Casilino se fosse un po’ più gallico e un po’ meno scuro nei capelli e negli occhi.

Saltuariamente – al Pantheon, a piazza Navona, al centro, in definitiva – Lello compare e scompare come un fantasma suonando percussioni esotiche assieme a un contrabbassista emaciato, a un sassofonista colla panza tonda, e a un chitarrista eccezionale – il cappello calato e gli occhi quasi nascosti dalle rughe – che pare sia di Birmingham

[Lello dice che è di Birmingham e io gli credo]

Sorseggia la Ceres, guardandosi lentamente attorno. E’ il suo mondo, il suo ambiente.

Lello è un capo.

A ‘sto punto, dico, la ordino pure io, sta Danese perché è così particolare sto Lello che voglio che mi si sciolga la lingua (che me s’è come ingufita coll’età).

Sorrentino ce sta affa’ neri

La Grande Bellezza

Toni Servillo as Jep Gambardella in ‘La Grande Bellezza’ by Paolo Sorrentino

Dico:

“Lello, a fijo de ‘na mignotta, vviè cqua!”

Si avvicina. Sempre pronto allo scambio umano, in realtà parla pochissimo. Annuisce.

“Ahó, possin’ammazzatte – dico – co’ sta Grande Bellezza Sorrentino ce sta affa’ neri. Tutto il mondo parla di metafora: metafora qua, metafora là… mo’ pure gli Americani sur Nu York Times …”

Lello è impassibile. Un minuto, forse due.

Poi guardandosi le unghie, ‘na finissima ironia nello sguardo, comincia un bofonchio che cresce man mano e si fa cavernoso.

Capisco solo le ultime tre parole:

“[…] […] […] M-e-t-a-f-o-r-a de che”.

Una voce dall’antro. A sentirla di notte al buio. Depardieu mi fa impazzì.

Gran bucio de c… profumato

la grande bellezza

Cerco di provocarlo (sono teso, ho bisogno di fa’ casino).

Provo – un’imitazione ok – a crescere piano piano pure io per poi dargli dentro dopo 20 esatte parole:

“Beh, metafora dell’Italia – dico ‘n sordina, preciso -, d’un paese destinato al declino, con Roma – girata bellissima, per carità (sennò perché il titolo), – che poi in verità è ‘na pattumiera, è solo ‘na cloaca pure un po’ fine ma inzomma, lo vogliamo dire CAZZO, è come ‘N GRAN BEL BUCIO DE CULO TUTTO PROFUMATO – so’ cavernosissimo – co’ tanto de mignotte, ruffiani, pretacci (e nani!!) CHE CE CAMMINAMO TUTTI S-O-P-R-A !!!!”

[Ok, non sarò Augusto o Lello ecc, ma il romanesco lo mastico, mia nonna era di via Garibaldi]

The Great Beauty by

Altra pausa. Si beve. Il calore de ste Ceres comincia a impregnacce.

Lello, lo vedo, è un poco ‘allertato’.

Poi, una lievissima sfumatura di complicità (divertita?), Lello dice:

“Tutti sopra ‘sto bucio de culo”

“Tutti sopra ‘sto bucio de culo. Confermo” (mi guardo le unghie pure io)

“Che poi è profumato”
[non capisco se mi piglia per il culo; Lello è tosto, niente da dire]

“Che è profumato, riconfermo”.

C’è  qualcosa che non va. Però, provocato, sbotto come Augosto (quello a piazza de’ Renzi 15, che si incazzava continuamente – un’arrabbiatura bonaria – e Sandro il figlio – l’ho visto piccolo – è spiccicato).

“Ma dimmi un po’, a Lello, a te te piace? Vojo dì, a te te piace che Sorrentinos mostri ste zozzerie al mondo??”

Credo d’averlo beccato ‘n pieno. Errore. Ridiventa una statua.

Che soggetto, minchia, e potrebbe esse mio figlio …  :?

ψ

A ripensarci, ora che scrivo, mi salta in quel boccino (la testa) il solito carme:

[no in buzzurro ora [così tedeschi e anglosassoni erano chiamati a Roma; poi, dopo il 70, è stata la volta dei poveri piemontesi), ma carme nella lingua delle madri che la sera passeggiavano , passegg … lasciamo perdere]

Gigante immobile e paonazzo
(e sanguigno, diciamolo, come sto pezzo di …. Bacco).

ψ

Lello, dalle infinite risorse, trasfigura, la pelle gli si chiazza, l’occhio sinistro mosso da un lieve tremito.

Allora t’ho colpito, stronzo – penso. Ma … ti sarai ‘ncazzato?

Via di Tor Pignattara anni '40 circa

Via di Tor Pignattara anni ’40 circa. Courtesy di Silvestro Gentile. Cliccare per i credits

Seconda Ceres. Lo seguo a ruota. Comincia, si direbbe, a approfondirsi una certa atmosfera che è solo de ‘ste parti … discorso lungo, da non fare ora.

[Anche perché credo che ‘n ce porti a un cazzo]

Mario, homo novus
(e pallonaro)

Mario m’accompagna un bel giorno a Torpignattara.

E’ il classico chiacchierone fanfarone – niente a che vedere con gli Augusti, i Lelli -, al punto che la tragica diffusione a Roma di questo ‘tipo psicologico’ è uno dei motivi per cui molti italiani sparlano della Capitale.

Al bar, Mario mi parla di calcio, della sua vecchia Lancia vintage, delle ultime 10 partite (10!) di 4 squadre diverse. Non ci capisco molto.

Poi arriva Lello, e Mario commenta:

“Ma quello sta sempre zitto. Me sembra n’imbecille”.

[Ok, Lello-Depardieu è tranquillo – Mario non capisce un cavolo – ma già co gli occhi ti dice mille cose. Gli occhi di Mario, invece, esprimono il vuoto. Assoluto).

Dico:

“Imbecille? Errore grave, Mario mio, perché Lello, a te, te   s-e   m-a-g-n-a“.

Nonostante calchi la voce Mario se ne fotte e scrolla le spalle (co gli occhi – quasi punizione divina – riflettenti il nulla dell’anima sua).

[Che è l’anima? Non lo so, ma che Mario l’anima non ce l’abbia è l’unica cosa scientifica della storia della teologia]

Lello, antico,
laconico (e non cazzaro)

Lello invece è intelligentissimo, e, a differenza di Mario il cazzaro, ha un retroterra.

Sterminato.

Per darvi un’idea.

ψ

Da 20 anni frequenta il centro storico (“la mia famiglia è de llì: coi genitori, i nonni, i bisnonni e i trisnonni via cantando – arrivi fino a Adamo”).

Detto come una cantilena – difficile da spiegare – che è ritmata dalla ‘o’ di nonni.

ψ

Lo vedo una volta al mese, anche meno, oramai, ma so che c’è (e mi basta).

Lello è un capo, ripeto.

Mi dà la fiducia di pensare che qui in Italia tanta gente nonostante la crisi (qualcuno sta al palo purtroppo) se la cava, ai vari livelli della gradinata sociale.

Nell’arte della sopravvivenza, romani e italiani, sono professionisti, la storia è lì a dirlo.

E Lello, che il frescone Mario non capisce, Lello in realtà fa.

Un piccolo
ma fiorente commercio

Depardieu lavora, s’ingegna.

Buon marito e buon padre di due figli (non so le scappatelle), ha raggiunto la sua modesta prosperità con il commercio a costo bassissimo di cellulari e tablet, che la gente compra perché non gira più una lira.

Da qualche anno s’è fatto 2 o 3 esercizietti (stanzine, in definitiva) che visita più volte al giorno, la faccia del boss autorevole ma pensoso, quasi pensasse ad altro (e però tutto nota, tutto sa).

Esercizietti che gli so’ gestiti da 3 marocchini svegli che gli fanno da bassa manco tanto bassa manovalanza, che lo rispettano  – e che soprattutto gli vogliono bene.

Sidi Bou Said, Tunisia. Gnu Free documentation License

Il Mediterraneo è una casa comune. Al commercio, si sa, non gli n’è mai fregato gnente dee fedi diverse.

Lello dunque incede nel quartiere, coi tatuaggioni il nasone la faccia (e la stazza) del Depardieu zigano.

Una figura caratteristica come non ce ne saranno più in futuro (oppure no?) Ho sentito in giro a Roma giovanissimi di altri paesi che già parlano romanesco meglio di me.

Il tradizionale tuffo di Capodanno nel Tevere dal ponte Cavour di Roma

Il tradizionale tuffo di Capodanno nel Tevere dal ponte Cavour di Roma. Tanti sono stati i personaggi famosi in questo ‘sport’, almeno dal 1870 a oggi. Click for credits

Poi insomma cazzo (la terza Ceres, inesorabile …  :twisted:  ), ma a vedé sti romani che si tuffano ancora dai ponti (no Lello), con mezza falange in meno ar medio (sì Lello cqui: na sforbiciata a 16 anni).

A vedé cioè sti tosti che s’industriano, che non aspettano tutto dallo stato – ognuno col suo stile, qui e in altre regioni del paese, spina dorsale che impedisce al corpaccione italiano d’afflosciarsi.

In altre parole, a vedé una Roma e un’Italia positive nonostante le sofferenze, che non s’avvoltolano nella nevrosi, che non si prostituiscono, che non ballano nelle terrazze chic vista Colosseo con le narici incipriate, che non scopano le minorenni ai Parioli e nemmeno le minorenni slave sulla Salaria … cazzo!

A vedé questi giovani che lottano, che imparano le lingue straniere,  che vanno ‘n culo al mondo dovunque ci sia uno stracciaccio de lavoro, e così facendo – poverini poverini, si dice! – non diventano più deboli ma più forti fanghala, che si aprono la mente e il futuro …  (Mario – che mi sta vicino, compagno di scuola a cui in fondo voglio bene, me dice: eh dai, famo notte).

Sorrentinoooos!

Neapolitan Paolo Sorrentino

Neapolitan Paolo Sorrentino. His success at the Academy Awards granted him a Roman honorary citizenship. Click or credits and to enlarge

Ok, ok, a Mario, ma la domanda, scusate, che spontanea sorge a ‘sto punto fangulo, è la seguente:

A’ Sorrentinoooos! Sarai pure Napoletano talentuoso (lo sei) ma la conosci veramente Roma? O se la conosci – non credo – non te sarai mica  ‘mbo’ incazzato perché l’ambiente del cinema romano – che è poi quello italiano – è ‘na Grande Zozzeria, cogli outsider che so outsider semper, tanto che Villaggio (pure Pupi Avati?) s’è addirittura inbestialiddoooo?

Dice Fantozzi, ineffabile, a Mediaset:

“Sordi è il simbolo della ‘Grande Cattiveria’, la cattiveria dei Romani ‘che sono veramente, e profondamente, cattivi’ “

[detto poi con lo sguardo cattivo … chi vuole prendere per il culo]

Dice che i Romani sono 'cattivi', e che Albertone è il simbolo della Grande Cattiveria.

Pianoforte romano

Ora, a me il film de Sorrentinos piace, ma me fa pure ‘ncazzare.

Pertanto, in onore dei Lelli semper tosti e viventi (in periferia: l’hanno cacciati cogli sventramenti), residuo piccolo e coriaceo di una forza grande e suprema (la Roma grande, oramai passata).

In loro onore, dicevo, questa musica di pianoforte dedico, da romano – più fortunato e sfortunato insieme – ad altro romano.

[Mario: “Sei un cazzone“. Giovanni: “pure tu, stronzo, ma ti voglio bene”]

Pianoforte romano

Riproposta pure qui (Mario: “per puro narcisismo, cojone” “Sei un fregnone – ma ciai ragione?” “Sì” “No” “Sta minchia”) :

Per te, e per tutti voi – (Gino, Sergio, Spartaco, Gianni e Samanta), oltre che pe sti napoletani a cui vojamo bene, no Mario, so nostri cugini (compagno di scuola di origine napoletana, Mario) – butto là sto pezzo de … pianoforte non decadente (me lo si permetta, Sorrentinos).

Lello, romanaccio Depardieu, always with us in his a spirit, exclaims:

“Un po’ contemporanea sta litania.

Certo, stronzo (no, scusa, Lello, scusa) ma nello spirito almeno, e nell’anima (che abbiamo simili), ci metterà in qualche modo d’accordo …

 

Roman Renaissance fountan

 

Ecco un clip de La Grande Bellezza, in tutta la sua struggente, in all its aching … beauty.

Dulcis in fundo, il napoletano Pino Daniele, cantautore e chitarrista di vena raffinata, che canta Anna Magnani e il cinema romano.

[Così ricomponemo er tutto e famo pace :-)

“Stronzi” “Frocioni” “So ‘frocio ma me ne vanto” “Hai proprio ragione!”
Ma il partenopeo: “ste nutizie su A Grande Bellezza nu ssierve”
Depaardieu mostra i braccioni “a fijo de ‘na mignotta, vviè cqua” ma viene travolto da ‘na stilettata partenopea colta: “ta’ soreta è latrina, e m-a-t-r-e, a te, na  pumpinare jamme jamme JAAAMME!”]

Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain

Resources:

Provare tutto, dove si parla della ‘cugina greca’ di Roma, Νέα Πόλις
The Roman Jews (1). Are They the Most Ancient Romans Surviving?
Le coste meridionali del Mediterraneo:
Dove si parla del legame tra sponda nord e sud (araba) del Mediterraneo
e della vocazione, oltre che universale, mediterranea, della Città Eterna.

Web site di dialetto partenopeo
[
Wiki francese: “Dans la mythologie grecque, Parthénope (en grec ancien Παρθενόπης / Parthenópês, « celle qui a un visage de jeune fille », de παρθένος / parthénos, « jeune fille », en particulier « vierge ») est une des sirènesStrabon mentionne que son temple se situait dans la ville de Néapolis (actuelle Naples), où les habitants célébraient des jeux gymniques en son honneur.]

Poi, in tema di composizioni pianistiche (di resilience e- Mario -de fanfaroni”) :

L’inno all’Euro che non cede
L’hymne à l’Euro qui ne cède pas

For My Eldest Brother

Posted on
Rome at dawn

Rome at dawn. Click for attribution and to enlarge

A man-to-man thing, after an earlier post on how different women and men can be (see the original in Italian.)

ψ

Rome, April 2004. 6 o’clock of a cold but bright morning.

I am looking at the Roman rooftops, sitting in my terrace. It’s almost dawn and I’m cold.

You know, I had two sisters and 8 female first cousins and I met him when we were 3-4. He therefore became my eldest brother.

My Eldest Brother

I have heard him on the telephone the night before after many years of silence.

So now on my terrace on the first shred of paper I found I’m quickly jotting down the words I have in my head for fear of forgetting them.

Words thrown spontaneously – and a bit savage too perhaps.

1950s-1960s remote, antediluvian stuff?

What can I say, we lived in immediate post-war Italy. Judge for yourself.

My 'brother' at 13. We had the same colours, green eyes and blonde hair, but he was blonder. They took us for real brothers


For My Eldest Brother

My friend, companion of happy adventures
during the prime of life,
at 6 in a Roman morning,
a cold breeze running over the rooftops
of a pagan city,
you, companion and brother,
I here come to celebrate
as in an ancient rite,
a pencil splashing words
rapidly on a page,
words alive, unlaboured.

You taught me to enjoy this life,
its primordial side and strength;
I, more fearful,
brought up in a world of women,
was taught by you manly ways,
the male attributes, or nuts,
that you always had,
and have: do not forget!

Oh fuck, male attributes,
may the Lord be thanked!
In a world full of empty
jaded and phony people,
you always were an example,
my friend and brother,
of strength and courage
much more than my father.
You – and my mother’s brothers
so dear and much much loved.

And my father,
who meant a great deal,
from him I took other things.
But you were so much to me.
One more year is a lot
when one is so young,
It helps to establish a primacy
that I always have recognized you.

And here, on this small terrace
of the city of Rome,
in front of the ancient temples
of our primogenial culture,
I honour you,
my eldest brother;
I celebrate you, that primacy still recognizing
not solely because of age.

At this point red wine I would drink
(but it is early in the morning…)
the full-bodied red Tuscan wine
of our wonderful winter evenings
in our countryside – do you recall? -
when, roasted meat over embers
the Dionysian pleasures
of meat and wine you delivered
and of the women
taken by the hair
and gently, strongly,
tenderly loved.

The breeze is now warmer.
Words begin to fail.

I only hope,
dear friend, my strong companion
and eldest brother,
to have conveyed to you
these memories, these emotions
during abrupt awakening
after a phone call.

[Translation by Geraldine]

[This sweet, generous Celtic woman
is not responsible for the ‘bad words’
that are mine since how
could she understand them
plus Google translator
doesn’t provide help on that]

 

My friend at 22 with his dad Michele. They had a very strong bond. While G's mum was Tuscan his dad was from the South, which meant a lot to both of us

Note. I had talked to him the night before on the phone, as I’ve said. We hadn’t seen or talked to each other since years.

That is probably why I woke with a start at 5:30 am with my head so full of that joy – the years of infancy and adolescence, any reader knows them: we spent them together in the Arezzo’s countryside every single summer of the 1950s-1960s .

Joys (and sorrows) but all lived with exuberance and almost violent intensity.

Arezzo and its country. There's a third friend and we were like the 3 Musketeers. Shot with my little cellular Nokia E63. Click to zoom in

He had a house across from mine but when we first saw each other over the wall (I was alone, he with his grandma, a gentle lady as of from an old-time painting, we had 3-4 years) we did not like each other at all. He looked prissy and too well-groomed to my taste.

Then one day his mother took him to our house for an official visit (the two mums were close friends). Disturbed we were a bit so we began to throw pebbles at a can placed at 10 yards from where we were on a stone table, just to kill moodiness. He was a year older.

The throwing-pebbles-at-a-can thing triggered ALL. We have never left each other since then (apart from a few intervals.) Thing being our brains knew how to fly together, and we laughed and laughed and we laughed out loud. His mind, odd and humorous, was rich with ideas.

In the picture below I am 18. From then on we had the first break. A long one.

Man of Roma at 18 (1966.) Our friendship was about to go on a hiatus. Pauline O'Connor, my piano teacher, had just arrived. Magister will also, but in 1972

Now that we are old (or almost) we feel even closer and there won’t be intervals any more.

It’s this desire we have to stay close at the end of a marvellous adventure we did begin together, in the company also of the loved ones from his side and from my side – who make our life more human (and who console us of its miseries.)

Related posts.
Read 2 of our first adventures with the ‘other sex':

Sex and the city (of Rome). Season II.1

Al mio fratello maggiore

Alba romana ad aprile. Click for credits and to enlarge

A man-to-man thing, after the previous post on how different women and men can be.

ψ

Roma, aprile 2004. Le 6 di una mattina fredda ma luminosa. Guardo i tetti di Roma. Sono seduto nella mia terrazza. E’ quasi l’alba e ho freddo.

Avevo risentito il mio amico la sera prima al telefono dopo tanti anni di silenzio. Scrivo velocemente a matita sul primo pezzaccio di carta che trovo parole che ho in testa, per paura di dimenticarle.

Parole buttate là, piene di emozione, forse anche un po’ selvagge.

Roba da anni 50s-60s, da epoca remota e superata?

Che volete che vi dica, era l’Italia del dopoguerra, giudicherete voi.

ψ

 

Al mio fratello maggiore

Amico mio, compagno
di scorribande felici
nella fase più piena della vita,
alle 6 di un mattino romano,
la fredda brezza che corre
sui tetti di una città pagana,
io te, compagno mio e fratello,
qui vengo a celebrare
come in un rito antico,
schizzando con la matita
rapide su un foglio
parole vive e non lavorate.

Mi hai insegnato a godere della vita
l’aspetto primordiale e forte;
io, con più timore,
cresciuto in un mondo femminile,
il lato virile mi hai insegnato,
quello con gli attributi,
che hai sempre avuto,
e hai,
non lo dimenticare!

E cazzo vivaddio gli attributi!
In un mondo spompato
pieno di gente vuota stanca fasulla,
sei sempre stato esempio,
caro fratello mio,
di forza e di coraggio,
molto più che mio padre;
tu, e i miei zii materni,
i carissimi e amati
fratelli di mia madre.

A mio padre,
che pure ha significato tanto,
devo altre cose,
ma tu sei stato molto per me,
un anno in più vuol dire,
quando si è giovanissimi:
aiuta a stabilire il primato
che sempre ti ho riconosciuto.

E qui, in questa piccola terrazza
della città di Roma,
di fronte ai templi antichi
della nostra cultura primigenia,
io qui ti onoro,
fratello mio maggiore;
io qui ti celebro,
quel primato ancora riconoscendo
che non fu solo d’età.

 

 

A questo punto vino rosso berrei
(ma è mattino presto…)
il vino rosso forte, toscano,
di quelle serate d’inverno
meravigliose
della nostra campagna.
In cui tu,
la carne arrostita sulle braci,
i piaceri dionisiaci consegnavi
della carne, del vino
e delle femmine prese per i capelli,
e dolcemente, fortemente,
teneramente amate.

 

 

La brezza ora è più calda.
Le parole cominciano a mancare.

Spero soltanto,
amico caro, forte mio compagno
e fratello maggiore,
di averti comunicato
le mie emozioni al brusco risveglio
dopo una telefonata.

ψ

Nota. L’avevo sentito la sera prima al telefono. Non ci eravamo rivisti da anni.

Per questo mi sono svegliato di soprassalto alle 5:30, con la testa piena di quella gioia, e che gioia (gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza li conoscete tutti): noi li passammo insieme ogni singola estate nella campagna aretina degli anni 50s-60s.

Emozioni, anche dolori.

Ma tutto vissuto con esuberanza ed intensità quasi violente.

Arezzo e la campagna attorno dove crescemmo insieme. C'è un terzo amico, perché eravamo come i moschettieri. Ne parlerò. Scattato con il mio piccolo Nokia E63. Click to zoom in

Aveva la casa di fronte alla mia ma quando ci vedemmo oltre i muri la prima volta  (io solo, lui con la nonna, una cara signora d’altri tempi, avevamo 3-4 anni) non ci piacemmo affatto. Lui mi sembrava perfettino, troppo ben pettinato.

Poi un giorno sua madre lo portò da noi ufficialmente (le due mamme erano molto amiche). Contrariati cominciammo a tirare i sassi a un barattolo messo su un tavolo di pietra, così, tanto per vincere la scontrosità. Aveva un anno più di me.

Il gioco del tiro al barattolo fece scattare tutto. Da allora non ci siamo più lasciati, anche se con intervalli. I nostri cervelli sapevano volare insieme, e ridevamo, ridevamo, ridevamo a crepapelle. Aveva una mente bizzarra, umoristica, piena di idee.

Qui sotto ho 18 anni. Dì li in poi ci fu il primo intervallo. Lungo.

MoR in 1966. I'm not THAT vain to put only myself here. "My photo is arriving" he said yesterday. Well, we will see. Our frienship was about to go on a hiatus. Pauline O'Connor had just arrived. Magister will also, but in 1972

Adesso che siamo vecchi o quasi ci sentiamo ancora più vicini e non ci saranno intervalli.

Credo che sia la voglia di finire l’avventura meravigliosa cominciata insieme, anche con tutte le altre persone care accanto a lui e accanto a me, che ci rendono la vita più umana (e ci consolano delle sue miserie).

Another Autumnal Music. Wasn’t Italy Always Sunny? No, Night is All Over Us

Rome's Tiber. Wasn't Italy always sunny? Is Fall (or tempest) arriving? I am silly, drinking wine, but 'in vino (tristis) veritas'. Click for attribution and to zoom in

Since I have not time for writing having a few practical problems to solve (even Manius at my new blog has been neglected but now I know where the heck he is in Ancient Britannia thanks to Richard.)

ψ

And since a few readers seem to have dug my ‘autumnal’ pieces, here is Fall Music num 2 based again on improvisation. It is dedicated to them.

ψ

Fall, ok, but with a stormy twist.

A Roman being a Roman, what did you think …

PS. The sheer joy of having like an immense organ with thousands of sounds to choose from (even imaginary instruments …) is hard to describe.

Unfortunately I can’t play a keyboard any more.

This is also autumnal.

Two Musical Ramblings for Synthetic Orchestra

Here are two musical ramblings to disprove the stereotype that Italians are always happy.

Meant as soundtrack music I have no idea if they have an independent life. Certainly, heavy they are.

I was younger when I could have fun with my Korg 01/W synthesizer and my Protei 1 & 2 and I certainly miss those days for such ability I’ve later lost but, as the Poet wrote:

Ehmals und jetz

In jüngeren Tagen war ich des Morgens froh,
des Abends weint’ ich; jetzt, da ich älter bin,
beginn’ ich zweifelnd meinen Tag, doch
heilig und heiter ist mir sein Ende.

Once and Now

In my younger years I had joy in the morning,
tears in the evening; now that I am older,
I start doubtful my day
but it is sacred and serene its end.

I find these verses by the Poet so full of beauty.

ψ

The final part of a much longer Fantasia I spare you.

An autumnal piece, based on improvisation.

A Pain Stabbed Jack Kerouac’s Heart. Un’improvvisa pugnalata al cuore

Girls in the street. Click for attribution and to zoom in

Quando si è giovanissimi [see translation following] e ci si imbatte per strada in una ragazza che è il nostro tipo se ne rimane come folgorati, e il dolore è tanto più acuto quanto più difficile (o impossibile) è la soddisfazione di tale desiderio, improvviso e assoluto.

[When we are extremely young and we stumble upon a girl in the street who is our type we are like struck dumb and our pain is all the more acute the more difficult (or impossible) is the satisfaction of our desire, sudden and absolute.]

Un brano di Jack Kerouac rende bene questa vitalità disperata tipica della primissima gioventù (da “On the road” che sfogliavo giorni fa; mi sembra di ricordare che anche J. D. Salinger abbia scritto qualcosa di simile):

[A passage by Jack Kerouac renders well this desperate vitality typical of early youth (from “On the Road” I was leafing through days ago; I think I remember J.D. Salinger wrote something similar too)]:

“I had bought my ticket and was waiting for the LA bus when all of a sudden I saw the cutest little Mexican girl in slacks come cutting across my sight. She was in one of the buses that had just pulled in with a big sigh of airbreaks; it was discharging passengers for a rest stop. Her breasts stuck out straight and true; her little flanks looked delicious; her hair was long and lustrous black; and her eyes were great big blue things with timidities inside. I wished I was on her bus. A pain stabbed my heart, as it did every time I saw a girl I loved who was going the opposite direction in this too-big world”.

ψ

In realtà al personaggio di “On the road” le cose poi vanno bene perché i due si ritroveranno casualmente nello stesso autobus e ne nascerà una storia, ma la descrizione della pugnalata è intensa e comunque credo sia esattamente ciò che ciascuno di noi, uomo o donna, ha provato più volte dai 10-12 anni in poi.

[Actually things ended up well for Kerouac’s character since the two will accidentally meet in the same bus and a love affair will ensue, although the description of the ‘stab’ is intense and in any case I believe it is exactly what each of us, man or woman, has experienced several times from 10-12 years of age onwards.]

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