
Il principe Francesco Boncompagni Ludovisi nel corso delle sue funzioni come governatore di Roma (dal 1928 al 1935). Courtesy of Mediateca Roma. Click for attribution
18° brano delle memorie di Carlo Calcagni, romano autentico nato quasi un secolo e mezzo fa. In esso come nel precedente brano e nei due successivi Carlo narra le sue esperienze come precettore di Francesco, pupillo dei Boncompagni-Ludovisi. Qui la traduzione in inglese del 18° brano.
Tutti i brani di C. Calcagni finora postati possono essere letti nell’originale o in inglese.
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A Roma qualche volta durante l’anno c’era la cerimonia dei saluti o degli auguri alla Principessa Agnese Borghese, madre di Don Ugo e nonna di Francesco. Francesco era veramente terrorizzato della cosa e la prendeva come una cosa inevitabile, un male a cui doveva sottostare.
La prima volta D. Ugo [foto a sinistra, ndr] mi disse che dovevo condurre il figliuolo dalla Principessa Agnese [vedi foto in basso, ndr] e con cura mi preparò alla bisogna dicendomi che cosa dovesse fare Francesco e che cosa dovessi fare io. Io ascoltai apparentemente attento ma assai divertito dentro di me. Fare gli auguri ad una nonna sia pure principessa non mi pareva una grossa questione ma una cosa semplicissima e naturale.
Nell’andare Francesco mi disse che la nonna gli dava tanta soggezione, che non sapeva che dirle, non sapeva che fare.
Io lo rassicurai e gli cominciai a dire che alla nonna si doveva infinito ossequio e riverenza, sia perché nonna sia perché persona in una posizione sociale assai elevata, ma si doveva anche e soprattutto avere per lei un affetto caro e cordiale, si doveva amarla come egli presso a poco amava il padre, le sorelle, gli amici …
“Ma lei l’ha mai vista? E ci ha mai parlato?”
“No!”
“Bene! Allora vedrà se ho ragione io!”
Andiamo a via della Scrofa al suo palazzo e siamo introdotti in un salone molto grande e molto oscuro. In fondo sopra a un divano stava a sedere una vecchina molto piccola, messa con grande semplicità e con un aspetto per nulla imponente. Era la Principessa Agnese Boncompagni Ludovisi nata Borghese.
Io mi accosto insieme con Francesco e con grande semplicità e franchezza mi curvo a baciarle la mano.
Ella mi guarda e mi domanda:
“Lei chi è?”
“Io sono il nuovo precettore di Francesco” e mi presento con nome e cognome.

Il Casino dell’Aurora, a via Veneto, Roma, è ciò che rimane della vasta Villa Ludovisi, forse la più bella Villa della città, ammirata da Stendhal, D’Annunzio, Goethe, Gogol e altri. Click for credits
Francesco vista la mia tranquillità ebbe come una distensione, fu come più calmo e disinvolto, baciò la mano alla nonna e mi parve che si muovesse più a suo agio.
La nonna ci invitò a sedere presso lei sul sofà e cominciò a parlare con noi due e specie con me. Evidentemente voleva vedere che tipo fossi.
Si vede che sostenni l’esame piuttosto bene perché Ella divenne come un’altra persona, parlò del più e del meno, si interessò agli studi del nipote, volle sapere quel che facevamo, come passavamo il tempo e terminò domandando a Francesco se fosse contento del suo nuovo precettore.
Francesco rispose con qualche entusiasmo ma soprattutto con grande sicurezza di sé. Allora la principessa con un fine sorriso riattaccò a parlare col nipote e con me. Insomma, non ci congedava mai e noi stavamo lì tranquilli e sereni a parlare con quella intelligente vecchina che non mi sembrava davvero lo spauracchio che mi avevano descritto. Finalmente uscimmo e fuori Francesco ingenuamente mi disse: “Ma questa volta è andata bene assai e nonna mi ha perfino baciato quando l’ho salutata andandomene”.
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Il giorno dopo mi chiama D. Ugo nel suo studio e si rallegra con me.
“Di che?”
“Ma della visita che avete fatto ieri a mia madre. Che cosa le avete detto? Era tutta soddisfatta della lunga visita ricevuta da voi e mi ha detto un sacco bene di lei”
“Di me?”
“Già, di lei. E mi ha detto che ha trovato Francesco tanto cambiato in meglio, più sciolto, più garbato e più amorevole”.
Con quella visita alla Principessa Piombino, io lo seppi dopo ma lo avevo già un po’ capito prima e direi quasi subito, avevo vinto una grande battaglia e superato una gran prova.
Una parola della Principessa e io sarei stato liquidato senza remissione e rimpianti. Non vi so dire la gratitudine di Francesco che ormai aveva vinta la grande soggezione che aveva per la nonna. Visto che io non ero suo nipote l’avevo trattata con grande rispetto ma con grande semplicità e senza alcuno sforzo.
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Nella villeggiatura alla Consuma c’era una sola cosa che andava proprio male e che era per me assolutamente insopportabile …





You are capturing some time-worn traditions here. Well done!
Grazie Rosaria. I hope you can read these memoirs in the original language, eg the mother tongue of your first youth.
PS
Time-worn is the right word. This whole world is gone and it’s better like that after all.