Alla faccia della Grande Bellezza (e in onore der Depardieu de Torpignattara), un pezzo di pianoforte romano-tosto (e per niente decadente)

Via Torpignattara, anni '50. Veduta del mercato e dell'incrocio con Via Casilina

“Via Torpignattara, anni ’50. Veduta del mercato e dell’incrocio con Via Casilina. Sullo sfondo Piazza della Marranella con l’abbeveratoio dei cavalli”. Cliccare per i credits, per altre immagini e accedere a un bel sito sul quartiere

Listen to this:
(by MoR, wait a few seconds)


ψ

Lello, er romanaccio Depardieu (always with us in spirit?) says:

“Un po’ contemporanea, ‘sta litania.”

Mario:

“What is this sh** …”

Experimenting (with
the Romanesco dialect)

[To the English-speaking: This post being partly written in the Romanesco dialect Google translations might be unpredictable]

[Al lettore italiano: parlare il romanesco, ok, ma scriverlo - e studiarlo come lingua - è un'altra cosa. 1° sperimento]

‘Nnamo (let’s start.)

Il Depardieu del Casilino

Gérard Depardieu al Film Festival di Brlino del 2010

Gérard Depardieu au Film Festival de Berlin (2010.)  Click for credits

Incontro Lello a un bar di Torpignattara. Sta ordinando una Ceres.

ψ

Ogni tanto ci capito, a Torpignattara, perché se hai fortuna incontri i romani veri – magari non del tempo di Tito (come gli ebrei del rione S. Angelo) – ma veri in ogni caso, di 7 generazioni.

ψ

Corpulento, sui 40 anni, i braccioni tatuati che se t’agguantano ti stritolano, Lello ha i tratti marcati e sarebbe il perfetto Gérard Depardieu del Casilino se fosse un po’ più gallico e un po’ meno scuro nei capelli e negli occhi.

Saltuariamente – al Pantheon, a piazza Navona, al centro, in definitiva – Lello compare e scompare come un fantasma suonando percussioni esotiche assieme a un contrabbassista emaciato, a un sassofonista colla panza tonda, e a un chitarrista eccezionale col cappello calato gli occhi quasi nascosti dalle rughe che pare sia di Birmingham

[Lello dice che è di Birmingham. Io gli credo]

Sorseggia la Ceres, guardandosi lentamente attorno. E’ il suo mondo, il suo ambiente.

Lello è un capo.

A ‘sto punto, dico, la ordino pure io, sta Danese perché, è così particolare, sto Lello, che voglio che mi si sciolga la lingua (che mi s’è come ingufita coll’età).

Sorrentino ce sta a fa’ neri

La Grande Bellezza

Toni Servillo as Jep Gambardella in ‘La Grande Bellezza’ by Paolo Sorrentino

Dico:

“Lello, a fijo de ‘na mignotta, vviè cqua!”

Si avvicina. Sempre pronto allo scambio umano, in realtà parla pochissimo. Annuisce.

“Ahó, possin’ammazzatte – dico – co’ sta Grande Bellezza Sorrentino ce sta a fa’ neri. Tutto il mondo parla di metafora: metafora qua, metafora là… mo’ pure gli Americani sur Nu York Times …”

Lello è impassibile. Un minuto, forse due.

Poi, guardandosi le unghie, ‘na finissima ironia nello sguardo, comincia un bofonchio, che cresce man mano e se fa cavernoso.

Capisco solo le ultime tre parole:

“[...] [...] [...] M-e-t-a-f-o-r-a de che”.

Una voce dall’antro. A sentirla di notte al buio … Depardieu me fa impazzì.

Gran bucio de c… profumato

la grande bellezza

Cerco di provocarlo (ho bisogno di fa’ casino, di distrarmi).

Provo – un’imitazione ok – a crescere piano piano pure io per poi dargli dentro dopo 20 esatte parole:

“Beh, metafora dell’Italia – dico ‘n sordina, preciso -, d’un paese destinato al declino, con Roma – girata bellissima, per carità (sennò perché il titolo), – che poi in verità è ‘na pattumiera, è solo ‘na cloaca pure un po’ fine ma inzomma, lo vogliamo dire CAZZO, è come ‘N GRAN BEL BUCIO DE CULO TUTTO PROFUMATO – so’ cavernosissimo – co’ tanto de mignotte, ruffiani, pretacci (e nani!!) – parossismo – CHE CE CAMMINAMO TUTTI SOPRA!!!!”

[Ok, non sarò Augusto Lello ecc, ma er romanesco lo mastico, mia nonna era de via Garibaldi]

The Great Beauty by

Altra pausa. Si bbeve. Er calore de ste Ceres comincia a impregnacce.

Lello, lo vedo, è un poco ‘allertato’

Poi, ‘na lievissima sfumatura de complicità (divertita?) Lello disce:

“Tutti sopra ‘sto bucio de culo”

“Tutti sopra ‘sto bucio de culo. Confermo” (mi guardo le unghie puro io)

“Che poi è profumato”
[non capisco se mi piglia per il culo; siamo romani, ok, ma Lello è tosto, niente da dire]

“Che è profumato. Riconfermo”. C’è  qualcosa che non va.

Ma sentendomi provocato sbotto, incazzato come Agosto (quello a piazza de’ Renzi 15, che si incazzava davvero, non era un fintone, e Sandro il figlio, l’ho visto piccolo, è come lui)

“Ma dimmi un po’ a Lello: a te te piasce? Vojo dì, a te te piasce che Sorrentinos mostri ste zozzerie al mondo???”

Credevo d’avello beccato ‘n pieno. Erore. Ridiventa ‘na statua. Che soggetto, minchia, e potrebbe esse mio figlio …  :?

ψ

A ripensarci, ora che lo scrivo, mi salta in quer boccino er solito carme:

[no 'n bbuzzuro stavolta, ma carme nella lingua delle madri che la sera deambulav... lasciamo perdere]

Gigante immobile e paonazzo
(e sanguigno, diciamolo, come sto pezzo di …. Bbacco).

ψ

Poi d’un tratto, uomo dalle infinite risorse, Lello trasfigura, la pelle je se chiazza, l’occhio sinistro mosso dan lieve tremito.

Allora t’ho colpito, stronzo. ma te sarai ‘ncazzato?

Via di Tor Pignattara anni '40 circa

Via di Tor Pignattara anni ’40 circa. Courtesy di Silvestro Gentile. Cliccare per i credits

Seconda Ceres. Lo seguo a ruota. Comincia, si direbbe, a approfondirsi na certa atmosfera che è solo de ‘ste parti … discorso lungo, da non fare ora (anche perché credo che ‘n ce porta a un cazzo).

Mario, homo novus
(e pallonaro)

Mario m’accompagna un bel giorno a Torpignattara.

E’ il classico chiacchierone fanfarone – niente a che vedere co gli Augusti, I Lelli -, al punto che la tragica diffusione di un simile ‘tipo psicologico’, qui, è uno dei motivi per cui molti italiani … sparlano di Roma.

Al bar mi parla di calcio, della sua vecchia Lancia vintage, delle ultime 10 partite (10!) di 4 squadre diverse. Non ci capisco molto.

Poi arriva Lello, e Mario commenta:

“Ma quello sta sempre zitto. Me sembra n’imbecille”.

[Ok, Lello-Depardieu sarà tranquillo - Mario non capisce un cavolo - ma già con gli occhi ti dice mille cose. Gli occhi di Mario, invece, esprimono il vuoto assoluto)

Dico:

"Imbecille? Errore grave, Mario mio, perché Lello, a te, t-e  s-e  m-a-g-n-a".

Nonostante calchi la voce Mario se ne fotte e scrolla le spalle (co gli occhi -quasi na punizione divina- che ripetono il nulla dell'anima).

[Che è st'anima? Che ne so. Ma che Mario l'anima non ce l'abbia mi sembra l'unica verità scientifica della storia della teologia]

Lello, antico,
laconico (e non cazzaro)

Lello è intelligentissimo, e, a differenza di Mario il cazzaro, ha un retroterra.

Sterminato.

Cerco di darvi un’idea.

ψ

Da 20 anni frequenta il centro storico (“la mia famiglia è de llì: co’ ggenitori, e i nonni, e i bisnonni, e i trisnonni -e via cantando- ci arrivi fino Adamo”).

Detto come una cantilena, difficile da spiegare, che è ritmata dalla ‘o’ di nonni (da dove viene? Mah).

ψ

Lo vedo ‘na volta al mese, anche meno oramai, ma so che c’è (e mi basta).

Lello è un capo, ripeto. Mi dà la fiducia di pensare che qui in Italia tanta gente (qualcuno al palo c’è, purtroppo) nonostante la crisi se la cava, ai vari livelli della gradinata sociale.

Nell’arte della sopravvivenza, romani e italiani, sono professionisti patentati, la storia è lì a dirlo.

E Lello, che il frescone e fannullone Mario non può capire, Lello in realtà fa.

Un piccolo
ma fiorente commercio

Lello lavora, s’ingegna.

Buon marito e buon padre di due figli, ha raggiunto la sua modesta prosperità con il commercio di cellulari e tablet a costo bassissimo, che la gente compra perché non gira più ‘na lira.

Da qualche anno s’è fatto 2 o 3 esercizietti (stanzine, in definitiva) che visita più volte al giorno, la faccia del boss autorevole ma pensoso, quasi pensasse ad altro (è però nota tutto e tutto sa).

Esercizietti che gli so’ gestiti da 3 marocchini svegli che gli fanno da bassa manco tanto bassa manovalanza, che lo rispettano, e che soprattutto je vogliono bene.

Sidi Bou Said, Tunisia. Gnu Free documentation License

Il Mediterraneo è una casa comune. Al commercio, si sa, non gli n’è mai fregato niente delle fedi diverse.

Lello dunque incede nel quartiere, coi tatuaggioni il nasone la faccia (e la stazza) del Depardieu zigano.

Una figura caratteristica come non ce ne saranno più in futuro (oppure no?) Ho sentito in giro a Roma giovanissimi di altri paesi che già parlano romanesco meglio di me.

Il tradizionale tuffo di Capodanno nel Tevere dal ponte Cavour di Roma

Il tradizionale tuffo di Capodanno nel Tevere dal ponte Cavour di Roma. Tanti sono stati i personaggi famosi in questo ‘sport’, almeno dal 1870 a oggi. Click for credits

Poi insomma cazzo (la terza Ceres, inesorabile …  :twisted:  ), ma a vede’ sti romani che se tuffano ancora da’ ponti (no Lello), con mezza falange in meno ar medio (sì Lello, cqui: ‘na sforbiciata a 16 anni).

Aaa vede’ cioè ‘sti tosti che s’industriano, che non aspettano tutto dar stato, ognuno col su’ stile, qui e in altre regioni del paese, spina dorsale che impedisce che il corpaccione italiano s’afflosci.

In altre parole, a vede’ na Roma e un’Italia positive nonostante le sofferenze, che non s’avvoltolano nella nevrosi, che non si prostituiscono, che non ballano nelle terrazze chic vista Colosseo con le narici incipriate, che non scopano le minorenni ai Parioli e nemmerno le minorenni slave sulla Salaria … cazzo!

A vede’ sti ggiovani che lottano, che imparano le lingue straniere,  che vanno ‘n culo ar monno dovunque ci sia ‘no stracciaccio de lavoro, e così facendo – poverini poverini si dice! – non diventano più deboli, ma più forti, fanghala, che si aprono la mente e il futuro …  (Mario – che mi sta vicino, compagno di scuola a cui infondo voglio bene, me dice: daje, famo notte).

Sorrentinoooos!

Neapolitan Paolo Sorrentino

Neapolitan Paolo Sorrentino. His success at the Academy Awards granted him a Roman honorary citizenship. Click or credits and to enlarge

Ok, ok, a Marioo, ma la domanda scusate che spontanea cazzo ce sorge a ‘sto punto fangulo è la seguente:

A’ Sorrentinoooos! Sarai puro Napoletano talentuoso (lo sei) ma la conosci veramente Roma? O sella conosci – non credo – non te sarai mica  ‘mbo’ incazzato perché l’ambiente del cinema romano – che è poi quello italiano – è ‘na Grande Zozzeria, cogli outsider che so’ outsider semper, tanto che Villaggio (puro Pupi Avati?) s’è addirittura ‘nbestialiddoooo?

Dice Fantozzi, ineffabile, a Mediaset:

“Sordi è il simbolo della ‘Grande Cattiveria’, la cattiveria dei Romani ‘che sono veramente, e profondamente, cattivi’ “

[detto poi con lo sguardo cattivo ... who's kidding who]

Dice che i Romani sono 'cattivi', e che Albertone è il simbolo della Grande Cattiveria.

Pianoforte romano

Ora, a me il film de Sorrentinos piasce, ma me fa puro ‘ncazzare.

Pertanto, in onore dei Lelli semper tosti e viventi (in periferia: l’hanno cacciati cogli sventramenti), residuo piccolo e coriaceo di una forza grande e suprema (passata, gone, dead).

In loro onore dicevo ‘sta musica di pianoforte dedico, da romano -più fortunato e sfortunato insieme- ad altro romano.

[Mario: "Sei un cazzone". Giovanni: "pure tu, stronzo, ma ti voglio bene"]

Pianoforte romano

Ripropossta pure qui (Mario: “per puro narcisismo, cojone” “Sei un fregnone – ma ciai raggione?” “Sì” “No” “sta minghiaaa”) :


Per te, e per tutti voi – (Gino, Sergio, Spartaco, Gianni e Samanta), oltre che pe’ sti napoletani a cui vojamo bene, no Mario? So’ i nostri cugini) – butto llà ‘sto pezzo de cazzo de pianoforte non decadente (me lo si permetta, Sorrentinooos).

Lello, romanaccio Depardieu, always with us in his a spirit, says:

“Un po’ contemporanea, ‘sta litania.

Certo, stronzo (no scusa Lello, scusa) ma nello spirito, almeno, e nell’anima (che abbiamo simili), ci metterà senza dubbio d’accordo ….

 

Roman Renaissance fountan

 

Ecco un clip del La Grande Bellezza, in tutta la sua struggente (in all its aching) … beauty bellezza.

Dulcis in fundo Pino Daniele, napoletano cantautore e chitarrista di vena raffinata, che canta Anna Magnani e il cinema romano.

[Così ricomponemo er tutto e famo pace :-) "Stronzi" "Frocioni" "So 'frocio ma me ne vanto" "Hai raggione" Ma il partenopeo "ste nutizie nu ssierve" Depaardieu mostra i braccioni "a fijo de ‘na mignotta, vviè cqua" ma viene travolto da' stilettata greca colta ... "ta' soreta è latrina, e matre, a te, na  pumpinare jamme jamme JAMME!!"]

Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain

Resources:

Provare tutto, dove si parla della ‘cugina greca’ di Roma, Νέα Πόλις
The Roman Jews (1). Are They the Most Ancient Romans Surviving?
Le coste meridionali del Mediterraneo
Dove si parla del legame tra sponda nord e sud (araba) del Mediterraneo
e della vocazione, oltre che universale, ‘mediterranea’, della Città Eterna.

Web site di dialetto partenopeo
[
Wiki francese: "Dans la mythologie grecque, Parthénope (en grec ancien Παρθενόπης / Parthenópês, « celle qui a un visage de jeune fille », de παρθένος / parthénos, « jeune fille », en particulier « vierge ») est une des sirènes...Strabon mentionne que son temple se situait dans la ville de Néapolis (actuelle Naples), où les habitants célébraient des jeux gymniques en son honneur.]

Poi, in tema di composizioni pianistiche (di resilience e- Mario -de fanfaroni”) :

L’inno all’Euro che non cede
L’hymne à l’Euro qui ne cède pas

For My Eldest Brother

Rome at dawn

Rome at dawn. Click for attribution and to enlarge

A man-to-man thing, after an earlier post on how different women and men can be (see the original in Italian.)

ψ

Rome, April 2004. 6 o’clock of a cold but bright morning.

I am looking at the Roman rooftops, sitting in my terrace. It’s almost dawn and I’m cold.

You know, I had two sisters and 8 female first cousins and I met him when we were 3-4. He therefore became my eldest brother.

My Eldest Brother

I have heard him on the telephone the night before after many years of silence.

So now on my terrace on the first shred of paper I found I’m quickly jotting down the words I have in my head for fear of forgetting them.

Words thrown spontaneously – and a bit savage too perhaps.

1950s-1960s remote, antediluvian stuff?

What can I say, we lived in immediate post-war Italy. Judge for yourself.

My 'brother' at 13. We had the same colours, green eyes and blonde hair, but he was blonder. They took us for real brothers


For My Eldest Brother

My friend, companion of happy adventures
during the prime of life,
at 6 in a Roman morning,
a cold breeze running over the rooftops
of a pagan city,
you, companion and brother,
I here come to celebrate
as in an ancient rite,
a pencil splashing words
rapidly on a page,
words alive, unlaboured.

You taught me to enjoy this life,
its primordial side and strength;
I, more fearful,
brought up in a world of women,
was taught by you manly ways,
the male attributes, or nuts,
that you always had,
and have: do not forget!

Oh fuck, male attributes,
may the Lord be thanked!
In a world full of empty
jaded and phony people,
you always were an example,
my friend and brother,
of strength and courage
much more than my father.
You – and my mother’s brothers
so dear and much much loved.

And my father,
who meant a great deal,
from him I took other things.
But you were so much to me.
One more year is a lot
when one is so young,
It helps to establish a primacy
that I always have recognized you.

And here, on this small terrace
of the city of Rome,
in front of the ancient temples
of our primogenial culture,
I honour you,
my eldest brother;
I celebrate you, that primacy still recognizing
not solely because of age.

At this point red wine I would drink
(but it is early in the morning…)
the full-bodied red Tuscan wine
of our wonderful winter evenings
in our countryside – do you recall? -
when, roasted meat over embers
the Dionysian pleasures
of meat and wine you delivered
and of the women
taken by the hair
and gently, strongly,
tenderly loved.

The breeze is now warmer.
Words begin to fail.

I only hope,
dear friend, my strong companion
and eldest brother,
to have conveyed to you
these memories, these emotions
during abrupt awakening
after a phone call.

[Translation by Geraldine]

[This sweet, generous Celtic woman
is not responsible for the 'bad words'
that are mine since how
could she understand them
plus Google translator
doesn't provide help on that]

 

My friend at 22 with his dad Michele. They had a very strong bond. While G's mum was Tuscan his dad was from the South, which meant a lot to both of us

Note. I had talked to him the night before on the phone, as I’ve said. We hadn’t seen or talked to each other since years.

That is probably why I woke with a start at 5:30 am with my head so full of that joy – the years of infancy and adolescence, any reader knows them: we spent them together in the Arezzo’s countryside every single summer of the 1950s-1960s .

Joys (and sorrows) but all lived with exuberance and almost violent intensity.

Arezzo and its country. There's a third friend and we were like the 3 Musketeers. Shot with my little cellular Nokia E63. Click to zoom in

He had a house across from mine but when we first saw each other over the wall (I was alone, he with his grandma, a gentle lady as of from an old-time painting, we had 3-4 years) we did not like each other at all. He looked prissy and too well-groomed to my taste.

Then one day his mother took him to our house for an official visit (the two mums were close friends). Disturbed we were a bit so we began to throw pebbles at a can placed at 10 yards from where we were on a stone table, just to kill moodiness. He was a year older.

The throwing-pebbles-at-a-can thing triggered ALL. We have never left each other since then (apart from a few intervals.) Thing being our brains knew how to fly together, and we laughed and laughed and we laughed out loud. His mind, odd and humorous, was rich with ideas.

In the picture below I am 18. From then on we had the first break. A long one.

Man of Roma at 18 (1966.) Our friendship was about to go on a hiatus. Pauline O'Connor, my piano teacher, had just arrived. Magister will also, but in 1972

Now that we are old (or almost) we feel even closer and there won’t be intervals any more.

It’s this desire we have to stay close at the end of a marvellous adventure we did begin together, in the company also of the loved ones from his side and from my side – who make our life more human (and who console us of its miseries.)

Related posts.
Read 2 of our first adventures with the ‘other sex’:

Sex and the city (of Rome). Season II.1

Al mio fratello maggiore

Alba romana ad aprile. Click for credits and to enlarge

A man-to-man thing, after the previous post on how different women and men can be.

ψ

Roma, aprile 2004. Le 6 di una mattina fredda ma luminosa. Guardo i tetti di Roma. Sono seduto nella mia terrazza. E’ quasi l’alba e ho freddo.

Avevo risentito il mio amico la sera prima al telefono dopo tanti anni di silenzio. Scrivo velocemente a matita sul primo pezzaccio di carta che trovo parole che ho in testa, per paura di dimenticarle.

Parole buttate là, piene di emozione, forse anche un po’ selvagge.

Roba da anni 50s-60s, da epoca remota e superata?

Che volete che vi dica, era l’Italia del dopoguerra, giudicherete voi.

ψ

 

Al mio fratello maggiore

Amico mio, compagno
di scorribande felici
nella fase più piena della vita,
alle 6 di un mattino romano,
la fredda brezza che corre
sui tetti di una città pagana,
io te, compagno mio e fratello,
qui vengo a celebrare
come in un rito antico,
schizzando con la matita
rapide su un foglio
parole vive e non lavorate.

Mi hai insegnato a godere della vita
l’aspetto primordiale e forte;
io, con più timore,
cresciuto in un mondo femminile,
il lato virile mi hai insegnato,
quello con gli attributi,
che hai sempre avuto,
e hai,
non lo dimenticare!

E cazzo vivaddio gli attributi!
In un mondo spompato
pieno di gente vuota stanca fasulla,
sei sempre stato esempio,
caro fratello mio,
di forza e di coraggio,
molto più che mio padre;
tu, e i miei zii materni,
i carissimi e amati
fratelli di mia madre.

A mio padre,
che pure ha significato tanto,
devo altre cose,
ma tu sei stato molto per me,
un anno in più vuol dire,
quando si è giovanissimi:
aiuta a stabilire il primato
che sempre ti ho riconosciuto.

E qui, in questa piccola terrazza
della città di Roma,
di fronte ai templi antichi
della nostra cultura primigenia,
io qui ti onoro,
fratello mio maggiore;
io qui ti celebro,
quel primato ancora riconoscendo
che non fu solo d’età.

 

 

A questo punto vino rosso berrei
(ma è mattino presto…)
il vino rosso forte, toscano,
di quelle serate d’inverno
meravigliose
della nostra campagna.
In cui tu,
la carne arrostita sulle braci,
i piaceri dionisiaci consegnavi
della carne, del vino
e delle femmine prese per i capelli,
e dolcemente, fortemente,
teneramente amate.

 

 

La brezza ora è più calda.
Le parole cominciano a mancare.

Spero soltanto,
amico caro, forte mio compagno
e fratello maggiore,
di averti comunicato
le mie emozioni al brusco risveglio
dopo una telefonata.

ψ

Nota. L’avevo sentito la sera prima al telefono. Non ci eravamo rivisti da anni.

Per questo mi sono svegliato di soprassalto alle 5:30, con la testa piena di quella gioia, e che gioia (gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza li conoscete tutti): noi li passammo insieme ogni singola estate nella campagna aretina degli anni 50s-60s.

Emozioni, anche dolori.

Ma tutto vissuto con esuberanza ed intensità quasi violente.

Arezzo e la campagna attorno dove crescemmo insieme. C'è un terzo amico, perché eravamo come i moschettieri. Ne parlerò. Scattato con il mio piccolo Nokia E63. Click to zoom in

Aveva la casa di fronte alla mia ma quando ci vedemmo oltre i muri la prima volta  (io solo, lui con la nonna, una cara signora d’altri tempi, avevamo 3-4 anni) non ci piacemmo affatto. Lui mi sembrava perfettino, troppo ben pettinato.

Poi un giorno sua madre lo portò da noi ufficialmente (le due mamme erano molto amiche). Contrariati cominciammo a tirare i sassi a un barattolo messo su un tavolo di pietra, così, tanto per vincere la scontrosità. Aveva un anno più di me.

Il gioco del tiro al barattolo fece scattare tutto. Da allora non ci siamo più lasciati, anche se con intervalli. I nostri cervelli sapevano volare insieme, e ridevamo, ridevamo, ridevamo a crepapelle. Aveva una mente bizzarra, umoristica, piena di idee.

Qui sotto ho 18 anni. Dì li in poi ci fu il primo intervallo. Lungo.

MoR in 1966. I'm not THAT vain to put only myself here. "My photo is arriving" he said yesterday. Well, we will see. Our frienship was about to go on a hiatus. Pauline O'Connor had just arrived. Magister will also, but in 1972

Adesso che siamo vecchi o quasi ci sentiamo ancora più vicini e non ci saranno intervalli.

Credo che sia la voglia di finire l’avventura meravigliosa cominciata insieme, anche con tutte le altre persone care accanto a lui e accanto a me, che ci rendono la vita più umana (e ci consolano delle sue miserie).

Another Autumnal Music. Wasn’t Italy Always Sunny? No, Night is All Over Us

Rome's Tiber. Wasn't Italy always sunny? Is Fall (or tempest) arriving? I am silly, drinking wine, but 'in vino (tristis) veritas'. Click for attribution and to zoom in

Since I have not time for writing having a few practical problems to solve (even Manius at my new blog has been neglected but now I know where the heck he is in Ancient Britannia thanks to Richard.)

ψ

And since a few readers seem to have dug my ‘autumnal’ pieces, here is Fall Music num 2 based again on improvisation. It is dedicated to them.

ψ

Fall, ok, but with a stormy twist.

A Roman being a Roman, what did you think …


PS. The sheer joy of having like an immense organ with thousands of sounds to choose from (even imaginary instruments …) is hard to describe.

Unfortunately I can’t play a keyboard any more.

This is also autumnal.

Two Musical Ramblings for Synthetic Orchestra

Here are two musical ramblings to disprove the stereotype that Italians are always happy.

Meant as soundtrack music I have no idea if they have an independent life. Certainly, heavy they are.

I was younger when I could have fun with my Korg 01/W synthesizer and my Protei 1 & 2 and I certainly miss those days for such ability I’ve later lost but, as the Poet wrote:

Ehmals und jetz

In jüngeren Tagen war ich des Morgens froh,
des Abends weint’ ich; jetzt, da ich älter bin,
beginn’ ich zweifelnd meinen Tag, doch
heilig und heiter ist mir sein Ende.

Once and Now

In my younger years I had joy in the morning,
tears in the evening; now that I am older,
I start doubtful my day
but it is sacred and serene its end.

I find these verses by the Poet so full of beauty.

ψ

The final part of a much longer Fantasia I spare you.


An autumnal piece, based on improvisation.


Published in: on February 21, 2011 at 12:23 am  Comments (32)  
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A Pain Stabbed Jack Kerouac’s Heart. Un’improvvisa pugnalata al cuore

Girls in the street. Click for attribution and to zoom in

Quando si è giovanissimi [see translation following] e ci si imbatte per strada in una ragazza che è il nostro tipo se ne rimane come folgorati, e il dolore è tanto più acuto quanto più difficile (o impossibile) è la soddisfazione di tale desiderio, improvviso e assoluto.

[When we are extremely young and we stumble upon a girl in the street who is our type we are like struck dumb and our pain is all the more acute the more difficult (or impossible) is the satisfaction of our desire, sudden and absolute.]

Un brano di Jack Kerouac rende bene questa vitalità disperata tipica della primissima gioventù (da “On the road” che sfogliavo giorni fa; mi sembra di ricordare che anche J. D. Salinger abbia scritto qualcosa di simile):

[A passage by Jack Kerouac renders well this desperate vitality typical of early youth (from "On the Road" I was leafing through days ago; I think I remember J.D. Salinger wrote something similar too)]:

“I had bought my ticket and was waiting for the LA bus when all of a sudden I saw the cutest little Mexican girl in slacks come cutting across my sight. She was in one of the buses that had just pulled in with a big sigh of airbreaks; it was discharging passengers for a rest stop. Her breasts stuck out straight and true; her little flanks looked delicious; her hair was long and lustrous black; and her eyes were great big blue things with timidities inside. I wished I was on her bus. A pain stabbed my heart, as it did every time I saw a girl I loved who was going the opposite direction in this too-big world”.

ψ

In realtà al personaggio di “On the road” le cose poi vanno bene perché i due si ritroveranno casualmente nello stesso autobus e ne nascerà una storia, ma la descrizione della pugnalata è intensa e comunque credo sia esattamente ciò che ciascuno di noi, uomo o donna, ha provato più volte dai 10-12 anni in poi.

[Actually things ended up well for Kerouac's character since the two will accidentally meet in the same bus and a love affair will ensue, although the description of the 'stab' is intense and in any case I believe it is exactly what each of us, man or woman, has experienced several times from 10-12 years of age onwards.]

Scrivere come antidoto alla mente bollita

Rewriting a bit in my mother tongue. After more than three years of blogging in English I am starting to look for words when I speak in Italian. You may use an automatic translator if you will.

ψ

Cominciai questo blog partendo da pensieri come questi:

“Vorrei riprendere a scrivere soprattutto come antidoto alla mente bollita. Scrivere in fondo è studiare, almeno per come lo concepisco io, e quindi è un ottimo sistema di autodifesa contro il pericolo di abbrutimento intellettuale che viene, almeno a me, dal lavoro di ingegneria dei sistemi informatici”.

Ora dopo tre anni di scrittura posso dire che la cosa ha funzionato. La mente è più agile e quella di tenere un blog di pensieri, ricerche e annotazioni è una cosa che consiglierei a tutti. E’ così facile abbrutirsi oggi, e a tutte le età.

Semmai nel caso mio particolare c’è un po’ di pena, ma nemmeno tanto, per l’uso continuo della lingua straniera e per quel poco di isolamento in più che un’attività del genere comporta, complice anche il retirement dal lavoro.

Published in: on November 6, 2010 at 3:38 pm  Comments (12)  
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The Strange Story of Manius, the Last Roman Soldier in Britannia

Asterix Roman soldier. Click for credits and to enlarge

A silly story I wrote over at The Critical Line, where Richard, a witty lawyer from London, entertains his guests with his vast knowledge and adorable English humour.

Richard though has a problem.

He’s terribly profound in mathematics and so are many of his guests who seem to share the same horrible contagion.

But, it’d be fair to say, I am the one to have a big problem, and, what is this tale but a burst of frustration because of my mathematical ineptitude?

The Tale of Manius

English sheep. Photo by Bernard Durfee (2008). Click for credits and to enlarge

Britannia, 526 CE, in a parallel (and almost identical) universe.

The Western Roman Empire has collapsed. Angles, Saxons and Jutes are invading the Roman province of Britannia from the East. All continental Roman soldiers have gone – but the Romano-Celtic in the West are resisting bravely. Only Manius Papirius Lentulus from Roma has stayed. He lives with the barbarians but risks nothing since he’s considered innocuous by the Angles (or Angli as he says in his language.)

The last Roman soldier has made friends with a few of them: Richard (whom Manius sometimes calls Britannia), Dafna (happened there from a far away land), Cheri, Mr. Crotchety and Phil. In their abstruse language – that Manius understands a bit – they sometimes call him MoR (or, in their weird but cute Latin, Roma.)

A goose has just died for occult reasons MoR isn’t willing to investigate.

A Melodious Sequence, 1,2,3…

Manius felt sorry for the poor goose but also curious about how Cheri might prepare it for lunch.

Approaching Mr. Crotchety he told him he had been so lentus and had forgotten he had something important to tell him.

Dafna was weirdly chanting a melodious sequence of numbers:

“1-2-3-4-5-6-7-8″.

Getting closer in rapture MoR noticed Richard and Phil approaching her as well. Her song seemed the usual diatonic scale kids learn by just pressing the white keys of a keyboard, do-re-mi-fa-sol-la-si-do.

But MoR couldn’t figure out a kinda weirdness in that melody, so a stupid look froze in his face. Richard’s smile became sly instead. Phil was scribbling like crazy on a roll of papyrus.

Britannia finally lost his patience and shoved an elbow into Roma’s ribs.

“Ouch Richard!! Are you crazy??”

Then it finally hit Roma. That devil of a woman!! She was chanting her sequence according to an ancient tuning!

“Yes – said Richard triumphantly – it is the Pythagorean tuning based on a stack of perfect fifths, each tuned in the ratio 3:2. The Babylonian tuning, actually, more than 1 thousand years older than Pythagoras. Starting from D for example, the A is tuned such that the frequency ratio of A and D is 3:2, so if D is tuned to 288 Hz, then the A is tuned to 432 Hz, the E above A is also …..”

Dafna interrupted Richard with an odd smile:

“What he means – she said – is that the Pythagorean love for proportions is evident in this scale’s construction, as all of its tones may be derived from interval frequency ratios based on the first three integers: 1, 2, 3. Isn’t that amazing?”

Surrounded, Outsmarted

Roma felt trapped.

He was surrounded by the Angli and their allies. And they were ALL mathematicians!!

He began to panic. The last Roman soldier in Britannia, outnumbered, outsmarted, began to run wildly uphill and got lost among the sheep never to be seen again.

Sheep in English countryside. Click for credits and to enlarge

The Legend of Roma Continues

A legend says Roma took seven Anglia wives and mixed his blood with the natives.

“Why seven?” asked the Anglia kid to his Anglia grandfather.

The tribe was sitting before a big fire. The summer night was full of stars.

“Because seven is a magic number” replied the Anglia grandfather showily. “The seven hills of Rome, the seven wonders of the world, Jesus saying to Peter to forgive seventy times seven times.”

“But seven – added the Anglia cutie – is also the fourth prime number. It is not only a Mersenne prime (since 23 − 1 = 7) but also a double Mersenne prime since it is itself the exponent for another Mersenne prime, ie 127.”

ψ

The Anglia Grandfather paled.

It’s like he saw all his life fall apart in a second. His mind went back to the time when a Roman soldier had fled wildly uphill and had got lost among the sheep.

Even the Anglia kids!! Even THEM!!

His flight had been useless.

That same feeling of panic, of claustrophobia pervaded him.

He was trapped. Trapped forever.

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