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Category Archives: Antica Roma

Dionisiaco e Apollineo. Lettera a un compagno di scuola. Croce Roma Gramsci (e gli antichi)

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[The songs below are from our school-days; sotto, alcune canzoni degli anni '60]

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Caro ****,

ti scrivo da un piccolo caffè da cui si intravede il Colosseo, tappando sullo smartphone. Qualche goccia d’acqua cade.

Outdoor cafe. Via dei Fori Imperiali. Colosseo

Outdoor cafe. Via dei Fori Imperiali, Colosseo

Pure tu se gajardo a more’ (che poi eri biondo), sennò te cassavo (come il mio povero papà ecc).

Bella scuola di vita, le difficoltà (sono ripetitivo).

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Pensa che Benedetto Croce (Pescasseroli, 1866 – Napoli 1952) ….

[citato sempre da quella vecchia prof di filosofia coi senoni che se glieli fissavamo (specie tu, il più bello della scuola:  quando ti interrogava era turbata, era evidente) lei ti / ci dava un bel voto ... ]

… Croce, dicevo, della haute abruzzese, perse 17enne i genitori e la sorella sola che aveva, morti il 28 luglio 1883 nel terremoto di Casamicciola nell’isola d’Ischia dove i Croce si trovavano in vacanza … la casa, sdraiata dal terremoto, lasciò quest’adolescente con le ossa rotte che lo credevano morto anche lui, e invece era vivo, per miracolo.

Sciroccato, il 17enne fu portato a riprendersi in campagna in una villa vicino a Salerno, di proprietà della facoltosa famiglia ormai sterminata.

Non ricordo bene – quello che dico di Croce è frutto della mente vagante -, ma ho l’immagine di lui che se ne sta forse anni sdraiato su una panchina sotto gli alberi, preso dal dolore e dall’angoscia.

Poi andò a vivere in un bel palazzo forse a Roma, dallo zio Silvio Spaventa (che diffuse Hegel in Italia ecc.)

ψ

Passò il tempo.

Il dolore rimaneva ma la casa di Spaventa a Roma era un via vai di intellettuali. Croce però non stava forse ancora bene. Provò con l’università, giurisprudenza, dove apprese un po’ di marxismo da Labriola, ma credo fallì, non volle laurearsi.

 

Si stabilì pertanto a Napoli, ricco e solo, comprando la casa di G.B. Vico (altro filosofo sempre citato dalla prof mentre, una carezza a noi qua, una là, incedeva per l’aula (1967?) con le mani dietro infilate sotto il cappottone, per cui – le zinne protuberanti e le mani sollevate dietro – sembrava (e forse era, nell’intimo del suo cuore, una gallina, poveretta).

Finalmente Benedetto un bel giorno, toltisi i rospi dal cuore, cominciò a riparlare con la gente, frequentò, uscì, rientrò.

Napoli era vivace, meravigliosa. La casa di Vico si trovava forse nei quartieri spagnoli e mi piace immaginarla con il giardino interno – tipo casa romana che era volta dentro e non fuori perché i tempi antichi erano pericolosi: e forse pure al tempo del giovane i quartieri spagnoli erano tosti, come lo sono oggi, ma lui era un signore intoccabile.

E allora Benedetto si mise a scrivere scrivere pensare inviare ricevere lettere.

Forse i servitori a dì:

“Che cazzo scrive sto tonto”.

Beh, non sapevano che era diventato Benedetto Croce, il più olimpico e armonioso dei filosofi di qui, la cui prosa e pensiero danno pace, incantano (e istruiscono, potentemente).

Pensatore non accademico

Non accademico, con contatti sempre più estesi, il suo pensiero pian piano si irrobustì e per gradi divenne il più grande pensatore italiano della prima metà del 900, filosofo di influenza abbastanza mondiale (scrisse per es la voce ‘Estetica’ della Britannica (poi pubblicata in italiano come Aesthetica in nuce; inglesi, americani francesi lo amavano; gli italiani pure; lui ha sempre però preferito la Kultur tedesca, e quella italiana, alla culture francese: vedi qui). Per Croce vedi anche qui.

[En passant, il suo allievo Antonio Gramsci - sardo, legato anche alla Francia e mentor spirituale di chi scrive - fu la stessa cosa: intellettuale cioè mondiale massimo nostro - più di Croce - nella 2a metà del 900 e ben oltre.

Le sue opere scritte negli anni '30 furono rese note dal finto amico Togliatti nell'immediato dopoguerra e fermentano ancora oggi 2014 e vanno oltre.

Gramsci paradossalmente è esploso dopo la caduta del muro, quando si è detto:

Il comunismo è morto, A. Gramsci sarà pure un comunista ma in realtà è un liberale, come Croce, ed è utilissimo per gli strumenti di antropologia che offre.

Capire la destra e la sinistra anglo-sassoni

Per esempio A.G. è stato utilizzato (per capire)

a. la destra reaganiana, i neocons e i Tea Parties (destra religiosa e protestante - ora cambia: si volge a tutti, è più secolare, meno bianca, sennò scompare).

Come sarà andata? Magari per combattere questo comunista sempre più noto (opere integralmente tradotte in innumerevoli lingue) i repubblicani USA hanno giocato con G come avrebbe potuto fare la Chiesa con Giordano Bruno facendo la machiavellica (invece l'ha fatto fuori).

Cioè la destra USA ha scoperto suo malgrado che l'anti-Cristo Gramsci gli era entrato nel sangue;

b. la destra thatcheriana per capire e combattere l'egemonia culturale della sinistra nei rispettivi paesi

c. USA e UK insieme per - gli USA - leccarsi le ferite del Vietnam, e (both) per imporre la deregulation come pratica e ideologia economica del liberismo anglo-sassone

"Diamo al diavolo quel che è del diavolo: this Gramsci is a genius!"...

... ha forse detto un predicatore del sud USA (area Bible belt). Non mi ricordo chi era (I will check all this article) ma dà un'idea di quello che è successo nelle culture wars.

I digress, my friend.

Apollineo e dionisiaco:
Quale è meglio?

Vediamo meglio come Croce si risollevò, alla luce della sapienza dei millenni.

  1. Croce immagino si sollevò l'anima scegliendo la via apollinea (Orfeo  -->Pitagora---> Platone --->Hegel): liberarsi cioè dai travagli dell'anima attraverso la conoscenza-scienza (sofìa: wisdom: conoscenza sapienziale: intrisa di matematica & e musica: uno sballo mentale senza droga).
  2. L'altra via, quella dionisiaca, decantata da Nietzsche (che ha rovinato i tedeschi e l'Europa con essi) id est purificare i travagli dell'anima attraverso vino e sesso, misticismo privo di ragione, droghe ecc., densa di tragicità (legata probabilmente alla nascita della tragedia greca) ha anche il suo fascino e può avere i suoi vantaggi, non lo nego.

Ma alla lunga ti distrugge: i Romani, popolo saggio (non folle come i Greci) proibirono Bacco Dioniso - Senatus consultum de Bacchanalibus - che dilagò comunque con la vittoria romana su Cartagine: i giovani reclamavano il piacere, il lusso dei greci.

Dioniso-Bacco è il più rappresentato degli dei: mosaici statue dipinti graffiti ecc. Uno sballo mistico non solo col vino e sesso di gruppo ma includente cose che oggi fanno un poco ribrezzo ma soprattutto lasciano stupefatti se consideriamo che si trattava di riti sacri: gli antichi erano veramente diversi da noi: più rigidi - rigidissimi - e più aperti, allo stesso tempo.

E Croce e la Prof?

Tornando a B. Croce, forse anche lui, prima di scegliere la via della Filo-Sofia, si congiunse alla Prof allora giovanissima, che magari (senza magari) era una gran fresca pugliaccona.

A me sembrava brutta, dai.

Una donna veramente bella la vedi anche da anziana, come tua madre, donna sublime e forte. Forse la prof aveva la bellezza del somaro, che è meglio comunque di niente ... ;-)

Autocensura ...

... i vasi raccoglitori delle donne, del resto, essendo 3: numero non per caso importante nella numerologia pitagorico platonica cristiana tomista dantesca hegeliana: il triangolo, la regola aurea ... censura..., le terzine, le tre cantiche, la trinità cristiana pitagorica platonica, il trio Venere Urania - spirituale - Venere carnale o demotica e Amore.

Dunque ... prima di purificarsi con σοφία ... autocensura ... la prof e poi Sofia, la prof e poi Sofia, infine solo Sofia, Venere spirituale di Plato e non più la Venere carnale.

O la Madonna, amore meraviglioso e sognante, solo spirituale: ha addirittura concepito vergine (vedi questa bella canzone dei bei tempi nostri, di Charles Aznavour).

O la donna angelicata del dolce Stil Novo di Dante: Beatrice. Gli occhi di Beatrice descritti centinaia di volte in modo diverso nella Commedia sono la cosa più bella e dolce di questo capolavoro.

Inoltre, molte divinità antiche erano vergini, Diana, Minerva ecc ecc (qui espandi), ma Giunone no, amava molto, pur essendo gelosa di Giove, e aveva tanti amori unendosi a umani non umani.

Dal suo seno superabbondante - bellezza giunonica, si dice ancora - è nata la via Lattea, immagine poeticissima.

Dalla via Lattea noi proveniamo e poi ritorneremo. Vedi il Sogno di Scipione di Cicero.

Poesia amore sesso negli antichi vanno insieme in modo sublime: mi piace da morire il mondo antico.

[se vai qui e qui  esplori la knowledge base che sottende a tutta la e-mail]

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Sto per smettere, ma prima …

Dobbiamo dedicarci all’apollineo (Ἀπόλλων), non al dionisiaco (Διόνυσος), il che implica un’etica, l’amore dedicato, non itinerante, per la nostra donna, l’amore disinteressato per i figli di sangue e non ecc., la conoscenza come gioco e passione visione scienza.

MA, siccome semel in anno licet in-savire [forse, oggi, bis, ter, quater in anno] un pizzico di dionisiaco ci può pure sta’, ma non più di tanto.

Tuo Jonny

Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain

The Roman Jews (1). Are They the Most Ancient Romans Surviving?

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Man of Roma:

No thoughts to add. Only to remind Lichanos that Romans do not surrender (and don’t take prisoners.)

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On a side note, the one-post-a-day discipline has ended so we’ll now post once every three days.

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More time for living? For writing?

Flavia: “Sei un universo introverso”
The Old Man: “Sei un universo estroverso”

Why on earth 2 opposite universes (not to mention one being a matriarch the other a patriarch, one a man one a woman) EVER got together?

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Exeunt … *quarelling*

Exeunt … *smiling*

Mario: “BASTA!”

Originally posted on Man of Roma:

An image of the Roman Ghetto. Giggetto restaurant and Augustus' Porticus Octaviae behind

An image of the Roman Ghetto. The famous Giggetto restaurant on the left with Augustus’ Porticus Octaviae in the background

“Who’s more Roman than the Roman Jews? Some of us date back from the times of Emperor Titus [39-81 AD]” – Davide Limentani told me in the early 80s.

Limentani was (and perhaps still is) at the head of a big wholesale and retail glass and silver company in Rome. I had phoned him three days earlier for an interview that had to be published on the Roman daily La Repubblica.

Ditta LimentaniI remember a lovely spring day in the old alleys of the Roman Ghetto, with swallows crying over a glorious blue sky. He was sitting at his desk in the aisle of an impressively ramified, catacomb-like store in via Portico d’Ottavia 47 (look at its stripped-down sign above,) crammed with an immense variety of crystal, pottery…

View original 881 more words

A Berber from the Monti rione makes (today) jewels. The Berber Augustine (2000 years ago) shook Antiquity & Rome. Both changed (never to change)

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Italian original

[Draft. We'll stop posting for a few days, this blog crying badly for graphical renovation]

A Berber jeweler,
in today’s Subura

Not far from our house and from Rome’s ancient Subura there’s a little shop where a Berber Tuareg – a tall, dark-skinned man of a majestic beauty – makes splendid jewels that perpetuate a multimillenial tradition – married, inter alia, with an equally beautiful woman from Northern Italy.

ψ

The Samnite: “An ‘acquired’ Roman, one might say.”
The Tobacconist *nodding, with a radiant smile*

A Berber metaphysician
2,000 years ago

Saint Augustine and Saint Monica by Ary Scheffer (1846)

Saint Augustine and Saint Monica, his mother. 1846 painting by French Ary Scheffer (Wikipedia, click for credits and larger image)

Another ‘acquired’ Roman – born almost 2000 years earlier (and Berber too from his mother’s side) was Augustine of Hippo.

More precisely, Aurelius Augustinus Hipponensis (354 – 430 CE,) his family having been legally Roman for more than a century.

Augustinus didn’t make jewels but he almost certainly wore some very similar to those made in the small shop of the Monti rione.

The African sage ruminated, instead, his vast soul tormented.

Augustine praying in his study, by Sandro Botticelli, 1480, Chiesa di Ognissanti, Florence, Italy. Credits

Augustine praying in his study, by Sandro Botticelli, 1480 (detail.) Chiesa di Ognissanti, Florence, Italy. Credits and entire painting

From such torment stemmed The Confessions and most of all The City of God – two visionary works that only a Berber-Punic Algerian could conceive.

An explosion of visions, ideas, and mysticism.

ψ

The pagan gods were shaken (but adapted themselves).

The myth of Rome was nearly destroyed – the City of God, metaphysically celestial, going way beyond the Urbs beacon of the Orb (though Rome adapted and survived, licking her wounds.)

Tomba di S. Agostino nella Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro a Pavia

Tomba di S. Agostino nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia, Italia. Source (bigger picture)

 

Governess of a billion souls (of nations no more), with a Pontifex Maximus, Francesco, shepherd at last and close to the poor (like Augustine), Rome the eternal looks today at the greatest intellectual of the first millennium CE (on this side of the planet.)

With deep love and profound respect.

 

ψ

We, in our lowest pochezza, nurture the same feelings.

Without forgetting, allow us, that our roots are, and remain, pagan.

 

Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain

Nota. L’idea mistico terrena di Roma, cemento ideologico dell’Impero Romano, venne indebolita, e l’impero con essa, dall’esplosione creativa di Agostino.

Ma l’idea non morì (e mai morirà).

ψ

Si pensi solo che gli ultimi due imperi del continente europeo dissoltisi con la prima guerra mondiale erano guidati da uno Zar, russo, e da un Kaiser, tedesco. Sia Zar che Kaiser significano Cesare, ovvero:

Gaius Julius Caesar, Pontifex Maximus e iniziatore dell’impero romano.

[Se uno credesse ai segni ... ma non ci crediamo]

 

 

 

Un berbero di Monti (oggi) fabbrica gioielli. Il berbero Agostino (due millenni fa) scuote l’antichità e Roma. Che cambiano (per non cambiare mai)

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English translation

[We'll stop posting for a few days, this blog crying badly for graphical renovation]

Gioiellere berbero,
nella Suburra, oggi

Non lontano da casa nostra e dalla Suburra c’è un negozietto dove un berbero Tuareg – uomo alto, dalla pelle scura e di maestosa bellezza – fa gioielli meravigliosi che continuano una tradizione plurimillenaria (tra l’altro essendosi unito a una donna anch’essa molto bella, del Nord Italia).

ψ

The Samnite: “Un romano ‘acquisito’, si potrebbe dire”.
The Tobacconist *annuendo, un sorriso luminoso*

Pensatore Berbero,
2000 anni fa

Saint Augustine and Saint Monica by Ary Scheffer (1846)

Saint Augustine and Saint Monica, his mother. 1846 painting by French Ary Scheffer (Wikipedia, click for credits and larger image)

‘Acquisito’ lo fu un altro romano di quasi 2000 anni fa, berbero anch’egli da parte di madre, Agostino d’Ippona.  Per la precisione, Aurelius Augustinus Hipponensis (354 – 430 d.C), di famiglia legalmente romana, appunto, da più di un secolo.

Augustinus non faceva gioielli (ne avrà solo indossati di simili a quelli del Tuareg di Monti).

Augustinus in verità pensava. E si travagliava.

Augustine praying in his study, by Sandro Botticelli, 1480, Chiesa di Ognissanti, Florence, Italy. Credits

Augustine praying in his study, by Sandro Botticelli, 1480 (detail.) Chiesa di Ognissanti, Florence, Italy. Credits and entire painting

Da tale travaglio nacquero Le Confessioni e soprattutto La Città di Dio, due libri geniali che solo un punico berbero algerino poteva scrivere.

Un’esplosione di visioni, idee e misticismo.

ψ

Gli dei pagani ne furono scossi (ma si adattarono).

ll mito di Roma ne fu quasi distrutto – la Città di Dio metafisicamente celeste andava oltre l’urbe faro terreno dell’orbe (ma Roma si adattò e sopravvisse, leccandosi le ferite).

Tomba di S. Agostino nella Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro a Pavia

Tomba di S. Agostino nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia, Italia. Source (bigger picture)

 

Governatrice di un miliardo di anime (non più di popoli), con un Pontifex Maximus, Francesco, finalmente pastore e vicino alla povera gente (come Augustinus), Roma l’eterna guarda oggi al più grande intellettuale del primo millennio d.C.

Con amore profondo, e con rispetto.

ψ

Noi, nella nostra infima pochezza, proviamo gli stessi sentimenti.

Pur non dimenticando, ci sia concesso, che le nostre radici sono e restano pagane.

Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain

Nota. L’idea mistico terrena di Roma, cemento ideologico dell’Impero Romano, venne indebolita, e l’impero con essa, dall’esplosione creativa di Agostino.

Ma l’idea non morì (e mai morirà).

ψ

Si pensi solo che gli ultimi due imperi del continente europeo dissoltisi con la prima guerra mondiale erano guidati da uno Zar, russo, e da un Kaiser, tedesco. Sia Zar che Kaiser significano Cesare:

Giulio Cesare, Pontifex Maximus e iniziatore dell’impero.

[Se uno credesse ai segni ... ma non ci crediamo]

 

 

 

Conosci te stesso, Γνῶθι σεαυτόν, Nosce te ipsum. Pitagora, Apollo (e Hegel)

Flavia Diva Sanctissima

Flavia at the House of the Vestal Virgins. Photo by MoR. Given to the people

[hard to understand - also for he who is writing - and a notebook draft in both style and content]

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πρῶτον μὲν εὐχῇ τῇδε πρεσβεύω θεῶν τὴν πρωτόμαντιν Γαῖαν

Flavia è laureata in filosofia della scienza. Visione un po’ matriarcale la sua, un po’ patriarcale la mia, cozziamo spesso ma alla fine ne usciamo diversi.

Dice Flavia ieri:

“Ma tu che dici, ma che dici, ma che diici! Stai sempre a pensare a te stesso!”

Ψ

Dopo aver discusso insieme il post su Radhakrishan ripostato ieri (The most unique is the most universal) ne è venuto fuori questo:

 

“In fondo conoscere noi stessi – nel senso dell’oracolo di Delfi, in senso socratico, nel senso anche di Montaigne: noi stessi, dice il francese, siamo la cavia ‘umana’ che possiamo osservare più da vicino – ci porta ad aprirci anche agli altri”.

“Questo lo vediamo nei grandi classici, come dice Radhakrishan. Kalidasa, Radhakrishan osserva, esattamente come Sofocle, Shakespeare, Platone ecc., è legato alla realtà locale indiana ma più si è profondamente dentro noi stessi (come Montaigne, come Saffo), legati cioè al mondo culturale proprio, sia individuale-locale che collettivo-locale, PIU’ CIOE’ SIAMO NOI COME UNICUM essenzializzato (essenza umana della specie Homo, direbbe Olaf Stapledon; Geist o Mind, direbbe Hegel) E PIU’ SIAMO UNIVERSALI”

“Perché a questo punto il messaggio humanus risuona, son come corde pitagoriche sparse per il mondo che cominciano a vibrare, e vibrano vibrano vibrano vibrano e si crea come una sinfonia, e questo è il superuomo pitagorico collettivo, l’entità collettiva di Olaf Stapledon.

Anche il Leonardo da Vinci di massa di Antonio Gramsci; solo che con Stapledon (Odd John, Star Maker ecc.) e con Pitagora si traversano i cosmi grazie alle reincarnazioni”

Dunque, chiarendo meglio, i vari superuomini si connettono attraversando ere e universi e gli infiniti mondi (di Giordano Bruno anche? Check) … e allora abbiamo, in un caso più ristretto (o forse no?) Pitagora, Orfeo (il grande Musico), Apollo (riprendere quel bel brano di Shakespeare su Orfeo; rileggere Diogene Laerzio – Διογένης Λαέρτιος – dove parla delle reincarnazioni di Pitagora) che a livello di telepatia, di vibrazioni mistiche, si fondono come in un turbine.

Georg Wilhelm Friedrich Hegel

Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Wikipedia. Click for credits and to enlarge

Del resto Hegel lo dice con sinteticità prolissa (Update. Con sinteticità. E’ prolissa la traduzione di William Wallace, Oxford 1894) :

[Philosophie des Geistes (Η φιλοσοφία του πνεύματος) or, Philosophy of Mind (Hegel's introduction, § 377)

 

The knowledge of mind is the highest and hardest,
right for its being the most “concrete” of sciences.

[Die Erkenntnis des Geistes ist die konkreteste, darum höchste und schwerste]

[Ndr. Infatti per i Vorsokratic Eleatici, per Platone, Hegel etc. conta solo l'essenza, l'essere, le idee-mente-Geist, a complex notion and onthology (link1, link2) that goes on and on - getting too wide-ranging, I know - up to Heidegger's Dasein (there-being,) to Quine and to William James]

The significance of that absolute commandment,
Know Thyself,
(whether we look at it in itself, or,
under the historical circumstances of its first utterance)
is not to promote mere self-knowledge in respect of the particular capacities,
character, propensities, and foibles of the single self.

[Erkenne dich selbst, dies absolute Gebot
hat weder an sich noch da, wo es geschichtlich als ausgesprochen vorkommt,
die Bedeutung nur einer Selbsterkenntnis nach den partikulären Fähigkeiten,
Charakter, Neigungen und Schwächen des Individuums
]

The knowledge it commands means that the man’s genuine reality
(of what is essentially and ultimately true and real)
is Mind as the true and essential being.

[from Ancient Roman mens, English Wiki; see wider entry mens in German Wiki; O.Stapledon's novels, incidentally, narrate the bringing into being of the Homo's Mind across the Universe(s): for such splendid narration Darwin is of course there to help him]

[sondern die Bedeutung der Erkenntnis des Wahrhaften des Menschen
wie des Wahrhaften an und für sich, - des Wesens selbst als Geistes
]

Equally little is it the purport of mental philosophy
to teach what is called knowledge of men,
the knowledge whose aim is to detect the peculiarities,
passions, and foibles of other men,
And lay bare what are called the recesses of the human heart.

Information of this kind is, for one thing, meaningless,
Unless on the assumption the we know the universal:
man as man, and, that always must be, as mind.

And for another, being only engaged with casual,
insignificant and untrue aspects of mental life,
It fails to reach the underling essence of them all:
THE MIND ITSELF.

[corsivi e maiuscoli non di Hegel]

 

Video Games for Roman History Buffs. The Young (and the Sun) are a Blessing

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Antonio from Venafrum (Οὐέναφρον) chances upon a friend in a Roman alley.

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“Hi, how’s is it going?”

“We’re all fine, thank you. How about you? Already moved to your new job’s office?”

“I’ve only got the first meeting in half an hour so I’ll run away. I’ve been thinking, why don’t you try one of those luscious video-games about Rome?”

“What??”

“I mean … Hey, listen to me – his voice now firm though gentle – you’re a Rome fiend, there’s a whole variety out there … let me see (*reading quickly from his smartphone*).”

“Here we are. Rome Total War; Glory of the Roman Empire; Caesar; Europa Universalis etc. You search high and low and you’ll surely find what better suits you, ok? I’ll rush now, bye!”

 

An outdoors cafe in Rome

People dining at outdoor tables on Piazza Navona outdoors cafe in Rome. Courtesy of Lonely Planet

 

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A tough and swift young man, no doubt.

Minutes later the old man, tired and perplexed, is sitting at an outdoors cafe in Piazza Navona. Clouds are all over the sky, a strange light looming over the ‘Caffè Dolce Vita’, heavily crowded.

Then, in a flash, the sun floods everywhere by piercing through the clouds. Everybody lights up, Romans and tourists now chatting happily or, in the piazza in front, strolling by cheerfully in the piazza once the Stadium of Domitian.

 

“The sun (and the young) are always a great resource …”

.. he muses, sipping calmly, in satisfaction, his classic cappuccino.

 

Look, it is so clear from this angle: piazza Navona is the  ancient Roman Stadium of Domitianus!  (Courtesy of 'An Aggie's Blog While Abroad'. Click for file source)

Look, so clear from this viewpoint, Piazza Navona was the ancient Roman Stadium of Domitianus (Courtesy of ‘An Aggie’s Blog While Abroad’. Source )

Mother Goose’s “Monday’s child is fair of face” (the Number 7)

The real Mother Goose?

Monday’s child is fair of face,
Tuesday’s child is full of grace;
Wednesday’s child is full of woe,
Thursday’s child has far to go;
Friday’s child is loving and giving,
Saturday’s child works hard for its living;
But the child that is born on the Sabbath day
Is bonny and blithe, and good and gay.

[Mother Goose rhymes]

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Tomorrow Number Seven will not teach us that:

There are 7 colours in the rainbow
7 Kings (or Hills) in Rome,
7 sages of Greece (οἱ ἑπτὰ σοφοί, hoi hepta sophoi)
7 sages in India (Saptarishi)
7 wise Medieval Masters
[see a great list here.]

However it will be so inspiring as to make us understand that we can learn, via 7 steps, Ancient Greek (in 7 days.)

Antonio The Samnite
(from Οὐέναφρον)

Samnite soldiers, from a tomb frieze in Paestum, Lucania, 4th century BCE

Samnite soldiers, from a tomb frieze in Paestum, Lucania, 4th century BCE. Click to enlarge

“You must be kidding”
“I am not”

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Motivated people will acquire decorous-enough wings that will progressively and placidly take them way up high to Greek Old and New Testament, Aesop’s Fables, Strabo and so forth up to many Greek poems and Aristotle (Plato is hard, albeit the apex.)

Stay tuned.

Alla faccia della Grande Bellezza (e in onore der Depardieu de Torpignattara), un pezzo di pianoforte romano-tosto (e per niente decadente)

Via Torpignattara, anni '50. Veduta del mercato e dell'incrocio con Via Casilina

“Via Torpignattara, anni ’50. Veduta del mercato e dell’incrocio con Via Casilina. Sullo sfondo Piazza della Marranella con l’abbeveratoio dei cavalli”. Cliccare per i credits, per altre immagini e accedere a un bel sito sul quartiere

Listen to this:
(by MoR, wait a few seconds)

ψ

Lello, er romanaccio Depardieu (always with us in spirit?) says:

“Un po’ contemporanea, ‘sta litania.”

Mario:

“What is this sh** …”

Experimenting (with
the Romanesco dialect)

[To the English-speaking: This post being partly written in the Romanesco dialect Google translations might be unpredictable]

[Al lettore italiano: parlare il romanesco, ok, ma scriverlo - e studiarlo come lingua - è un'altra cosa. 1° sperimento]

‘Nnamo (let’s start.)

Il Depardieu del Casilino

Gérard Depardieu al Film Festival di Brlino del 2010

Gérard Depardieu au Film Festival de Berlin (2010.)  Click for credits

Incontro Lello a un bar di Torpignattara. Sta ordinando una Ceres.

ψ

Ogni tanto ci capito, a Torpignattara, perché se hai fortuna incontri i romani veri – magari non del tempo di Tito (come gli ebrei del rione S. Angelo) – ma veri in ogni caso, di 7 generazioni.

ψ

Corpulento, sui 40 anni, i braccioni tatuati che se t’agguantano ti stritolano, Lello ha i tratti marcati e sarebbe il perfetto Gérard Depardieu del Casilino se fosse un po’ più gallico e un po’ meno scuro nei capelli e negli occhi.

Saltuariamente – al Pantheon, a piazza Navona, al centro, in definitiva – Lello compare e scompare come un fantasma suonando percussioni esotiche assieme a un contrabbassista emaciato, a un sassofonista colla panza tonda, e a un chitarrista eccezionale – il cappello calato e gli occhi quasi nascosti dalle rughe – che pare sia di Birmingham

[Lello dice che è di Birmingham e io gli credo]

Sorseggia la Ceres, guardandosi lentamente attorno. E’ il suo mondo, il suo ambiente.

Lello è un capo.

A ‘sto punto, dico, la ordino pure io, sta Danese perché è così particolare sto Lello che voglio che mi si sciolga la lingua (che me s’è come ingufita coll’età).

Sorrentino ce sta affa’ neri

La Grande Bellezza

Toni Servillo as Jep Gambardella in ‘La Grande Bellezza’ by Paolo Sorrentino

Dico:

“Lello, a fijo de ‘na mignotta, vviè cqua!”

Si avvicina. Sempre pronto allo scambio umano, in realtà parla pochissimo. Annuisce.

“Ahó, possin’ammazzatte – dico – co’ sta Grande Bellezza Sorrentino ce sta affa’ neri. Tutto il mondo parla di metafora: metafora qua, metafora là… mo’ pure gli Americani sur Nu York Times …”

Lello è impassibile. Un minuto, forse due.

Poi guardandosi le unghie, ‘na finissima ironia nello sguardo, comincia un bofonchio che cresce man mano e si fa cavernoso.

Capisco solo le ultime tre parole:

“[...] [...] [...] M-e-t-a-f-o-r-a de che”.

Una voce dall’antro. A sentirla di notte al buio. Depardieu mi fa impazzì.

Gran bucio de c… profumato

la grande bellezza

Cerco di provocarlo (sono teso, ho bisogno di fa’ casino).

Provo – un’imitazione ok – a crescere piano piano pure io per poi dargli dentro dopo 20 esatte parole:

“Beh, metafora dell’Italia – dico ‘n sordina, preciso -, d’un paese destinato al declino, con Roma – girata bellissima, per carità (sennò perché il titolo), – che poi in verità è ‘na pattumiera, è solo ‘na cloaca pure un po’ fine ma inzomma, lo vogliamo dire CAZZO, è come ‘N GRAN BEL BUCIO DE CULO TUTTO PROFUMATO – so’ cavernosissimo – co’ tanto de mignotte, ruffiani, pretacci (e nani!!) CHE CE CAMMINAMO TUTTI S-O-P-R-A !!!!”

[Ok, non sarò Augusto o Lello ecc, ma il romanesco lo mastico, mia nonna era di via Garibaldi]

The Great Beauty by

Altra pausa. Si beve. Il calore de ste Ceres comincia a impregnacce.

Lello, lo vedo, è un poco ‘allertato’.

Poi, una lievissima sfumatura di complicità (divertita?), Lello dice:

“Tutti sopra ‘sto bucio de culo”

“Tutti sopra ‘sto bucio de culo. Confermo” (mi guardo le unghie pure io)

“Che poi è profumato”
[non capisco se mi piglia per il culo; Lello è tosto, niente da dire]

“Che è profumato, riconfermo”.

C’è  qualcosa che non va. Però, provocato, sbotto come Augosto (quello a piazza de’ Renzi 15, che si incazzava continuamente – un’arrabbiatura bonaria – e Sandro il figlio – l’ho visto piccolo – è spiccicato).

“Ma dimmi un po’, a Lello, a te te piace? Vojo dì, a te te piace che Sorrentinos mostri ste zozzerie al mondo??”

Credo d’averlo beccato ‘n pieno. Errore. Ridiventa una statua.

Che soggetto, minchia, e potrebbe esse mio figlio …  :?

ψ

A ripensarci, ora che scrivo, mi salta in quel boccino (la testa) il solito carme:

[no in buzzurro ora [così tedeschi e anglosassoni erano chiamati a Roma; poi, dopo il 70, è stata la volta dei poveri piemontesi), ma carme nella lingua delle madri che la sera passeggiavano , passegg ... lasciamo perdere]

Gigante immobile e paonazzo
(e sanguigno, diciamolo, come sto pezzo di …. Bacco).

ψ

Lello, dalle infinite risorse, trasfigura, la pelle gli si chiazza, l’occhio sinistro mosso da un lieve tremito.

Allora t’ho colpito, stronzo – penso. Ma … ti sarai ‘ncazzato?

Via di Tor Pignattara anni '40 circa

Via di Tor Pignattara anni ’40 circa. Courtesy di Silvestro Gentile. Cliccare per i credits

Seconda Ceres. Lo seguo a ruota. Comincia, si direbbe, a approfondirsi una certa atmosfera che è solo de ‘ste parti … discorso lungo, da non fare ora.

[Anche perché credo che 'n ce porti a un cazzo]

Mario, homo novus
(e pallonaro)

Mario m’accompagna un bel giorno a Torpignattara.

E’ il classico chiacchierone fanfarone – niente a che vedere con gli Augusti, i Lelli -, al punto che la tragica diffusione a Roma di questo ‘tipo psicologico’ è uno dei motivi per cui molti italiani sparlano della Capitale.

Al bar, Mario mi parla di calcio, della sua vecchia Lancia vintage, delle ultime 10 partite (10!) di 4 squadre diverse. Non ci capisco molto.

Poi arriva Lello, e Mario commenta:

“Ma quello sta sempre zitto. Me sembra n’imbecille”.

[Ok, Lello-Depardieu è tranquillo - Mario non capisce un cavolo - ma già co gli occhi ti dice mille cose. Gli occhi di Mario, invece, esprimono il vuoto. Assoluto).

Dico:

"Imbecille? Errore grave, Mario mio, perché Lello, a te, te   s-e   m-a-g-n-a".

Nonostante calchi la voce Mario se ne fotte e scrolla le spalle (co gli occhi - quasi punizione divina - riflettenti il nulla dell'anima sua).

[Che è l'anima? Non lo so, ma che Mario l'anima non ce l'abbia è l'unica cosa scientifica della storia della teologia]

Lello, antico,
laconico (e non cazzaro)

Lello invece è intelligentissimo, e, a differenza di Mario il cazzaro, ha un retroterra.

Sterminato.

Per darvi un’idea.

ψ

Da 20 anni frequenta il centro storico (“la mia famiglia è de llì: coi genitori, i nonni, i bisnonni e i trisnonni via cantando – arrivi fino a Adamo”).

Detto come una cantilena – difficile da spiegare – che è ritmata dalla ‘o’ di nonni.

ψ

Lo vedo una volta al mese, anche meno, oramai, ma so che c’è (e mi basta).

Lello è un capo, ripeto.

Mi dà la fiducia di pensare che qui in Italia tanta gente nonostante la crisi (qualcuno sta al palo purtroppo) se la cava, ai vari livelli della gradinata sociale.

Nell’arte della sopravvivenza, romani e italiani, sono professionisti, la storia è lì a dirlo.

E Lello, che il frescone Mario non capisce, Lello in realtà fa.

Un piccolo
ma fiorente commercio

Depardieu lavora, s’ingegna.

Buon marito e buon padre di due figli (non so le scappatelle), ha raggiunto la sua modesta prosperità con il commercio a costo bassissimo di cellulari e tablet, che la gente compra perché non gira più una lira.

Da qualche anno s’è fatto 2 o 3 esercizietti (stanzine, in definitiva) che visita più volte al giorno, la faccia del boss autorevole ma pensoso, quasi pensasse ad altro (e però tutto nota, tutto sa).

Esercizietti che gli so’ gestiti da 3 marocchini svegli che gli fanno da bassa manco tanto bassa manovalanza, che lo rispettano  – e che soprattutto gli vogliono bene.

Sidi Bou Said, Tunisia. Gnu Free documentation License

Il Mediterraneo è una casa comune. Al commercio, si sa, non gli n’è mai fregato gnente dee fedi diverse.

Lello dunque incede nel quartiere, coi tatuaggioni il nasone la faccia (e la stazza) del Depardieu zigano.

Una figura caratteristica come non ce ne saranno più in futuro (oppure no?) Ho sentito in giro a Roma giovanissimi di altri paesi che già parlano romanesco meglio di me.

Il tradizionale tuffo di Capodanno nel Tevere dal ponte Cavour di Roma

Il tradizionale tuffo di Capodanno nel Tevere dal ponte Cavour di Roma. Tanti sono stati i personaggi famosi in questo ‘sport’, almeno dal 1870 a oggi. Click for credits

Poi insomma cazzo (la terza Ceres, inesorabile …  :twisted:  ), ma a vedé sti romani che si tuffano ancora dai ponti (no Lello), con mezza falange in meno ar medio (sì Lello cqui: na sforbiciata a 16 anni).

A vedé cioè sti tosti che s’industriano, che non aspettano tutto dallo stato – ognuno col suo stile, qui e in altre regioni del paese, spina dorsale che impedisce al corpaccione italiano d’afflosciarsi.

In altre parole, a vedé una Roma e un’Italia positive nonostante le sofferenze, che non s’avvoltolano nella nevrosi, che non si prostituiscono, che non ballano nelle terrazze chic vista Colosseo con le narici incipriate, che non scopano le minorenni ai Parioli e nemmeno le minorenni slave sulla Salaria … cazzo!

A vedé questi giovani che lottano, che imparano le lingue straniere,  che vanno ‘n culo al mondo dovunque ci sia uno stracciaccio de lavoro, e così facendo – poverini poverini, si dice! – non diventano più deboli ma più forti fanghala, che si aprono la mente e il futuro …  (Mario – che mi sta vicino, compagno di scuola a cui in fondo voglio bene, me dice: eh dai, famo notte).

Sorrentinoooos!

Neapolitan Paolo Sorrentino

Neapolitan Paolo Sorrentino. His success at the Academy Awards granted him a Roman honorary citizenship. Click or credits and to enlarge

Ok, ok, a Mario, ma la domanda, scusate, che spontanea sorge a ‘sto punto fangulo, è la seguente:

A’ Sorrentinoooos! Sarai pure Napoletano talentuoso (lo sei) ma la conosci veramente Roma? O se la conosci – non credo – non te sarai mica  ‘mbo’ incazzato perché l’ambiente del cinema romano – che è poi quello italiano – è ‘na Grande Zozzeria, cogli outsider che so outsider semper, tanto che Villaggio (pure Pupi Avati?) s’è addirittura inbestialiddoooo?

Dice Fantozzi, ineffabile, a Mediaset:

“Sordi è il simbolo della ‘Grande Cattiveria’, la cattiveria dei Romani ‘che sono veramente, e profondamente, cattivi’ “

[detto poi con lo sguardo cattivo ... chi vuole prendere per il culo]

Dice che i Romani sono 'cattivi', e che Albertone è il simbolo della Grande Cattiveria.

Pianoforte romano

Ora, a me il film de Sorrentinos piace, ma me fa pure ‘ncazzare.

Pertanto, in onore dei Lelli semper tosti e viventi (in periferia: l’hanno cacciati cogli sventramenti), residuo piccolo e coriaceo di una forza grande e suprema (la Roma grande, oramai passata).

In loro onore, dicevo, questa musica di pianoforte dedico, da romano – più fortunato e sfortunato insieme – ad altro romano.

[Mario: "Sei un cazzone". Giovanni: "pure tu, stronzo, ma ti voglio bene"]

Pianoforte romano

Riproposta pure qui (Mario: “per puro narcisismo, cojone” “Sei un fregnone – ma ciai ragione?” “Sì” “No” “Sta minchia”) :

Per te, e per tutti voi – (Gino, Sergio, Spartaco, Gianni e Samanta), oltre che pe sti napoletani a cui vojamo bene, no Mario, so nostri cugini (compagno di scuola di origine napoletana, Mario) – butto là sto pezzo de … pianoforte non decadente (me lo si permetta, Sorrentinos).

Lello, romanaccio Depardieu, always with us in his a spirit, exclaims:

“Un po’ contemporanea sta litania.

Certo, stronzo (no, scusa, Lello, scusa) ma nello spirito almeno, e nell’anima (che abbiamo simili), ci metterà in qualche modo d’accordo …

 

Roman Renaissance fountan

 

Ecco un clip de La Grande Bellezza, in tutta la sua struggente, in all its aching … beauty.

Dulcis in fundo, il napoletano Pino Daniele, cantautore e chitarrista di vena raffinata, che canta Anna Magnani e il cinema romano.

[Così ricomponemo er tutto e famo pace :-)

"Stronzi" "Frocioni" "So 'frocio ma me ne vanto" "Hai proprio ragione!"
Ma il partenopeo: "ste nutizie su A Grande Bellezza nu ssierve"
Depaardieu mostra i braccioni "a fijo de ‘na mignotta, vviè cqua" ma viene travolto da 'na stilettata partenopea colta: "ta' soreta è latrina, e m-a-t-r-e, a te, na  pumpinare jamme jamme JAAAMME!"]

Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain

Resources:

Provare tutto, dove si parla della ‘cugina greca’ di Roma, Νέα Πόλις
The Roman Jews (1). Are They the Most Ancient Romans Surviving?
Le coste meridionali del Mediterraneo:
Dove si parla del legame tra sponda nord e sud (araba) del Mediterraneo
e della vocazione, oltre che universale, mediterranea, della Città Eterna.

Web site di dialetto partenopeo
[
Wiki francese: "Dans la mythologie grecque, Parthénope (en grec ancien Παρθενόπης / Parthenópês, « celle qui a un visage de jeune fille », de παρθένος / parthénos, « jeune fille », en particulier « vierge ») est une des sirènes...Strabon mentionne que son temple se situait dans la ville de Néapolis (actuelle Naples), où les habitants célébraient des jeux gymniques en son honneur.]

Poi, in tema di composizioni pianistiche (di resilience e- Mario -de fanfaroni”) :

L’inno all’Euro che non cede
L’hymne à l’Euro qui ne cède pas

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