Politeismo dell’antica Roma e venerazione dei santi (2)

Festa di Sant’Agata a Catania. Sant’Agata è il santo patrono di Catania e la sua festa una della più imponenti feste religiose al mondo. Courtesy of Pietro Nicosia. Click to zoom in

Santi patroni e aree di patronato

Come già scritto nella prima parte il politeismo romano fondato su un’ “idea compartimentale della divinità” (cioè su divinità che aiutano l’uomo in specifici aspetti della vita umana) sembra sopravvivere oggi nel culto dei Santi.

Come osserva Gordon J. Laing, niente dà un’idea più vivida della sopravvivenza del politeismo quanto le liste dei Santi patroni e dei loro rispettivi ambiti di intervento.

I Santi patroni sono Santi speciali che intercedono per noi presso Dio in certe situazioni della vita. Essi raggiungono tale dignità per volontà del Pontefice oppure per tradizione.

[Qui sotto la festa del patrono di Venafro-Isernia, S. Nicandro, festa molto sentita dalla popolazione non solo locale. Notate come il crocefisso sia quasi in secondo piano rispetto alla statua del Santo]

Un paio di queste liste (di quasi un secolo fa e relative al mondo rurale spagnolo e italiano) sono menzionate da G. J. Laing nel pregevole libro Survivals of Roman Religion (1931), che ci sta un po’ guidando in questo viaggio.

Le liste mi sono sembrate così eloquenti che ho cercato in giro nel web per vedere se ne trovavo di più aggiornate.

Grande è stata la sorpresa quando ho visto che le liste dei Santi sono oggi ancora più ricche e dettagliate di quelle del passato!

(Mi chiedo perché)

San Gennaro, santo patrono di Napoli

Santi che proteggono dai serpenti,
dall’AIDS, dalle sbornie ecc.

Molto esauriente il sito web Saints.SQPN.com, con 7.140 Santi e 3.346 aree di intervento. Vale la pena di dare un’occhiata anche all’AmericanCatholic.org e al Catholic Online. In italiano molto ricco è il sito Santi e beati.it.

Ecco una piccolissima parte di ciò che si può trovare nel sito SQPN, cioè alcune aree di intervento e i Santi relativi.

Animali. Oltre ai Santi protettori o patroni di città e paesi [sopra abbiamo visto Agata, patrona di Catania, Nicandro patrono di Venafro, Gennaro di Napoli, vedi sopra, Santa Rosa di Viterbo ecc.] vi sono Santi che proteggono contro i morsi dei cani (Valburga, Uberto di Liegi), i morsi dei serpenti (Paolo Apostolo), le punture delle api (Ambrogio di Milano, Bernardo di Chiaravalle), oppure che proteggono: il bestiame (Brigida d’Irlanda, Nicostrato); i cani (Rocco, Vito); gli allevatori di pollame (Brigida d’Irlanda); i salmoni (Mungo di Glasgow o Kentigern); anche i cigni e le balene (Ugo di Lincoln e Brendano di Clonfert rispettivamente).

Istruzione. Vi sono Santi per gli insegnanti (Cassiano di Imola, Caterina d’Alessandria, Francesco di Sales, Ursula, Gregorio Magno) e Santi per gli studenti (Alberto Magno, Isidoro di Siviglia, Girolamo, Ursula, Tommaso d’Aquino).

C’è persino un santo per chi fa i test d’esame: San Giuseppe da Copertino.

Salute. Qualsiasi problema di salute ha i suoi patroni specifici: angina pectoris (Suitbert, apostolo dei Frisoni), artrite (Alfonso Maria de Liguori, Colman, Giacomo il Maggiore, Killian o Chiliano vescovo, Totnan), autismo (Ubaldo Baldassini da Gubbio), postumi di una sbornia (Bibiana), cefalea (Acacio, Anastasio il persiano, Aurelio di Riditio, Bibiana, Ugo di Grenoble, Teresa d’Avila), cancro al seno (Agata di Catania, Aldegonda di Maubeuge, Egidio), diabete (Paolina del Cuore Agonizzante di Gesù), depressione (Amabile, Berta di Avenay, Bibiana, Dinfna, Moluag, che evangelizzò i Pitti nel 6°sec d.C.), epilessia (Albano da Magonza, Baldassarre, Giovanni Crisostomo, Valentino di Roma), pazzia (Albano da Magonza, Baldassarre, Giovanni Crisostomo, Vito, Villibrordo vescovo) e così di seguito.

Il teschio coronato di fiori di San Valentino esposto nella Basilica di Santa Maria in Cosmedin a Roma. Click for credits and to zoom in

Ci sono Santi per chi cura l’AIDS (Luigi Gonzaga) e per chi è affetto da AIDS (Luigi Gonzaga, Pellegrino Laziosi, Teresa di Lisieux).

Famiglia. Numerosi i patroni dei matrimoni difficili (citiamo solo Caterina da Genova, Dorotea di Montau, Edoardo il Confessore, Philip Howard, Tommaso Moro, Radegonda) così come i Santi patroni dei divorziati (Fabiola, Gontrano, Elena, madre di Costantino). Ci sono Santi per le coppie senza figli (Anne Line, Caterina da Genova, Enrico II del sacro Romano Impero, Giuliano l’Ospitaliere, patrono di Macerata), per i celibi e le nubili, oltre a quelli che proteggono contro la morte dei bambini, la morte dei padri, delle madri, di entrambi i genitori; Santi contro gli abusi coniugali, contro l’incesto, l’aborto e così via.

Se di politeismo si tratta,
perché fu tollerato?

Come ha osservato Ernest Renan (1823 – 1892), scrittore e filosofo francese:

Chiunque “preghi un santo particolare invocando una cura per il cavallo o il bue o mette una moneta nella cassetta di una cappella miracolosa è in quell’atto pagano. Egli agisce obbedendo a un sentimento religioso che è più antico del Cristianesimo …”.

Se questo è anche parzialmente vero, perché i fondatori del cristianesimo, che certo non erano politeisti, tollerarono tali sopravvivenze delle religioni antiche?

Reliquia dell’osso del braccio di un santo, dalla sezione Cloisters (Chiostri) del MET, New York City. Foto del blogger Lichanos

Il politeismo (di qualsiasi tipo, anche non romano) era forse troppo radicato perché il Cristianesimo fosse in grado di sradicarlo. Pertanto alcune dosi di sincretismo furono il prezzo che i fondatori del cristianesimo dovettero verosimilmente pagare per cristianizzare i ‘pagi’ – cioè i distretti rurali dell’ex impero, da cui il termine ‘paganus’ – e le popolazioni degli avamposti più remoti del mondo romano o al di fuori di esso.

“Può darsi che i padri del Cristianesimo – afferma Gordon Laing – trovassero che la credenza del popolo illetterato in questi spiriti specializzati di grado minore fosse un grande problema che si trovavano a dover risolvere. Essi si resero conto che il popolo prediligeva gli spiriti che soccorrevano in situazioni specifiche, e compresero che le masse si sentivano più a loro agio con esseri che, sia pur di natura divina, non erano troppo distanti dalla sfera umana.
Erano vivamente interessati a convertire i pagani alla fede cristiana e ci riuscirono. Ma senza dubbio un fattore del loro successo fu l’inserimento, nel loro sistema, della dottrina della venerazione dei Santi”.

“La sacra destra” di S. Stefano d’Ungheria, portata in processione ogni 20 agosto. Basilica di S. Stefano, Budapest, Ungheria. Click for attribution and to zoom in

Adorazione e venerazione

Va notato che adorazione (latria) e venerazione (dulia) sono due cose diverse sia per la Chiesa Cattolica che per quella Ortodossa. Mentre l’adorazione è dovuta solo a Dio, la venerazione, corrispondente a un livello minore di devozione, è dovuta ai Santi.

[Per la precisione la venerazione dei Santi è accettata oggi non solo dalle chiese cattolica e ortodossa ma anche parzialmente dalla Chiesa Anglicana e dai Luterani, non però dagli altri protestanti]

J. Gordon Laing osserva a tale proposito:

“La Chiesa non ha mai insegnato l’adorazione dei Santi [...] Se poi i contadini del sud d’Italia e di altre parti d’Europa distinguano con una certa precisione tra venerazione e adorazione, si tratta di un’altra questione. Non è probabile che lo facciano, e per coloro che sono alla ricerca di prove della continuazione del potere creativo della religione romana, le credenze degli illetterati sono altrettanto importanti quanto le dottrine formulate dalla Chiesa. Il nostro tema non è la sopravvivenza del paganesimo nella Chiesa moderna, bensì la sua sopravvivenza nei tempi moderni”.

Finiamo l’articolo con un brano affascinante tratto sempre da Survivals of Roman religion.

Pompa romana
e processione di S. Gennaro

Processione di San Gennaro a Napoli. Foto di Antonio Alfano

“La somiglianza dell’atteggiamento mentale tra devoti pagani e cristiani e la sopravvivenza dell’idea politeista nel mondo attuale possono essere osservate confrontando il comportamento delle persone che assistevano alla processione che precedeva i giochi del Circo Massimo nell’antica Roma con quello della folla che riempie oggi le strade di Napoli in occasione della festa che si tiene a maggio in onore di San Gennaro [Januarius], il santo patrono della città”.

[La pompa circensis era la grande processione che si teneva prima dei giochi di un circo: leggere una descrizione in inglese nell'ottimo sito LacusCurtius; delle altre pompae o processioni ricordiamo la pompa triumphalis e quella funebris; ndr]

“Nella processione dell’antica Roma [prima dei ludi circenses, ndr] grande spazio era dato alle immagini degli dei che erano sospinte su carri; e, man mano che sfilavano, i devoti romani gridavano i nomi delle divinità da loro considerate come protettrici speciali.

La stessa cosa ha luogo durante la festa napoletana. Nella processione di S. Gennaro le figure di molti Santi, ognuno dei quali ha un posto speciale nel cuore del proletariato napoletano, vengono trasportate dalla Cattedrale alla Chiesa di Santa Chiara. Vi sono santi di tutti i secoli passati, alcuni dei quali hanno raggiunto la dignità di santo centinaia di anni prima, mentre altri sono creazioni più recenti. Mentre il corteo avanza varie persone tra la folla gridano il nome del loro particolare santo protettore, e quando passa l’immagine di San Biagio, una sorta di Esculapio cristiano con poteri speciali per le malattie della gola, le mamme napoletane sollevano i bambini malati invocando una cura”.

[Descrizioni della pompa circensis ci sono fornite da Dionigi d’Alicarnasso - Ῥωμαική ἀρχαιολογία, Antichità romane -  7.72.1–13; e da Fabio Pittore FRH2 1 frg. 20]

English original

[Nota. I santi patroni ricordano anche il patronato dell'antica Roma, in quanto senza dubbio tra il credente e il santo - esattamente come tra patroni e clienti – avviene come una sorta di scambio: preghiere e offerte in cambio di favori e protezione in alcuni ambiti della vita.]

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One CommentLeave a comment

  1. Traduco gran parte della *discussione* dell’ottobre 2010.

    Cheri
    Questo post è molto interessante, soprattutto il tuo interrogativo sul perché chi è monoteista sia rimasto ancora attaccato ai santi politeisti.
    Questa lista di santi per ogni cosa mi sbalordisce. Se i miei nevrotici studenti di scuola superiore che studiano per il SAT potessero mettere le mani su Giuseppe da Cupertino sarebbero al settimo cielo.

    Se ci pensi, la città di Cupertino ha più accademie per i test preparatori pro capite di qualsiasi altra città della Bay Area.

    MoR
    Ah ah ah, mi hai fatto ridere. Meglio tenere le reliquie di Giuseppe da Copertino (se esistono) lontane da quegli studenti, Cheri. Grazie per aver gradito il post. Spero tu abbia passato un bellissimo compleanno.

    Sledpress
    Nel ‘North End’ di Boston [quartiere prima irlandese poi a maggioranza italiana, ndr], che era quasi tutto italiano durante i miei viaggi giovanili (e probabilmente ancora lo è), la festa di Sant’Antonio è la più imponente e dà luogo a quel tipo di processioni che non si vedono spesso negli Stati Uniti. La statua del santo, come nella foto qui sopra di San Gennaro, percorre strade con nomi bostoniani tediosi e arriva in uno spiazzo aperto dove viene celebrata una breve Messa prima di dare inizio alla festa. Ci sono stata una sola volta. Nel corso del tragitto che porta la portantina del santo a destinazione sant’Antonio veniva ricoperto con offerte d’oro, tra cui numerosissimi orologi. Mi chiedo che diavolo ne farà la Chiesa di tutti quegli orologi.

    Poi un paio di bande suonavano “Maria Immacolata” in due tonalità diverse più o meno nello stesso momento prima che tutti cominciassero a ballare, a bere e a mangiare calamari comprati nelle bancarelle ambulanti. E’ una delle cose più pagane che io abbia mai osservato in questo paese. Ho partecipato a una cerimonia Wicca: terribilmente tiepida al confronto. Sto cercando di immaginare che cosa potrebbe succedere nel paese d’origine della Chiesa romana.

    The Commentator
    Il quartiere North end di Boston è ancora pieno di italiani. Ci sono stato otto anni fa. Mia zia va ogni anno alla festa di Sant’Antonio. Le nostre feste [nel Quebec, Canada, ndr] – se posso chiamarle così – impallidiscono quanto a dimensione e importanza.

    Ciò che è interessante di Boston è che la città tende a conservare i suoi distretti etnici – in particolare, irlandese nella parte sud e italiano a nord. A Montreal, se c’è ancora una presenza italiana, essa è ormai offuscata da molte altre nazionalità. Anche Little Italy è invasa da una zona di Latinos e da negozi arabi. In effetti, l’edificio di mio padre, nel cuore del mercato Jean-Talon che si incunea in Little Italy, ospita ormai un negozio musulmano di alimentari.

    Sembra che la stessa cosa avvenga a New York.

    Solo le mie impressioni. Forse qualcuno può darci qualche lume?

    Paul Costopoulos
    A Little Italy, Montreal, dalla statua di Sant’Antonio che avanza per le strade pendono fili che terminano con un ago. Mentre il baldacchino avanza tra la folla la gente infila dollari negli aghi, biglietti da 5 e anche più, e offre monete da 1 e 2 dollari. Quando il Santo arriva alla chiesa i fili sono zeppi di dollari, parecchie migliaia.
    Poi tutti si precipitano nei bar e nelle trattorie.

    Lichanos
    La festa di San Gennaro è un grande evento nella Little Italy di New York, anche se adesso è diventata molto turistica, assieme a tutto il quartiere in generale.

    MoR

    @Sledpress
    @Paul Costopoulos
    @Lichanos

    Molto interessanti i vostri commenti. Tutti quei soldi ecc. possono apparire blasfemi a qualcuno.

    Mi piacerebbe studiare un poco le usanze religiose degli italiani emigrati in varie parti del mondo. Il motivo – per quanto ne so, emerso anche nelle *discussioni* di questo blog – è che quando la gente emigra alcuni tratti culturali, vivi al momento della loro partenza, possono restare come ibernati, mentre nella madrepatria possono progressivamente scomparire. Gli Amish sono un esempio noto (ed estremo).

    Ho trovato un bellissimo libro sulla Madonna del Carmine a New York City (115th street: Italian Harlem 1880-1950, di Robert A. Orsi) e sulle incredibili feste degli italiani celebrate attorno a questo culto religioso.

    Come nei vostri esempi la processione della Madonna del Monte Carmelo era sì religiosa ma comportava un sacco di baldoria: la gente beveva, mangiava e persino flirtava ecc, il che avveniva anche nelle antiche processioni religiose romane, chiamate pompae.

    “Gli aspetti più caratteristici e sensuali della festa della madonna del Monte Carmelo – scrive Robert A. Orsi – erano l’odore e il gusto del cibo. Nelle case, nelle strade e nei ristoranti la festa di Nostra Signora del Monte Carmelo aveva un suo odore … pranzi abbondanti erano cucinati nelle case [...] ma era per la strada che il cibo veniva maggiormente consumato …. torte invitanti ripiene di pomodoro, peperoncino e aglio, ciotole di pasta, frutta secca, caramelle al torrone, uva, dolci colorati, ciambelle che scintillavano alla luce …. si beveva birra e vino, e le persone provenienti dai quartieri più alti di New York assistevano al divertimento delle classi inferiori e ne restavano inorridite”.

    Lichanos
    Sono uscito oggi a pranzo e ho trovato la parte inferiore di Broadway bloccata da una festa cittadina, e mi sono reso conto che avevamo trascurato il santo italiano più importante di tutti qui in America: Cristoforo Colombo! Oggi è Columbus Day, e i lavoratori del settore pubblico fanno vacanza, non io.

    Ho mangiato sei zeppoli e aspetto di sentimi male a breve.

    *Qui* puoi leggere come tutto questo ambiente italo-americano giochi un ruolo all’interno della baldoria politica di NY.

    MoR
    @Sledpress

    Ho partecipato a una cerimonia Wicca: terribilmente tiepida al confronto.

    Il neo-paganesimo può risultare artificiale a confronto con i residui del vero paganesimo. Aggiungi a ciò l’umore festoso degli italiani.

    Sto cercando di immaginare che cosa potrebbe succedere nel paese di origine della Chiesa romana

    Processioni con santi e madonne (che siano profondamente sentite dal popolo) non sono più frequenti a Roma, per quanto strano possa sembrare. Forse in periferia, ma non sono sicuro. Ho però bellissimi ricordi di processioni nell’immediato dopoguerra, quando ero bambino.

    Ma in piccole città e paesi e in soprattutto nel Sud (sia nelle grandi città che nei paesi) queste tradizioni sono invece ancora vive perché la celebrazione del santo patrono è la celebrazione di tutta la comunità – (Agata ‘rappresenta’ Catania, Gennaro Napoli, Licandro Venafro, Lucia Siracusa, Santa Rosa Viterbo, ecc.)

    Non dimentichiamo che anche nell’antichità classica ogni città-stato o città italiana aveva una divinità patrona (Hera, Minerva, Athena, Giove ecc) che forniva lo stesso tipo di identificazione.

    I credenti stranieri (anche i cattolici non italiani) non trovano in queste celebrazioni italiane alcuna profonda meditazione sui ‘principi’ del cristianesimo. Li percepiscono come dei ‘carnevali’, delle feste (e in realtà sono anche questo), e sono sorpresi che gli italiani preferiscano le devozioni all’aria aperta piuttosto che cerimonie all’interno delle chiese

    La mia teoria – mi ripeto – è che il politeismo greco-romano abbia lasciato tracce profonde negli italiani (e in altri popoli romanizzati) a causa della sua maggiore complessità; lo stesso non si può dire del politeismo germanico o celtico per cui tali popolazioni del centro e del nord Europa si sono trasformate in cristiani più zelanti: infatti il protestantesimo è iniziato nel centro e nel nord Europa come reazione al ‘paganesimo’ del sud.

    Questo rende gli italiani (e non solo gli italiani) un po’ diversi, e, da un punto di vista strettamente cristiano, più superficiali.

    Sledpress
    [...]

    [Le avevo chiesto che non ne sapevo molto delle antiche credenze nordiche e volevo saperne di più.]

    Penso che man mano che le culture si industrializzano e diventano più mobili queste feste locali tendono a sbiadirsi. Ma ho la sensazione che le sopravvivenze del Nord Europa fossero più sovversive, meno ovvie, per lungo tempo fino a deteriorarsi in varie superstizioni senza un sistema evidente. Dal lato materno della mia famiglia – ufficialmente Battisti del Sud – vi erano ogni genere di curiose credenze relative al mondo invisibile – magia popolare, rimedi per guarigioni e così via – che coesistevano con le prediche sui castighi dell’inferno.

    [...]
    Penso in particolare ai Celti. Molte credenze popolari delle isole britanniche trovarono una collocazione rispettabile nel contesto cristiano e furono portate in America. Le mogli degli agricoltori che lasciavano fuori un piattino di latte per il Good Folk (la brava gente, il popolo invisibile), o feste come il May Day [Calendimaggio, festa celtica presente da noi nell’Italia del nord, e Notte di Valpurga, festa germanica: sono feste di primavera all’inizio di maggio, ndr].

    [...]

    Robert Graves nel libro The White Goddess [La Dea Bianca, Adelphi] parla di costumi locali rurali sopravvissuti fino ad oggi che egli connette a credenze matriarcali gallesi e irlandesi. […]

    May Day viene chiaramente identificata come “festa di primavera”, ma direttamente connessa alla vigilia di maggio e a Beltane che i neo-pagani hanno fatto rivivere. E naturalmente c’è il buon vecchio Halloween, commercialmente svilito in tutti gli Stati Uniti, ma nonostante ciò … la chiesa vicino a casa mia ogni anno vende zucche a centinaia e la gente le porta a casa e ne ricava lanterne per la festa di Samhain che è diventata un orgia di consumo di dolci per i più giovani [Samhain si identifica con Halloween: quando i romani vennero a contatto con i celti identificarono Samhain – per i celti la festa dei morti che tornano sulla terra - con la festa dei morti, Lemuria [vedi anche i Lemures], che si teneva la prima metà di maggio; con la cristianizzazione divenne Ognissanti, e il 2 la festa dei morti, ndr].

    Geraldine
    Ciao Man of Roma,
    Mi piace il tuo post.

    Spero di non commentare a sproposito se dico che il clima ha qualcosa a che fare con le differenti modalità di devozione. Alcuni popoli del Nord Europa (mi riferisco al passato) vivevano miserabilmente all’umido, coperti di lana bagnata e maleodorante, con nuvole minacciose sopra la testa. Non c’era cucina italiana che li consolasse o aiutasse ad affrontare la loro condizione. Entrare in chiesa e pregare dava loro conforto.

    Guarda quanta gioia di vivere gli italiani hanno avuto e ancora hanno. Non si sono lasciati sfuggire questa gioia.

    PS. Solo un altro aspetto di tutte le complessità di cui parli.

    MoR
    Le tue parole sono ricche di immaginazione Geraldine. Ci hai fatto ‘vedere’ questa gente del nord oppressa dalle nuvole! Mi chiedo perché non tieni un blog. Dal tuo cognome potresti essere irlandese. Amo l’Irlanda. E’ stato il mio primo contatto con il ‘lontano Nord’ quand’ero adolescente.

    Non sto dicendo che andare in Chiesa sia sbagliato. Come dici tu, era una questione di clima, ma anche di diversità culturale credo.

    I testi che sto leggendo sui cattolici americani parlano di un contrasto iniziale forte – a cavallo tra 800 e 900 – tra polacchi e irlandesi, da un lato, e italiani dall’altro, che erano visti come pagani. La spiritualità popolare italiana e le loro feste a cielo aperto – con le caratteristiche descritte anche da alcuni commentatori qui: i dollari, il mangiare ecc – non venivano comprese ed erano considerate blasfeme.

    La gerarchia cattolica americana era in gran parte irlandese quando gli italiani sbarcarono negli Stati Uniti alla fine dell’800. Questi costumi tradizionali crearono risentimento inizialmente. Nulla di strano. Italia e Irlanda si trovano all’estremità opposte d’Europa.

    Cara Geraldine, essere diversi è una delle attrattive della vita.

    Geraldine
    Ciao Man of Roma,

    Rispondevo solo al tuo commento sui cattolici non italiani che si meravigliavano che gli italiani preferissero le devozioni all’aria aperta all’entrare in chiesa, e, anche, sul denaro e il mangiare che apparivano blasfemi. Per cui ho immaginato la gente del nord all’aperto in cerca di una tazza di tè con il paesaggio tutto intorno spazzato dal mare. Naturalmente, è un’immagine troppo balzana in una discussione così approfondita. Mi scuso con te e Sledpress.

    Non ho la stessa vastità di conoscenze, ma solo intuizioni. Inoltre, non riesco a decostruire, come se il mio cervello preferisse lavorare con il tutto, partendo dalle immagini. Per esempio, vedo queste feste come affermazione di vitalità, come celebrazione di gioia, sia essa secolare o no. Posso solo parlare per me stessa e dire che amo la schiettezza dei dollari infilzati negli aghi e tutto quel buon mangiare. Se solo avessimo una piccola porzione della cappella Sistina avremmo gli stessi sentimenti per tutto ciò ed è così che vedo la venerazione di tutti quei santi, che è come l’adorazione diretta di Dio. Amo la naturalezza e la semplicità di queste usanze, anche se non sono mai stata a feste del genere. Sembra che gli altri commentatori le abbiano apprezzate.

    I Celti non vivono cerimonie del genere, e forse nemmeno i polacchi. Immagino che ciò dipenda da come la religione viene insegnata (tramandata, protetta) nei diversi paesi, e anche dal clima e dalla vicinanza delle persone. O dalla mancanza di rappresentazione. La mia formazione deriva dall’Ordine Domenicano dove ho imparato a contemplare le sofferenze di Cristo. Anche questo è bello. In altri luoghi si possono enfatizzare più gli insegnamenti. Pregare, per me, significava avvolgere bende bianche intorno alle sue ferite. Così è, ed era sempre, qualcosa di doloroso. A mio parere, gli italiani vivono la religione come le nozze di Cana. La pagana in me mi dice di rinascere italiana.

    Il Commentator
    Ma che ci stiamo a prendere in giro? Le feste erano un modo eccezionale per rimorchiare.

    ["Who’s kidding who? Feasts were great ways to pick up chicks."]


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